domenica 17 gennaio 2010
soggettive
Nuova Ostia
Eccomi qui: mi chiamo Mario e vivo ad Ostia. A mia moglie Simonetta che
afferma che
io, dall'alto dei miei 52 anni e quasi ottantacinque chili di peso,
comincio a
somigliare sempre di più al fratello gemello di Oliver Hardy, sono
solito rispondere
che anche Einstein non era bello, però che fisico!... Ma bando alle
distrazioni.
Dicevo che abito ad Ostia. Esattamente a Corso Duca di Genova,
all'altezza di Piazza
delle Repubbliche Marinare. Da casa mia, per andare al Porto di Ostia,
si deve
purtroppo percorrere la zona di Nuova Ostia, da alcuni definita il
ghetto di Ostia.
Oltretutto è a Nuova Ostia, in via dell'Idroscalo, che è stato ucciso
Pier Paolo
Pasolini in un luogo desolato, polveroso e abbandonato, come il
monumento a lui
dedicato, scrostato e in rovina. La cronaca ci racconta che la mattina
del 2
novembre 1975 in un campo in via dell'Idroscalo fu scoperto il cadavere
di un uomo.
Sarà Ninetto Davoli a riconoscere il corpo di Pier Paolo Pasolini. Nella
notte i
carabinieri fermarono Giuseppe Pelosi, detto "Pino la rana", alla guida
di una
Giulietta 2000 che risulterà di proprietà proprio di Pasolini. Pelosi,
interrogato
dai carabinieri, confessò l'omicidio. Raccontò di aver incontrato
Pasolini presso la
Stazione Termini, e dopo una cena in un ristorante, di aver raggiunto il
luogo del
ritrovamento del cadavere; lì, secondo la versione di Pelosi, Pasolini
avrebbe
tentato un approccio sessuale, e vistosi respinto, avrebbe reagito
violentemente: da
qui, la reazione di Pelosi che culminò nell'omicidio del grande
poeta-regista.
Ma questa è un'altra storia.
Ora vorrei parlarvi di quello che accade per
arrivare al
Porto di Ostia. Niente di male se si ha l'accortezza di percorrere il
Lungo Mare. I
problemi sorgono, invece, se si ha l'incauta idea di addentrarsi per le
zone interne
di Nuova Ostia
Qui, tra strani individui che scorazzano per vie ad
angolo retto,
circoli culturali e sezioni politiche coesistono fianco a fianco con i
negozietti a
gestione familiare in cui si possono cambiare assegni, pagare bollette e
comprare
parrucche, artigianato africano, liquori e mobilio vario.
Molti degli
edifici più
vecchi sono deserti e parecchi sono recintati o sigillati da porte
metalliche
coperte di graffiti. Dietro le strade più affollate, elettrodomestici a
pezzi
aspettano che qualcuno venga a razziarli e la spazzatura si ammonticchia
agli angoli
delle case e davanti ai marciapiedi. Erbacce e giardini di fortuna
invadono i lotti
abbandonati. Le affissioni reclamizzano gli spettacoli dei teatri di
Ostia, il
Pegaso, il Fara Nume, ma anche il più importante Teatro Nino Manfredi,
mentre
centinaia di manifestini coprono pareti e staccionate, annunciando
spettacoli e show
di qualche compagnia locale di attori semisconosciuti. I ragazzi si
raccolgono a
gruppetti.
Passando con la mia macchina a via Forni, vicino a Piazza Gasparri, nel
cuore di Nuova Ostia, ho notato alcuni di loro che seguivano la mia
macchina - non
riconoscendola come una della zona - con cautela, diffidenza e, in
qualche caso, con
aperto disprezzo. Non mi è, comunque, venuto in mente di parcheggiare.
Infatti in
queste vie, nell'inferno di sporcizia e di violenza con bestemmie che
piovono da
tutte le parti, è pericoloso parcheggiare. O, meglio, ritrovare la
macchina dopo il
parcheggio. O comunque, l'autoradio, la ruota di scorta, gli specchietti
laterali,
le targhe, le tendine di Topolino, i seggiolini, i cerchioni delle
ruote, il
volante, i fari, i tergicristalli. La gente è pronta a tutto per mettere
insieme
venti euro. Ma pure dieci.
Il giorno dopo, in un attimo di follia, ho ripercorso, e questa volta a piedi, lo stesso tragitto. Camminavo, quindi, sotto i pilastri di cemento di Nuova Ostia toccandomi continuamente la tasca di dietro per tastare il portafogli. In questi posti non sai mai chi puoi incontrare. Un secondo ci vuole che ti hanno rubato anche i trigliceridi che hai nelle arterie.
Una volta
proprio sotto
i pilastri di Piazza Gasparri ci stavano accampati due barboni. Uno di
questi è il
famoso clochard Elia. Poi tutti i giorni gli rubavano i cartoni e i
panni che
raccoglievano dall'immondizia e alla fine se ne sono andati via. Troppo
degradante
anche per loro. E, per Elia, destinazione Chiesa di Nostra Signora di
Bonaria, dove,
per tantissimo tempo è stato accampato di fronte alla parrocchia, in un
modo non
proprio conforme alle regole dell'igiene, tenuto conto che non è
possibile definire
salubre, pulito e sterilizzato l'ambientino che si era costruito. Ed ora
l'alloggiamento-bivacco di Elia si può notare davanti al centro
commerciale
"l'Aquilone". Questo mi ha fatto riflettere. L'aumento della povertà e
delle
disuguaglianze sociali, con il relativo insorgere di nuovi modelli di
marginalità
sociale ed economica, è un fenomeno comune a tutti i paesi occidentali.
Per quanto
riguarda le povertà estreme come quella di Elia, la presenza di un
consistente
numero di persone senza casa costituisce un elemento ricorrente di
marginalità
sociale nei paesi economicamente avanzati, come l'Italia. Io ritengo che
per
fronteggiare soddisfacentemente il problema le amministrazioni locali
dovrebbero
poter mobilitare una persona ogni mille abitanti, come affiancatore di
un emarginato
grave (sia un suo familiare o un volontario o un operatore stipendiato)
per far
avanzare gradatamente la persona che esce dall'emarginazione. Difatti,
riassumere in
carica questi cittadini espulsi dalla piena cittadinanza comporta
certamente il
costo di un coinvolgimento tanto dell'amministrazione pubblica, quanto
delle reti di
solidarietà. A mio parere questa è la sola strada da seguire per aiutare
persone
come Elia, permettendo loro di poter tornare a vivere come persone
normali ed
evitando, tra l'altro, che loro stessi possano diventare veicolo di
gravi infezioni
sia verso loro stessi che verso gli altri.
Ma torniamo alla mia passeggiata dell'altro giorno a Nuova Ostia.
Non è facile comprendere le dinamiche
di questa
zona, né cercare di capire quali sono i motivi profondi del disagio e
della poverta'
che si respirano camminando lungo le sue vie oscure e tristi. Non è
facile superare
le barricate che separano la cosiddetta Ostia da Nuova Ostia che è,
senza dubbio, la
zona più desolata del Lido. E' certo che sono pochi coloro che,
consapevoli di un
contesto sociale tanto pericoloso e di un clima particolarmente
turbolento,
intendano trasferirvisi neanche per trascorrere un breve soggiorno. E
non vorrei
esagerare dicendo che mi sembra un ambiente abbandonato a se stesso
intriso di
sofferenza e delusione, dove vigono regole dure e brutali. Ma è
purtroppo quello che
penso.
Ritornando indietro, però, verso Piazzale della Posta, lo
scenario cambia:
gli edifici deserti sono stati abbattuti o ristrutturati, i cartelloni
fuori dai
cantieri mostrano quali residenze idilliache presto rimpiazzeranno le
costruzioni
preesistenti. Difatti la zona appena limitrofa a Corso Duca di Genova,
infine, è
bella e alberata, con marciapiedi puliti. Le file di vecchi edifici sono
in buone
condizioni. Ci sono i bloccasterzo ai volanti delle auto, anche se il
parco macchine
include anche vecchie Fiat od improbabili Skoda.
Andando avanti si esce
finalmente
da Nuova Ostia. Prima di arrivare sotto il mio portone c'è un palazzo di
arenaria,
con la facciata ricca di decorazioni scolpite nella pietra ed il ferro
battuto di un
nero lucente sotto il sole della tarda mattinata. E più avanti due
splendide
palazzine risalenti agli anni sessanta. Parcheggio vicino a quella di
destra,
davanti alla fermata dello 01. "Ecco, questa è casa mia".