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mercoledì 01 settembre 2010

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Le Olimpiadi di Roma compiono cinquanta anni.


Nel 1960 avevo ventiquattro anni, ero un bambino quasi. Roma era elettrizzata dall’essere città delle Olimpiadi. Lo stadio Olimpico, quello ove si svolgerà la cerimonia di apertura e le principali gare di atletica era diverso da come è adesso perché è stato rimodernato successivamente. Era lo stadio costruito qualche anno prima e rimesso a nuovo. Ma era anche allora degno dell’avvenimento che stava per ospitare, un grande onore per la città ed uno stimolo a migliorare servizi ed accoglienza. La zona olimpica gravitava tra lo stadio Olimpico ed il vecchio stadio Flaminio ove era stato costruito un palazzetto dello sport e tutto il villaggio olimpico che doveva accogliere gli atleti provenienti da ogni parte del mondo per quella che doveva essere ed è ancora la più bella festa dello sport. La folla era affamata di vedere gli atleti gareggiare che si ricorda un episodio che ormai è diventato aneddoto. L’On Andreotti, Presidente del comitato organizzatore, nel giorno dell’inaugurazione, tenne un discorso di benvenuto agli atleti che, poiché si protraeva oltre quello che tutti pensavano dovuto, fu bloccato dai fischi. Tanto era l’interesse per lo sport e poco per le chiacchiere.
Io in quei giorni avevo da poco iniziato quello che era il mio primo lavoro. Ero al controllo dei carichi di birra che uscivano dalla fabbrica della nostra birra nazionale in Via Mantova. E da li si capiva che a Roma stava avvenendo qualcosa di importante per la quantità di birra, maggiore del solito, che usciva dal deposito. Assistevo all’andirivieni continuo dei mezzi che rifornivano gli spettatori nei campi di gara sparsi per Roma. Ai servizi di organizzazione e di sussistenza erano addetti i militari di leva che venivano spesso anche loro a caricare birra. Cominciavo così a prendere contatto con il servizio militare perché già mi era arrivata la cartolina per andare sotto le armi dal 20 di settembre per diciotto mesi. Non avevo rinnovato l’iscrizione all’Università e dovevo quindi fare il mio dovere di cittadino maschio. Allora solo ai maschi toccava questo onore.
Io posso quasi dire di aver visto le Olimpiadi dal mio posto di lavoro. La tv non era così diffusa nelle abitazioni e negli uffici, ed a casa mia ancora non c’era, per cui mi dovevo contentare di avere notizie di seconda mano. Ma alcune erano così gridate che arrivavano anche a me i clamori dei trionfi. Quello che esaltò Roma fu il trionfo di Berruti, un atleta puro con il viso da bravo ragazzo..
Le gare più importanti furono disputate nei posti più spettacolari di Roma, le Terme di Caracalla, la Basilica di Massenzio, cosa irripetibile per tante altre città . E poi il basolato di Roma antica che senti battere i piedi nudi di Abebe Bikila che, macinando chilometri, attraversando le vestigia della città antica tagliò il traguardo e vinse la maratona. La folla entusiasta lo applaudì e sostenne lungo tutto il percorso entusiasmata per lo sforzo atletico che vide fare a quell’atleta puro.
L’Italia risultò terza nel medagliere vincendo 13 medaglie d’oro, 10 d’argento e 13 di bronzo.
Un altro atleta che infiammò gli italiani fu Benvenuti naturalmente oltre Berruti e per ricordarne altri non dimenticherei Gaiardoni con tutta la squadra del ciclismo, poi la squadra della pallanuoto, degli schermitori, dei fratelli D’Inzeo nell’equitazione, e dei pugili De Piccoli e Musso, oltre Benvenuti che portarono oro, argento e bronzo all’Italia.
Proprio in quei giorni cinquant’anni fa e proprio in occasione delle Olimpiadi, fu inaugurato l’Aeroporto di Fiumicino, all’epoca tra un’aureola di voci strane, per i ritardi nella costruzione e stranezze nella scelta del luogo. Malgrado l’inaugurazione, fatta il 20 agosto, di aerei se ne vedevano pochi e gli atleti seguitarono ad arrivare a Ciampino che rimase, almeno fino a sei mesi dopo, l’unico aeroporto operativo di Roma. Una inaugurazione di facciata come si fa spesso, purtroppo, in queste occasioni.
Roma all’epoca era forse più umana, ricordo ancora che sulla Cristoforo Colombo il traffico era ancora molto rado con le 500 e le 600 padrone della strada. Quella del 1960 fu anch’essa una Olimpiade umana, ove lo sport trionfò in ogni senso ed i superatleti che si vedono ora .erano ancora lontani e la chimica ancora non era entrata nello sport

Massimo Giacomozzi

 


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