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lunedì 05 agosto 2013

           

                                                                                             la città del cinema

Nestore -  L'ultima corsa

Nella vita "periferica" di Gaetano, con una figlia spogliarellista al Volturno che lui ha fatto studiare danza classica, Nestore più che il suo cavallo è il suo amico e compagno.

Non si sa chi viva con chi: Gaetano abita in una rimessa per carrozze e cavalli a Testaccio e Nestore "abita" fuori dalla porta e i due si parlano dalla finestrella.

La mattina che deve portarlo al mattatoio, la mattina dopo, Gaetano attraversa una Roma che dalla notte appena passata, con i lampioni che si spendono, si colora di giorno.

Bella fotografia e location quasi giuste nel percorso che, per motivi evidentemente iconografici, saltella tutto intorno alla stessa zona: Testaccio, Piramide, Circo Massimo per arrivare a Cinecittà.

Qui Gaetano-Sordi non manca di fare un omaggio al cinema e porta Nestore attraverso meravigliose scenografie a cielo aperto; e da li, al nuovo mattatoio sulla Palmiro Togliatti dove lo scenografo ha voluto aggiungere il fregio ricostruito del vecchio mattatoio di Testaccio.

Qui Nestore capisce e scappa; e comincia la giornata dei due fra il rapimento di Nestore da parte di un gruppo di zingari, il ritrovamento, la visita ad una vecchia fiamma con la trattoria a Tor di Quinto (e un pezzo di terra sulla Flaminia dove Gaetano spera di sistemare Nestore), l'arrivo infine al Pigneto a casa della figlia dove il nipotino scopre felice che Nestore è salvo.

La mattina dopo Gaetano scoprirà che Nestore non può stare nel garage e lui in casa con la figlia; l'ultima chance è la casa di riposo ma la direttrice, a cui proprio il marchigiano fornisce la carne (!!!) chiama il mattatoio.

Gaetano corre, corre ma non c'è più niente da fare.

Apocalittica, ai limiti estremi dello stare male, la sequenza fra gli animali macellati, scuoiati, sventrati, decapitati, tagliati in parti.

Quando Gaetano e il nipotino torneranno tristemente indietro, sentiranno l'allegro galoppo di Nestore che fa "l'ultima corsa".

 

Sordi firma il film molto molto malinconico, con un impianto narrativo coerente intorno agli aspetti della marginalità sociale, delle implicazioni generazionali, della vecchiaia.

Pieno di omaggi al grande cinema italiano, da Cinecittà alla giornata col bambino di Ladri di biciclette.

Malinconico e forse "vecchio" ma Sordi, quell'anno, aveva 74 anni ed ed comprensibile, forse inevitabile che le persone ad un certo punto della vita si fermino e non vogliano più rinnovare visione del mondo e linguaggio. Dei grandi vecchi c'è stato solo Monicelli che è andato avanti fino all'ultimo della sua lunghissima vita.

 

 


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