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27.08.2008 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Martedì 26 agosto - Partenza

Non mi era mai capitato di non sapere fino all'ultimo momento se riuscivo a partire o no. La Mostra è stata una certezza, sempre, dalla prima volta.

Deve essere l'effetto della generale congiuntura: un po' di bonifici non esattamente puntuali, appuntamenti di lavoro irrinunciabili fino alle 11 di stamattina.. Alle 15 ancora non avevo preso il biglietto. poi la schiarita, tutto è andato a posto e ho potuto fare la "valigia". Le virgolette stanno a significare (avrebbe detto Monica Vitti per Monicelli - la ragazza con la pistola) che più vado avanti più i miei bagagli si ottimizzano e si alleggeriscono; come dire lo sposalizio felice fra l'utile e la leggerezza.

In definitiva quando passi dieci giorni chiusa in sala,cosa serve? un paio di vestiti, un giacchetto per ripararsi dalla confortante aria condizionata, la biancheria che serve, dentifricio, spazzolino, block notes, computer e basta.

Tengo d'occhio l'orologio: le 19,49. Detesto correre, quindi adesso mi faccio un calmo spaghetto, poi staccherò il pc, lo infilerò in borsa e alle 21,30 uscirò per andare alla stazione Tiburtina. arriverò al solito con un largo anticipo e mi annoierò da morire. Ma preferisco.

Il mio treno che contiene il mio posto finestrino parte alle 22,50.

 

Non è neanche la prima volta che parto per Venezia da Tiburtina a quest'ora della sera. Anzi, la "prima volta" fu proprio da Tiburtina.  E la prima volta non si scorda mai. Manlio Roseano, giovane regista di Udine, mi  aveva "rivelato" che la mostra del cinema, che io pensavo irraggiungibile, prevedeva accrediti per chi di cinema si occupa. E così mi ritrovai con Isella a Tiburtina, inglobata in un gruppo formato dagli amici e colleghi universitari della figlia di Isella, trovata cuccetta all'ultimo momento.

Sembrava una gita scolastica o meglio, sembrava il viaggio degli studenti in vacanza, noi "grandi" comprese.

Solito arrivo all'alba, solito incanto. Preso possesso della casa affittata, corri corri a ritirare l'accredito, corri corri a comprare il biglietto per l'apertura (che non è compresa tra gli accrediti), corri corri a noleggiare la bicicletta, corri corri a vestirti per la serata. Ed era Eyes Wide Shut... ma questo l'ho già raccontato.

 

La seconda volta fu due anni fa. Stessa stazione, stesso treno, stesso arrivo ma tutt'altra faccenda. Ero sola e ho visto altre cose. Ho visto il silenzio dell'alba che cresce oltre il ponte degli Scalzi, in attesa che aprisse il bar per fare colazione. Avevo appena preso il cellulare che fa le foto. Anzi quelle dell'alba a Venezia alla stazione furono proprio le prime che feci con quel telefono (che è lo stesso che ancora uso). Fu una mattina di scoperta.

 

Posso immaginare cosa riservi la mattina di domani: arriverò alla stessa ora, andrò a casa a piedi perché è troppo presto per svegliare Stefi, me la prenderò comoda.

Ma tra un po' sentirò nuovamente l'odore di umido della stazione Tiburtina dove, si sappia, cantano sempre le cicale. Almeno spero che sia così perchè nel frattempo vanno avanti i lavori per la nuova stazione e chissà, forse le cicale hanno cambiato casa. Vedremo fra un paio d'ore.

 

Stazione Tiburtina - Le cicale non hanno cambiato casa ma si sentono cantare nelle pause della macchina mangiamuri che demolisce i vecchi fabbricati. E' lo stesso "mostro" che ci è stato presentato nella primavera del 2007, all'avvio dei lavori per la nuova stazione Tiburtina. tutto mi aspettavo tranne che lavorassero anche di notte.

Ciao. A domani

angela :)

 

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