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21.09.2006 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                         soggettive

Officina Emiliana - La mostra d'inverno ai Musei Capitolini

 

Nel panorama delle mostre romane devo dire che queste organizzate da Zetema sono mostre "intelligenti". Voglio dire ...

No. Qui ci vuole una premessa di carattere generale, come fece dire Gigi Magni al Cardinale Colombo da Priverno ne "Il nome del Papa Re".

Premessa. Ad un certo punto in Italia si scopre che per incrementare il turismo e dare vita ai poli museali occorre inventare gli eventi. Non vorrei sbagliarmi, ma tra i primi ci sono stati i veneziani di Palazzo Grassi. Chi non se le ricorda le mostre sui Celti, sui Fenici, sui Traci...

File lunghissime, allestimenti belli, la sensazione che rispetto al "museo" si trattasse di un evento irripetibile, tutte le opere su quell'argomento insieme, ora e mai più.

Roma a tutto questo forse è giunta con un filo di ritardo ma negli ultimi 5-6 anni ha messo in campo energie tali da compensare e superare di più di una distanza le più esperte Firenze e Venezia (per restare in ambito nazionale). D'altra parte basta guardare le strutture: Musei Capitolini, Scuderie del Quirinale, Vittoriano, Palazzo Braschi, Museo di Roma in Trastevere, Colosseo, Palazzo Venezia, Palazzo Ruspoli...

Roma Caput Mundi non a caso.

Bene. In queste condizioni di grandissima offerta il rischio è quello di trovarsi ad una grande mostra con grandi aspettative e di rimanere un po' delusi. E in ogni caso il rischio è di non riuscire a fare due-tre volte l'anno mostre che siano accattivanti, che lascino il pubblico con la voglia di tornare a vedere la prossima volta che cosa si inventeranno. Che è come dire raggiungere l'obiettivo della politica sul turismo: farli tornare.

Zetema e i Musei Capitolini ce la fanno. Voglio dire, finalmente era ora!, che nonostante le sue mostre non siano sempre (e come potrebbero?) dedicate ad autori "divini", riescono però a condurci su itinerari intelligenti, colti, accattivanti e curiosi.

Prendiamo questa mostra d'inverno ai Musei Capitolini. Officina Emiliana

Uno dice: bhè certo, i pittori emiliani... ma tutti insieme... un po' di Guido Reni, un po' di Correggio, di Guercino...

E invece si scopre che c'è, ed è molto molto divertente, un itinerario parallelo, che questi emiliani arrivano dalla collezione recente di una Banca emiliana, nel palazzo che ospita la più antica collezione d'Europa, guarda caso nata intorno ad un nucleo di pittori Emiliani.

I Musei Capitoni, infatti, sono la prima pinacoteca del mondo, praticamente il primo museo del mondo, nata per volontà di un papa emiliano per "favorire gli studi dei giovani che avevano disposizioni alle belle arti", questa la definizione di pinacoteca come ricorda a dott.ssa Tittoni.

E quindi questa mostra in un certo senso comincia prima, nei saloni del Museo al piano di sotto, intorno alla Sala Pietro da Cortona dove c'è la pala di Santa Petronilla, dove tutte le opere di pittori emiliani sono segnalati da un bollino arancione che rimanda ad un dialogo con le opere al piano di sopra.

Bello ma soprattutto, direi, intelligente. E formativo.

Quello cioè che deve fare un museo moderno.

Oh. Poi come in tutte le mostre si può fare una classifica, un toto-quadro stilato non tanto in relazione ai canoni stilistici ma sulla cosa più antica e profonda che deve trasmettere l'arte: il piacere.  Magari per scoprire, anche da "ignoranti" che ci piacciono, guarda caso, proprio le cose più pregevoli e importanti.

Ed ecco il mio toto-quadro.

Amore che dorme - Guido Reni - lo invidio e voglio essere come lui, abbandonato, bello e paffutissimo (su questo magari sono sulla buona strada)

Rinaldo e Armida - Alessandro Tiarini - c'è molto movimento, sembra che lei ce la debba fare ad uccidersi (che orrore, con un freccia in petto!) ma c'è lui, bellissimo. Dove sta? Dove lo trovo?

Razza e pesci di mare - Giovanni Rivalta - Ribattezzato per quanto mi riguarda "il pesce parlante". E' quello in alto, ha appena finito di dire qualcosa di serio; ma anche la triglia in basso ha sicuramente passato un bruttissimo guaio.

Pareri dalle amiche:

S. Andrea - Luca Ferrari - A Carla per un qualche misterioso motivo questo sofferente ricorda Marcello Mastroianni

Natura morta  con spartito musicale - Cristoforo Munari - Rosi invece è incantata dal cocomero

 

per saperne di più...

 

angela cannizzaro :)


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