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Museo ebraico: il nuovo allestimento

Spero che non debba passare ancora troppa acqua sotto i ponti dell'Isola Tiberina qui davanti, prima che io riesca a non sentirmi vagamente estranea tutte le volte che entro in contatto con la comunità ebraica di Roma. Mi assumo le responsabilità: per esempio non ero mai entrata nella Sinagoga (che non so neanche se si posa visitare come è per le chiese; che vergogna, quanto sono ignorante)

Strana sensazione: sono qui per la prima volta eppure "conosco" questo posto per averlo visto nei film, uno per tutti L'oro di Roma di Carlo Lizzani. E' del tutto simile alle chiese (che peraltro non frequento se non come turista), mi guardo in giro, sentendo il "sacro" cerco qualcosa: mancano gli angeli. Stupida! L'ebraismo non ritrae il divino. Lo so bene ma una cosa è la conoscenza, altra cosa il comportamento.

Eppure c'è qualcosa di strettamente familiare che riconosco immediatamente: tanta gente per l'apertura del nuovo Museo, noi giornalisti in piedi lateralmente, io con l'eterno problema di dover stare in punta di piedi perchè sono tutti più alti: era stato così anche la prima volta in una chiesa per la messa di Natale. Solo che lì era buio e soffocante qui è luminoso.

Il Museo è nei sotterranei del Tempio. Resto subito senza fiato: la prima sala è il guardaroba dei tessuti, dalle teche si affacciano velluti rinascimentali decorati con fili d'oro, merletti barocchi, tessuti francesi del settecento...

Nella seconda sala ci sono i calchi delle lapidi provenienti dalle catacombe di Roma e dalla sinagoga di Ostia; ma c'è anche la cosa che mi piace più di tutte: un arazzo, mi sembra, che rappresenta il Tempio di Salomone come lo ha immaginato un ebreo romano del medioevo e, dice la nostra guida, sembra in qualche modo l'Isola tiberina, perchè, dice la direttrice del Museo che ci accompagna, forse solo così un ebreo romano dell'epoca poteva immaginarlo, vagamente somigliante al luogo meraviglioso e familiare che aveva sotto gli occhi.

Le altre sale sono una gioia per gli occhi e un viaggio in un paese nuovo e pieno di meraviglie: gli oggetti della tradizione giudico romana usati per le feste dell'anno e le feste della vita, i tesori delle Cinque Scole. E alla fine, nell'ultima sala, ci accoglie, doloroso, l'avvertimento alla cittadinanza di Roma durante l'occupazione nazista. Per non dimenticare, mai.

Un museo importante, questo. Veltroni ha detto, poco fa, di avere ha sempre pensato che Roma debba avere tre Musei a raccontare la storia della nostra città: i Musei Vaticani, i Musei Capitolini e il Museo Ebraico.

Ecco, ci siamo.

angela cannizzaro

 

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