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10.03.2008 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                          soggettive

Come NON risolvere il problema traffico a Roma...

Cari amici lettori di Iloveroma, voglio porre l'accento su una situazione che sto ritrovando sempre più spesso in giro per la città (o almeno per il mio Municipio, il IX) e che mi sembra assolutamente deleteria.

Se vi trovate dalle parti di Piazza Tuscolo o di Viale Furio Camillo (ma temo che si trovino altri casi in giro per l'Urbe) ve ne potrete rendere conto da soli semplicemente osservando con un po' di attenzione il paesaggio. Infatti, in tali aree sono in corso lavori di pavimentazione dei marciapiedi, che vengono ricoperti con quei mattoncini grigi 40 x 20 che, vi posso assicurare (la mia via è stata tra le prime ad essere nobilitata da tali coperture), dopo pochi mesi cominciano a traballare, saltare e dissestarsi ma che, d'altro canto, rendono molto più gradevole il marciapiede rispetto al vile e normale asfalto. Ebbene, mi chiederete, cosa c'è di strano? Di per sé nulla, se non fosse che l'area pavimentata è molto maggiore di quella originale. Infatti, il Comune (o chi per lui) ha deciso di rendere marciapiede anche il tratto di strada in cui precedentemente parcheggiavano le auto (spesso, come in Viale Furio Camillo, addirittura a spina). Ciò implica che i marciapiedi sono diventati delle vere piazze larghe anche 8-9 metri e che le vie limitrofe si sono ridotte ad un passaggio stretto per veicoli che devono, giocoforza, effettuare anche gimcane e manovre perché, si sa, i cassonetti devono essere posti sul fondo stradale e non sul marciapiede. Su Viale Furio Camillo, ai bei tempi, parcheggiavano decine e decine di macchine ai due lati della strada e centinaia al centro, dove si trovava una specie di spiazzo alberato con un benzinaio e tanti posti “non proprio regolari”. Ciò portava alla possibilità (anche se non proprio agevole) di far passare due auto affiancate per ciascuna corsia di marcia. Oggi, dopo la creazione dei famigerati box venduti in concessione per 99 anni a prezzi che, in molti luoghi del Meridione, bastano per comprare un appartamento di medie proporzioni, con relativo abbattimento degli alberi (in barba all'ecologia), viene effettuata questa nuova operazione che impedisce il transito parallelo di due auto e, in certi punti, costringe furgoni e camion a delle manovre folli per superare il restringimento dei cassonetti. Il tutto per non permettere alle macchine di parcheggiare lato strada ed, implicitamente, costringere gli abitanti all'acquisto del box.

Tutto questo, a mio modo di vedere, è pura follia. Il Comune, questo si sa, cerca in tutti i modi di disincentivare l'uso del mezzo privato a favore di quello pubblico. In linea di principio, ciò è giusto; ma bisogna valutare gli aspetti e le ricadute. Veltroni, ho saputo da persone a lui abbastanza vicine, aveva l'idea che un buon metodo per tenere le auto a casa è quello di rendere difficile il parcheggio delle stesse. Il ragionamento è il seguente: se io, cittadino, so che in una determinata zona non trovo parcheggio, deciderò di recarmici usando altri mezzi, possibilmente quelli pubblici. Ciò funziona solo in parte, perché dovrebbe presupporre che i detti mezzi pubblici siano competitivi rispetto alla vettura privata. Ma tutti sappiamo che non lo sono. La settimana scorsa mi sono dovuto recare per lavoro dall'altra parte di Roma ed ho deciso di usare la metropolitana, certo che i tempi di percorrenza, per quanto possano allungarsi nelle ore di punta, non siano esagerati. Ebbene, per percorrere il tratto Furio Camillo – Cornelia della metro A (tempo previsto circa 20') ho impiegato 45', gran parte dei quali schiacciato come in un carro bestiame e sempre con gli occhi aperti dato il rischio, ricordato ovunque all'interno dei mezzi, di possibili borseggiatori. E la situazione degli autobus, che giocoforza vivono nel traffico di superficie come le auto, non è certo migliore.

Ergo, il povero cittadino medio prova una volta a raggiungere il famoso luogo senza parcheggio con i mezzi pubblici, quindi si rende conto che non ne ha alcun giovamento e da quella successiva decide di riprendere la fida automobile sperando in un miraggio di posto libero o, alla fine, esasperato, lasciando il mezzo in doppia, tripla o quadrupla fila sperando che non passino di lì vigile o carro attrezzi. E come dargli torto, povero cittadino? L'auto è calda d'inverno e fresca d'estate, si sta seduti più o meno comodi, con la radio, nessuno ruba il portafoglio, non si ricevono gomitate nello sterno o da altre parti, nessuno spintone; insomma il comfort è ben altro... I tempi di percorrenza, più o meno, sono gli stessi, lo stress anche, per cui perché dovrebbe usare il mezzo pubblico? Per il costo della benzina o lo stress del parcheggio? Ma alla fine si supera anche quel problema pensando ai vantaggi (relativi) dell'immediato. E, pertanto, si aumenta il numero di vetture circolanti in un determinato istante. Ed il Comune, a questo punto, cosa fa? Restringe le carreggiate ed elimina i parcheggi. Ottimo!

Al nostro cittadino-automobilista esasperato e stressato la cosa non interessa più di tanto: è vero che, a causa del restringimento dell'area percorribile delle strade impiegherà più tempo a raggiungere la propria meta (ma lo stesso problema ce l'hanno anche gli autobus ed i tram sono troppo pochi per poter incidere in questa statistica), ma alla fine alla meta ci arriva comodamente. E poi? Dove lascia la macchina, a quel punto? Dove capita. In doppia fila o accanto ad uno di quei marciapiede-piazza appena creati. E così blocca anche il resto del traffico, ma non gliene importa più di tanto. Se i posti non ci sono la colpa non è certo sua e la macchina non se la può certo mangiare o riporre in tasca.

Qualche tempo fa mi sono recato a Milano per lavoro: parlando con dei colleghi, costoro osservavano scandalizzati che, in quei giorni, ogni tanto, si trovavano alcune (poche) macchine in doppia fila! Per loro era uno scandalo, un segno di degrado ed inciviltà, anche alla luce dell'enorme numero di garage ad ore presenti nel territorio; per noi, come lo era a Napoli anni fa (poi laggiù la situazione è peggiorata), la doppia fila è una norma, e la tripla un'abitudine. Il traffico potrebbe essere snellito aumentando e non cancellando i parcheggi, allargando e non restringendo le strade, evitando di costruire inutili box (usati solo la sera e la notte), ma parcheggi di scambio sotterranei come in città abituate a grandi flussi di turisti come Siena e che ha una cintura esterna di posti auto davvero invidiabile.

Speriamo che la nuova giunta si renda conto dell'errore della precedente e vi ponga rimedio, altrimenti, volenti o nolenti, saremo costretti a vivere in una città sempre più simile ad una camera a gas, nonostante tutto e questa nuova trovata dei marciapiedi-piazze non solo è inutile, ma anche deleteria...

Flavio


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