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Piazza Navona
E’ cronaca di oggi, la Giunta del Comune di Roma ha deciso: liberiamola. I miei ricordi della piazza, come quelli di tutti che, allora bambini nati o vissuti a Roma hanno la mia età, sono legati alla festa della Befana che qui veniva ( e viene ancora ) organizzata. La piazza diventava un’allegoria di sacro e profano, baracche allestite per la vendita di tutto quello che serviva per fare i presepi, vecchine a cavallo della scopa, babbi natale con enormi barbe bianche, zucchero filato,giostre e tutto concorreva ad esaltare la fantasia dei piccoli. L’infanzia di chi ha la mia età era segnata da eventi come quello della Befana perché per il resto vi era poca cosa..
La magia della rappresentazione della vecchina con la scopa ricorreva nella fantasia lungo tutto l’anno. I genitori dicevano “ guarda che la befana ti vede dall’alto perché vola con la scopa e, se fai il cattivo, niente regali”. E poi volare con la scopa, all’epoca ancora non si parlava di Harry Potter, era sicuramente segno di magia , qualcosa di irraggiungibile e misterioso. Dopo la festa della Befana la piazza tornava ad essere a disposizione della città, le macchine la facevano da padrone fino agli anni settanta, quando vi circolavano e posteggiavano liberamente.
Quello che vi si faceva e vi si fa ancora, magari con un risvolto più commerciale che artistico,era una cosa magica, in una piazza magica ove le bellezze architettoniche del Bernini e del Borromini stordiscono per la grandezza ed il tutto sopra a quello che fu lo stadio di Domiziano.
Entrare in Piazza Navona da una scossa ed è la rappresentazione fisica della gioia di essere a Roma. E’ difficile trovare un altro ambiente cittadino che dia testimonianza di quello che è Roma, ed è tale da poterlo qualificare come un elemento specifico di identificazione nei confronti di altre città. Esiste qui’ una tangibile continuità storica con testimonianze architettoniche che vanno lungo un arco di diciannove secoli. Dalle tracce visibili ancora dello stadio di Domiziano fino alle bellezze barocche del seicento al neoclassico palazzo Braschi.
Roma ha sicuramente tante altre belle piazze che però hanno una univoca caratterizzazione, o sacra o profana, nella loro dimensione costruttiva. Piazza Farnese, la Cancelleria, il Pantheon, la Chiesa Nuova, piazza del Popolo, o la moderna piazza della Repubblica, San Pietro o la piazza del Campidoglio ( classici esempi di sacro e profano), o la scenografica piazza di Spagna e tante altre piazze. Per piazza Navona invece è tutto diverso. La dimensione è armoniosamente umana con la cupola della chiesa di S.Agnese che sovrasta trionfalmente lo spazio ed i bacini delle tre fontane che danno dinamicità all’architettura borrominiana, il fluire continuo dell’acqua dagli zampilli delle due fontane minori alla cascata di quella maggiore al centro , sicuramente la più bella, con la guglia egiziana e la rappresentazione dei quattro maggiori fiumi del mondo. L’equilibrio creato dalla monumentalità si esalta nella individuazione di una tipicità i cui elementi sono l’impronta di Roma.
E’ la piazza per eccellenza, quella che sta al vertice della gerarchia urbanistica ove tutte le strade convergono, un luogo nobile di incontro cittadino per scambiarsi idee sugli interessi della comunità. Al centro quindi l’elemento “uomo”,una piazza sempre diversa , ma molto umana da secoli.Questo è quello che da sempre è questa piazza. Ha conosciuto sempre il quotidiano spettacolo della folla, con manifestazioni religiose oppure carnevalesche, o addirittura , con un gusto assai romano, per prendervi il sole nelle giornate invernali per il gusto sfaccendato ( e non “sbracato”) di “darsi spettacolo” l’un l’altro. E con la Befana e le feste di carnevale non è mai mancata in questa piazza la frequentazione popolare.
L’avvento della motorizzazione è stato un evento negativo, cosi’ come in tante altre parti della città. La piazza è diventata un enorme parcheggio, attraverso cui sfilavano carovane di pulmann turistici, che scaricavano zaffate di gas, portando in giro comitive di turisti convinti di aver visto piazza Navona ed averne compreso l’essenza. Negli anni settanta, allontanate le auto, si è tentata l’operazione di restituirla alla sua funzione umana. Questa è una piazza che deve essere vissuta spontaneamente dai cittadini attraverso la riscoperta dei suoi valori architettonici, del valore umano con richiami alle “ antiche pietre”, al miracolo dell’arte che la circonda, allo scrosciar dell’acqua delle fontane, alla voglia di passeggiare sereni magari a prendere il sole nelle giornate invernali in uno spazio che non può essere fagocitato dal lato commerciale, di commercianti improvvisati che ultimamente hanno occupato la piazza. Per il commercio vi sono altri luoghi. La piazza doveva essere restituita all’uomo, ai cittadini che hanno voglia di godere dell’arte , di prendere il sole ed essere orgogliosi di avere un patrimonio artistico inimmaginabile per altre città che non va sminuito ma esaltato.
Ben ha fatto il Comune di Roma a comprendere le esigenze dell’uomo ed a restituirgli la piazza.

Massimo
 

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