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martedì 16 aprile 2013

           

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L'ansa del T evere

Non che il Tevere faccia solo questa di ansa, anche nel tratto cittadino. Ma questa è "l'ansa" e i motivi ci sono tutti.

 

Roma, lo sappiamo, ai tempi dell'impero, era una metropoli, aveva più di un milione di abitanti, una cosa che si stenta ad immaginare.

Poi, con la caduta dell'impero, Roma si spopola e arriva, nel periodo medievale, ad avere poco più di trentamila abitanti che si sono raggruppati nell'area del Campo Marzio, intorno a Ponte Sant'Angelo che porta al Vaticano, centro della Chiesa e sede del potere che si è sostituito a quello degli imperatori. Insomma, una cosa del tutto simile ai borghi che nascevano intorno alla chiesa del villaggio e al castello del signorotto.

E questa è l'ansa del Tevere che a sua volta era strada di commercio.

Sembra incredibile ma all'epoca di cui parliamo tra la zona abitata e, per esempio, la Basilica di S. Maria Maggiore che è dentro le Mura Aureliane, c'era la campagna  e nella campagna c'erano i briganti.

 

Non stupisce quindi che questa parte della città racchiusa nell'ansa del Tevere ci siano vecchie fontanelle, e sia ricca di relativamente nuovi nasoni; vecchie perché questa è zona abitata da sempre, nuove perchè i nasoni comunali sono andati ad arricchire l'offerta d'acqua di un pezzo di città che è stato residenziale e povero sicuramente fino agli inizi del 900 e in parte anche dopo.

 

I nasoni sono sparsi dappertutto, molto spesso nascosti nei vicoli e andarli a cercare è un modo per trovarsi a volte fuori dai percorsi affollati di cittadini e turisti che qui convergono diretti a ponte S. Angelo e poi al Vaticano.

Non sono certa si possa dire che in questi vicoli si respira ancora l'aria della vecchia Roma. In parte è così ma in altra buona parte i vicoli sono cambiati, in un necessario meglio. I vecchi romani da queste case sono andati via. Si trattava di affittuari che mai avrebbero potuto o voluto sostenere le spese di necessari pesso profondi restauri;  gli altrettanto vecchi proprietari hanno trovato più vantaggioso vendere una volta cessati i vecchi contratti. I vicoli, ormai da trent'anni, piano piano si sono popolati di nuovi romani che spesso, per fortuna, hanno risanato palazzi ai limiti alti del degrado. Si tratta di persone che questa parte di Roma l'hanno sognata e voluta, per motivi vari che vanno dal prestigio dell'abitare in centro, alla comodità, all'amore per il cuore di questa città. I vicoli sono quindi cambiati, le case hanno intonaci nuovi, il numero di abitanti è diminuito perchè spesso si tratta di appartamenti poco adatti alle famiglie con bambini anche se i ragazzi certo non mancano. Diciamo che se ci aspetta quadri da fine 800, ecco, quelli non ci sono.

 

 

Molto interessanti le tre fontanelle di questo pezzo di Roma.

 

A Lungotevere Tor di Nona, addossata al muraglione proprio vicino al ponte di Castello, c'è una classica fontana con sarcofago: si può bere l'Acqua Marcia ed è stata realizzata nel 1925 da Cesare Bazzani. E' la fontana del Teatro di Apollo, è piuttosto recente ma ha una lunga storia.

Nel 1870, Cristina di Svezia, che si era convertita e si era stabilita a Roma, aveva fatto costruire su progetto di Carlo Fontana il "Tor di Nona", un teatro stabile interamente in legno. Ricostruito nel 1795, prese il nome di Teatro Apollo per essere acquistato nel 1820 dai Torlonia e diventare il tempio della lirica romana. Nel 1869 passò al Comune ma, ahimè, si trovava proprio vicinissimo al fiume e quando, nel 1888, furono fatti i lavor per la costruzione dei muraglioni, venne demolito. Per conservarne la memoria, il Comune, nel 1925, realizzò questa fontana nel punto esatto dove si trovava tant'è che una stele ne ricorda la storia.


Nascosta e misteriosa è la fontana del Leone a San Salvatore in Lauro alimentata dall'Acqua Vergine e che risale al 1579. L'autore è anonimo, certo invece il committente: papa Gregorio XIII Boncompagni.

E' un piccolo e semplice grottino a scogliera con due pilastrini; al centro sporge una testa di leone in marmo bianco, assai deteriorata, dalla cui bocca esce un filo d'acqua che si versa nella sottostante vaschetta incassata con il bordo a livello stradale. Sopra l'architrave una targa in marmo con un'iscrizione in eleganti distici latini che tradotta recita così:  "Come in Campo Marzio un lupo più mite dell'agnello versa dalle fauci le Vergini Acque per il popolo, così anche qui un mite leone più mite di un capretto versa
dalla sua bocca la limpida acqua cui presiede la Vergine. Nessuna meraviglia: il pio drago che impera sul mondo intero ha reso col suo esempio ambedue mansueti".
"L'acqua cui presiede la Vergine" è semplicemente l'Acqua Vergine, mentre il "pio drago" è l'arma araldica dello stemma di papa Gregorio XIII Boncompagni che commissionò l'opera. Per quanto riguarda il riferimento al lupo in Campo Marzio, simbolo delle famiglie Caccialupi e Capilupisi, fa riferimento ad una fontanina, allora esistente, che si trovava in via della Lupa  di cui oggi, in via dei Prefetti, rimane soltanto la lapide che sovrastava la fontana.
Anche questa fontana del Leone, in S. Salvatore in Lauro, è stata rimossa dal sito originario: si trovava poco distante, in via di Panico ed è stata spostata qui quando nella zona furono eseguiti i lavori di risanamento urbano.

 

E infine la terrina di piazza della Chiesa Nuova che è uno dei monumenti cosiddetti peripatetici perchè si sono spostati prima di arrivare alla attuale definitiva collocazione. Questa poi, oltre a gironzolare si è anche trasformata.

La fontana risale al restauro dell'acquedotto Vergine voluto da papa Gregorio XIII, quando furono fatti i lavori per una ramificazione secondaria che raggiungesse il popoloso quartiere di Campo Marzio, lavori a cui seguì la realizzazione di alcune importanti fontane. Questa di cui parliamo fu fatta per ultima, nel 1590 da Giacomo della Porta e fu collocata al centro di Campo de' Fiori.

C'è da dire che al centro del mercato (che c'era già allepoca) la fontana non è che avesse avuto molta fortuna; intanto a causa della bassa pressione dell'acqua, era  sotto il livello stradale ma, soprattutto, nonostante i divieti e le sanzioni, si buttavano nella fontana, che era solo una vasca ovale, ogni genere di rifiuti e avanzi del mercato. Insomma era diventata una pattumiera. Finchè nel 1622 sulla vasca venne posto un coperchio a cupola con un grosso pomello centrale e da quel momento i romani la chiamarono la "terrina", la zuppiera.

Restò a Campo de' Fiori fino al 1899, quando venne rimossa per far posto al monumento a Giordano Bruno e rimase, poverina, per 25 anni nei magazzini del Comune. Poi, nel 1924, venne recuperata dai magazzini e collocata a Piazza della Chiesa Nuova, sempre sotto il livello stradale e in una piscina quadrata; e una copia, liberata dal coperchio, fu sistemata dove si trova adesso, sempre a Campo de' Fiori poco dietro l'edicola dei giornali.

 

Buona passeggiata

 

angela :)

 

 

la mappa dei nasoni

   


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