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domenica 16 gennaio 2011

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                           soggettive

Parcheggiando

 

Ogni volta che vado a via del Corso, e per il mio lavoro succede almeno tre volte a settimana , parcheggio la macchina su lungotevere.
Cento metri prima dell'Ara Pacis .Sopra al Ferro di cavallo

Non è perchè con la nuova scatola attorno pare una stazione di benzina con parcheggio a pagamento intorno.
Non è neppure vicinissimo a via delle Muratte dove in effetti devo andare
per rifornire le bancarelle di miniposter.
Attorno alla passeggiata di Ripetta , non so se si chiama ancora cosi ma io la chiamo cosi, succede di tutto.
Forse perchè li è rimasta l'atmosfera del porto che c'era tanti anni fa ma è
proprio un porto di mare con mille personaggi unici che ci si incrociano, e
traffici ormai usuali di tutti i tipi.
I napoletani, ma non solo loro, ci facevano rubare le macchine :
Venga avanti dotto', parcheggi bene dotto, mi lasci le chiavi dotto' ne ho
gia una cinquantina di macchine da controllare, dotto' metto le chiavi
ammezzo le altre, dotto'.
Appena il signore distinto scendeva la salita di Ripetta se era una quattro
porte rivendevano la chiave a 100 mila lire, una a due 50mila e la povera
500 a 20mila. Poi fatte le prime 200 mila sparivano veloci per riprendere
il treno per Napoli prima dell'ultima corsa notturna. Se la perdevano
dovevano dormire a Termini.
E cosi a ruota passavano gli anni cambiando i parcheggi sin quando non
ripassavano dalla loro solita cella di Poggio Reale.
Ma il detto che si usa a Roma : rubare la macchina alla napoletana deriva da un altro metodo: quello a scappa' via, il solito napoletano si apposta per ore davanti ad un edicola in un posto dove può cioccare sia la macchina che il proprietario che scende a comprare il giornale lasciandola accesa
L'imporante è la buona vista e la velocità . E' un furto da ladri giovani, avviene in trenta secondi: ciocchi che ha lasciato la chiave attaccata e il
motore in moto, possibilmente, e zompi precipitandoti al volo e scappando via in trenta secondi. Le edicole sulle strade dritte e con alberi grandi accanto sono le migliori, ma se hai bisogno di una macchina al volo non hai tempo di scegliere.

Non ho mai letto nelle cronache di un ladro arrestato in un furto alla napoletana: tutti i proprietari si vergognano a raccontare alla propria moglie che sono stati cosi ciocchi da lasciare la chiave attaccata e la macchina in moto. Ai processi si inventavano di tutto: che gliela avevano rubata con lo spadino o con una vera e propria aggressione. E il ladro con destrezza si risparmiava l'aggravante di aver abusato della pubblica fiducia.
Un'aggravante che non so se con gli anni è sparita ma che non ho mai capito: che c'entra la fiducia con la pigrizia di spengere il motore o la paura di perdere tempo e arrivare tardi in ufficio.
Sì, dimenticavo: per rubare una macchina alla napoletana bisogna non arrivare da Napoli perchè alle edicole il giornale si compra la mattina presto e in ufficio si arriva verso le otto del mattino, mentre il primo treno da Napoli arriva alle otto e trenta.
Ma che c'entra tutto questo con la Coreana a cui hanno portato via la
macchina dalla salita di via Ripetta?
C'entra perchè via Ripetta oggi è territorio di caccia solo della municipale Lì stanno proprio tutti i carro attrezzi a portarti via la macchina e se arrivi e non la ritrovi devi sperare solo che sia la deposito giudiziario più vicino che una volta era al Flaminio e ora è allo stadio Olimpico.
Insomma ieri quando ho visto una Coreana elegante ma non bellissima piangere seduta sulla scalinata di Ripetta ho capito subito che gli avevano portato via la macchina, che erano stati quelli della municipale non era chiaro ma i napoletani ormai sono anni che sono ridotti a fare i parcheggiatori davvero e allora ho potuto sperare nel recupero giudiziario Poi ho pensato che era pomeriggio e non orario da furti.
L'ho guardata da lontano ma non mi sarei avvicinato se non fosse stata lei a chiedermi in un italiano stentato: scusi sa dove portano via le macchine
che portano via ?
Potevo tirarmi indietro, non accettare la sfida di ritrovargli la macchina.
Non ti preoccupare ti porto io al deposito giudiziario. E senza neppure
aspettare la sua risposta sono entrato nella stanzetta degli operatori
ecologici di SalitaRipetta, ho preso il numero del deposito giudiziario e
ho telefonato . Ma sapevo che era inutile, avrebbe risposto la solita
musichetta, telefonavo solo per permettere alla coreana di mettersi a suo
agio e dargli fiducia in me .
Poi le ho detto che il deposito era all'olimpico e siccome l'altra settimana
non mi era partita la macchina all'una di notte e un ragazzo mi aveva aiutato oggi avrei io aiutato un altra persona cioè lei.
E' salita sulla mia macchina solo dopo che ha riscontrato che era una Getz coreana, proprio come la sua che gli avevano portato via.
In macchina mi ha raccontato che era una corista del Santa Cecilia, ma non sapeva di Ugo Ughi ne' dei concerti all'auditorium, sapeva però che era dura e che la facevano cantare troppo.
Non ho chiesto il suo nome, io i nomi li dimentico subito ma non solo quelli
strani e stranieri ma pure quelli semplici come Mario o Anna, ma non è perchè sono diventato vecchio: a me memorizzare i nomi non mi è mai interessato neppure da giovane l'ho mai fatto. Mi ha detto di abitare a Bagni di Tivoli e di non aver soldi per ritirare la macchina al deposito.
In dieci minuti siamo arrivati tra carro attrezzi e divise. macchine che
sbucavano. Il deposito lo conosco bene: è proprio davanti a dove ogni anno facciamo il cineporto, lo schermo cinematografico più grande dell'estate romana.
La Coreana è scesa non prima di aver accolto le mie quaranta euro e avermi detto: mi aspetti ritiro la macchina e andiamo insieme a Tivoli che le ridò i soldi.
Ma appena lei ha imbucato il cancello io ho rimesso in moto ripartendo
tranquillamente.
Quei quaranta euro saranno la scusa per cercare con te un concerto del
Santa Cecilia, andare all'auditorio a ascoltar un coro internazionale con
una coreana elegante ma non bellissima che era rimasta a piedi e piangeva, abita a Tivoli e non so se è riuscita a recuperare una Getz : io sono scappato prima di sapere ,, ma faccio sempre cosi, non sopporto le attese
.

 

Marco Capitelli
 


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