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parole di sindaco
Il discorso all'udienza di Papa Benedetto XVI
Santità,
all’inizio di questo nuovo anno vorrei, per prima cosa, porgerle il saluto e
gli auguri miei e di tutta la città, di tutti i romani.
Poco meno di due settimane fa, nel corso della solenne cerimonia del Te Deum, lei ha voluto sottolineare come quello appena trascorso sia stato un anno intenso, ricco di eventi, per la Chiesa e per il mondo.
Delle parole che sono state al centro della sua omelia
ne ho avvertite alcune, Santità, in modo particolarmente intenso, profondo.
E’ stato nel momento in cui ha voluto ricordare, “in modo speciale, coloro
che sono in difficoltà”. Il momento in cui ha rivolto la sua attenzione alle
“persone più povere e abbandonate, a quanti hanno perso la speranza in un
fondato senso della propria esistenza o sono involontariamente vittime di
interessi egoistici, senza che a loro sia chiesta adesione o opinione”.
E’ esattamente a questo che pensiamo quando lavoriamo,
giorno dopo giorno, per fare di Roma, sempre di più, una città senza mura
che separino, senza barriere che emarginino.
E’ la nostra priorità assoluta: una comunità solidale,
che ha a cuore gli ultimi. Una città dove nessuno si senta solo, dove
nessuno sia escluso, dove siano allontanati quei rischi di cui parlava un
grande filosofo come Hans Gadamer, preoccupato che in un tempo come questo,
dove la velocità diventa troppo spesso frenesia, dove la ricerca
dell’immediato e del superficiale diventa disattenzione nei confronti degli
altri, la nostra finisca per essere una società della “responsabilità
anonima”, della “reciproca estraneità”.
Per questo, concretamente, siamo chiamati ad agire.
Questo è il senso più alto della nostra responsabilità di amministratori. La
consapevolezza dell’esistenza di un disagio, di una sofferenza, chiama con
sé, immediatamente, il dovere di intervenire, di farsi carico di chi ha
bisogno, di chi ha il diritto ad una esistenza fatta non di anonimato ed
estraneità, ma di dignità, di condivisione, di senso.
E’ il nostro primo impegno. Un impegno che portiamo avanti insieme ad altri
costruttori di solidarietà: le associazioni, il mondo del volontariato, le
comunità ecclesiali, e poi le tante, tantissime parrocchie che rendono unico
il tessuto sociale e “umano” di Roma.
E’ un tessuto che ha una trama fitta e resistente. Che
tiene dentro di sé chi è più debole e fragile, chi non ha un domicilio
sicuro e un pasto da consumare, chi è stato costretto a lasciare la propria
terra e cerca qui speranze per sé e la propria famiglia, chi è anziano e
vive da solo, ma sa che non gli mancherà un aiuto per fare la spesa o per
acquistare le medicine, o solo una voce capace di dare conforto, di regalare
un sorriso.
Questa estate sono stati più di 50 mila gli anziani
curati dai nostri volontari. Migliaia sono seguiti ogni giorno dalla teleassistenza: un braccialetto posto al polso ci informa del loro stato di
salute e ci consente interventi di emergenza. C’è poi la Sala operativa
sociale, che è attiva tutti i giorni 24 ore su 24, e che nei tre anni della
sua attività ha risposto a circa 200 mila persone, effettuando più di 40
mila interventi.
C’è la piattaforma alimentare “Roma Non Spreca”, nata
per raccogliere le eccedenze di alimenti che verrebbero gettati via e
distribuirli invece al circuito delle mense e dell’assistenza. Ci sono le
“Isole della solidarietà” a Castel Sant’Angelo, il nuovo centro di
accoglienza inaugurato a Ostia il 24 dicembre e tutte le strutture che in
questo inverno permettono di garantire complessivamente 4.176 posti (3.500
in più rispetto al 2001) alle persone senza fissa dimora.
Trecento di questi posti sono espressamente dedicati ai
nuclei formati da madre e bambino, così come ai bambini di famiglie in gravi
difficoltà, a rischio di disgregazione, è dedicato il Centro per il
contrasto alla mendicità minorile, per sottrarre i piccoli alla strada, per
assisterli, per entrare in contatto con i loro genitori e sostenerli
nell’assunzione delle proprie responsabilità di cura.
Il sostegno delle famiglie è un compito grande, che si
può svolgere intervenendo su piani che solo apparentemente sono diversi. Si
possono far sentire meno sole, e meno angosciate per il futuro che attende i
loro figli, le famiglie che hanno al loro interno un ragazzo disabile, come
facciamo grazie alla Fondazione “Dopo di Noi”, che proprio di questo futuro
si preoccupa. E si può permettere a tante famiglie di conciliare meglio
tempi di lavoro e di vita, di essere dunque più serene e unite, aumentando
di più del 50 per cento, come abbiamo fatto, i posti negli asili nido: erano
8.321 nel 2001, sono 12.727 oggi.
Ancora ci sarebbe da dire, Santità. E certo ancora
abbiamo da fare. Ci è di conforto sapere che c’è un grandissimo spirito di
solidarietà e di umanità che anima la nostra città, e che in tante occasioni
abbiamo avuto modo di sentire, di verificare.
E’ proprio in ragione di questo spirito che abbiamo
potuto vivere i giorni, indimenticabili, dello scorso aprile. Quelli in cui
Roma è stata attraversata, oltre che fisicamente da milioni di pellegrini,
da un grande e straordinario sentimento di affetto, di apertura e di
accoglienza. Quelli che di Roma hanno espresso il volto, un’identità fatta
di efficienza e di spirito solidale, di organizzazione e insieme di “anima”.
E’ stato così nel momento dell’ultimo saluto, al tempo
stesso dolente e sereno, a Papa Giovanni Paolo II. E poi nel momento di
dare, con gioia, il benvenuto a lei. Al Papa che ne ha raccolto l’eredità.
Al Vescovo con il quale i romani condivideranno il cammino nel tempo a
venire, con la certezza che troveranno nel suo Magistero un sicuro punto di
riferimento, una preziosa fonte di sostegno e speranza.
Noi, da parte nostra, cercheremo di rispondere, come
abbiamo fatto in questi anni, a quella esortazione che Papa Giovanni Paolo II fece proprio in questa sala ai parroci romani. Quella esortazione che nel
dialetto della terra a lei cara, della sua Baviera, suonerebbe all’incirca:
“Auf geht’s, pock ma’s!”. E’ il nostro impegno. Per il futuro di Roma, per
il bene di ogni cittadino di questa meravigliosa città.
Walter Veltroni - 12 gennaio 2006