05.09.2008

venerdì 5 settembre
E così sono arrivata all'ultimo giorno di mostra. Veramente finisce domani e avrei potuto vedere ancora domani mattina un paio di film ma sono pellicole che passeranno presto nelle sale e io non voglio partire trafelata. E poi domani mattina voglio dormire senza dovermi svegliare alle sei e un quarto.
Oggi è stata una giornata rappresentativa di qiello che è stata la Mostra quest'anno..
Un film magnifico, "Hurt locker" della Bigelow, unica donna in concorso e per la quale si è parlato subito, appena visto il film, di Leone d'oro. Meritatissimo, dico io, perchè il film è potentissimo,, pieno di quel ritmo che, ammettiamolo, solo gli americani sanno dare al film.
la vicenda di James e della squadra di artificieri sminatori a Bagdad ruota intorno al concetto che la guerra è una droga come le altre e come le altre finisce per dare dipendenza. niente denuncia dell'intervento in Iraq ma una visione fredda di quello che può accadere nella vita degli uomini.
Mi aspettavo il "solito" film sull'Iraq, considerato che l'anno scorso fra Venezia e Roma ne abbiamo visto quattro. e invece sono rimasta inchiodata alla poltrona (un po' scomoda) del PalaBiennale detto anche "il tendone". Mi verrebbe da dire che stento a credere che Kathrin Bigelow sia una donna ma è una affermazione stupidamente razzista: Bigelow è una bravissima regista. Punto.
Su Yuppi du c'è poco da dire: era una cazzata negli anni '70 e lo è anche adesso. con la differenza che adesso il film è datato e racconta, visivamente parlando, degli anni della sperimentazione psichedelica e forse anticipa certo genere demenziale (ma Celentano sospetto che abbia sempre demenziato di suo). Per carità, diceva e dice anche cose sensate ma all'interno di un Celentano-pensiero che non solo non mi sembra molto cambiato, ma che è sempre una specie di pasticcio confuso.
Vedendo il film (all'epoca stavo già in politica, decisamente a sinistra, figuriamoci) ho capito perchè era piaciuto a gian Luigi Rondi che lo aveva proposto addirittura a Cannes. Peccato che gli abbiano dato la direzione della Festa del Cinema di Roma quando il film se lo era già acchiappato Muller (!!!)
Su "La fabbrica dei tedeschi" voglio dire una cosa che mi è cominciata a girare in testa mentre lo vedevo. Premesso che è un documentario giusto, importante, forte e lodevole e premesso che uno dei momenti più alti di tutta la Mostra è stato il minuto di silenzio in piedi al PalaLido, resta il fatto che è un documentario e in fondo disturbano le brevi parti dei parenti interpretate all'inizio e in bianco e nero da Silvio Orlando, Monica Guerritore e Valeria Golino. Un cappellino iniziale che non ha trasformato l'opera in una docu-fiction e che mi puzza di richiamo per distributori e pubblico. Ma la cosa che ho malinconicamente considerato è che la vicenda della Thyssenkrupp se realizzata in un film, creerebbe molta più consapevolezza, come fa il cinema su moltissime tematiche sociali (mi viene in mente Philadelphia di Demme...). e mi chiedo: che cosa manca al cinema italiano per non essere capace di fare un film su questa dolorosa vicenda? Voglio sperare che non sia la ricostruzione di un incendio che ci spaventa, visto che abbiamo persone come Vittorio Storaro o Carlo Rambaldi. Mah! Mistero. Ma magari ci pensa Spyke Lee a farlo...
Insomma tirando le somme di questa 65a mostra del Cinema, forse sarebbe meglio chiamarla anche "mostra del documentario". In definitiva appare evidente che se non c'è cinema americano, alla fine c'è poco cinema.
Una classifica veloce?
Su circa 50 film visti, solo 12 davvero belli. tutto il resto è stato noia.
Arrivederci all'anno prossimo.
angela :)