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24.12.2008 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                          soggettive

Il “Natale” dell'Astrofisico

Ormai lo sapete, il vostro Astrofisico-cronista-ciclista non è una persona comune, né normale (in tanti sensi...) per cui, per lui, il Natale ha tutt'altro sapore. Tra le sue infinite stranezze e peculiarità (avrebbe dovuto chiamarsi Sebastiano Contrario, per quanto si muove in direzione opposta alla media) c'è anche una radicata e ragionata avversione alla religione in auge nel nostro Paese. Non per partito preso, ma per cognizioni di causa. Non mette in dubbio i validi consigli morali che quella, come tutte (o quasi) le religioni e le filosofie di vita portano con sé al fine di migliorare le società umane, ma le “storielle” su cui si basa con un fondamento “di fede” per lui inaccettabile. Soprattutto alla luce dei suoi studi e della sua “deleteria” passione per la storia.
Ed il Natale non poteva non cadere sotto la sua terribile lente d'ingrandimento ed analisi. Ora, dovete sapere che la sua prima analisi è stata legata alla data: 25 dicembre. Da cosa deriva quel giorno? La data della nascita del Salvatore dei Cristiani, in realtà, ha una storia molto antica. Intorno al 25 dicembre (esattamente il 21 alle 13:04 in Italia, quest'anno) cade il solstizio d'inverno, ovvero il passaggio al perielio del nostro pianeta, e l'occasione, nei millenni, ha portato numerose implicazioni religiose. L'uomo antico (quello moderno ci bada sempre meno) vedeva che il sole, in quel giorno, culminava il decremento del suo arco apparente in cielo e, da un paio di giorni dopo, cominciava a rialzare la sua parabola verso lo zenit; una specie di rinascita... Il tutto, ovviamente, perché, al perielio, alle nostre latitudini, l'inclinazione dell'asse rispetto al Sole è massima e, pertanto, nonostante la raggiunta minima lontananza dalla nostra stella, la sua presenza in cielo raggiunge il minimo assoluto (poco più di 9 ore di luce e quasi 15 di buio). Dal giorno successivo, quasi impercettibilmente, la traiettoria apparente in cielo si allunga ed il tempo totale di illuminazione cresce. Pertanto, nei secoli, a quell'evento l'uomo ha associato la nascita di varie divinità, quali Osiride per gli egizi, Tammuz per i babilonesi, Mithra per per i persiani e Gesù per i cristiani, tanto per citarne alcuni. Molto interessante la presenza di Mithra: anche lui nato, ufficialmente, il 25 dicembre, moriva e rinasceva... vi ricorda forse qualcuno? I cristiani, lo si può dire senza tema di smentita, non hanno inventato proprio nulla... Tra l'altro, l'imperatore Aureliano nel 274 d.C. aveva istituito la festa del Sol Invictus (ovvero della rinascita del sole) il giorno... indovinate un po'? 25 dicembre, ovviamente. Ed a quell'epoca la “storia” cristiana come la conosciamo oggi era ancora in là da venire (è stato il Concilio di Nicea, nel 325 d.C. a stabilire quella che oggi consideriamo l'ortodossia cristiana)... Insomma, la supposta nascita di Gesù Cristo poteva essere avvenuta, storicamente parlando, in qualunque momento dell'anno, e la scelta dei giorni successivi al solstizio d'inverno ha avuto solo ragione di comodità vista la presenza di altre feste popolari...
Questa la premessa del nostro soggetto che, pertanto, ha deciso di non festeggiare il Natale come tutti. Eppure, però, ha dovuto ammettere che il clima di festa, doni ed alberi addobbati lo attirava, e non solo per questione di tradizione. Ebbene, il nostro, pertanto, quest'anno ha deciso di modificare a suo modo le festività.
La ricorrenza da festeggiare, prima di tutto, doveva essere spostata a quella principale: il solstizio. Pertanto, dal 25 l'ha spostata al 21 (o 22, secondo gli anni). E quella data, per lui, coincide con il vero Capodanno, il nuovo anno solare, nel vero senso del termine. Quindi, vista la sua passione, si è informato ed ha scoperto che esiste una bellissima leggenda norvegese sull'albero di Natale, sua altra vera ed autentica passione.
La leggenda parla di un albero addobbato da un padre per la sua bambina malata e che, grazie alla gioia delle luci e dei festoni, riesce a guarire e rialzarsi dal suo letto di dolore. In pratica, un'altra allegoria della rinascita insita nel solstizio. L'albero, poi, nelle culture antiche germaniche è il simbolo stesso della vita (avete presente l'Yggdrasil, l'Albero della Vita delle antiche leggende teutoniche da cui tutto sarebbe scaturito?).
E, quindi, ha placato la sua coscienza riguardo all'abete. Alla fine, ha festeggiato in pace e felicità la “sua” festa natalizia e di capodanno. Un po' particolare, è vero, ma sicuramente coerente col suo modo di pensare.
Buone feste a tutti!

Flavio

 


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