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                                                                                                parole di sindaco

 

L'IDI acquisisce l'ospedale San Carlo di Nancy

Intanto grazie per l'invito. Era da tempo che avevo un impegno con il reparto di pediatria, l'unico reparto di pediatria nel quale non sono stato nel corso di questi anni e quindi mi faceva piacere venire e poi dirò perchè ma mi fa piacere avere accolto questa occasione per avere un quadro dei progetti e posso dire che il fatto di avere illustrato con competenza giuridica, progettuale e di merito funzionale in un quarto d'ora tutto quello che succederà è la dimostrazione che questa vostra è una squadra che funziona.

Voglio partire da una cosa: mi fa piacere ascoltare quello che ho ascoltato dal professor Decaminada, della capacità che un istituto romano ha avuto di allargamento nell'ambito di un settore decisivo della ricerca, del settore farmaceutico e essenzialmente con l'obiettivo di stabilire tra un centro di intelligenza applicata alla ricerca che è qui e gli apparati di traduzione dal principio attivo al farmaco di produzione e di organizzazione industriale, legame che vede Roma in una posizione di preminenza, lo dico senza nessun orgoglio patriottico perchè la nostra convinzione è che l'Italia è una e una sola e quindi va bene Roma, va bene Milano ma per una città come la nostra che sta facendo un grande sforzo per trasformare se stessa in una città dell'innovazione, della ricerca scientifica, delle frontiere più avanzate, una scelta di questo genere è una scelta perfettamente coerente e quindi come tale la voglio sottolineare .

D'altra parte questa è la vocazione naturale di Roma; Roma è stata fino a qualche anno fa una città essenzialmente di ministeri e di servizi e in quanto tale era una città per la quale si prevedeva un inarrestabile e inevitabile seppur elegante declino. Oggi Roma è una città che viene giudicata la locomotiva d'Italia, come è stata definita, con una capacità di produrre un prodotto interno lordo superiore al resto del paese, ha un dinamismo economico legato essenzialmente a una scelta strategica operato in due direzioni: da un lato tutta la filiera cultura, ambiente, servizi eccetera, dall'altro innovazione tecnologica, ricerca, quello in cui Roma può svolgere una sua funzione preminete. A Roma ha sede l'agenzia spaziale, a Roma ha sede il CNR, ha sede l'Istituto Superiore di Sanità, hanno sede tanti centri di ricerca pubblici e privati, hanno sede istituti come questo che svolgono una funzione legata soprattutto alla ricerca nel campo medico.

Quindi complimenti per una acquisizione fatta anche con l'intelligenza finanziaria necessaria e che ora non può che portare ad ulteriore positivo sviluppo. Poi c'è il progetto di ristrutturazione del San Carlo. Da quello che mi ha detto il professor Decaminada è già un lavoro che si è avviato e certo da come è stato descritto la struttura pare assolutamente funzionale, integrata e coordinata con l'identità  dell'IDI. Quindi l'idea di avere due offerte sul piano medico di questa dimensione credo possa essere per la città di Roma e per la regione Lazio una grande opportunità per cui in questa trasformazione bisogna che la Regione Lazio vi accompagni quindi per parte mia sono assolutamente convinto che un polo di questo tipo sia un polo utilissimo per la città proprio per la sua doppia vocazione di essere centro di eccellenza in un settore molto importante e al tempo stesso di poter svolgere una funzione in termini di cure e di degenza che probabilmente come è stato detto non ha pari altrove.

Mi interessa molto l'aspetto, come posso dire?, di decoro della vostra struttura ospedaliera perchè questo è uno dei drammi della struttura ospedaliera complessiva della nostra città. Noi abbiamo professionalità di eccezionale livello, in qualsiasi ospedale si va, adesso ovviamente sto facendo una generalizzazione poi ci sono i picchi in alto e in basso, in qualsiasi ospedale si trova un patrimonio di professionalità immenso si trova quello che si è detto prima, cioè un patrimonio di generosità che spesso supplisce alle carenze strutturali, che è generosità del personale medico, del personale paramedico, delle strutture di direzione... cioè c'è una tensione verso il malato in moltissimi degli istituti ospedalieri che conosco meglio e che è una cosa molto originale e molto e legata persino al cuore della città. Quello che è assolutamente terribile è la condizione strutturale del nostro sistema ospedaliero che nell'accezione moderna della cura, voi siete maestri in questo, non è poco. Non è poco il rapporto tra la malattia e la condizione ambientale, soprattutto per le degenze più lunghe, è un fattore molto importante.

Penso soprattutto ai bambini. Noi abbiamo fatto uno sforzo nel corso di questi anni, anche se noi abbiamo una responsabilità che come voi sapete si arresta un momento prima della dimensione sanitaria. Ma noi abbiamo fatto uno sforzo con l'assessore ai bambini Pamela Pantano che è qui per cercare di fare in modo di migliorare la situazione della degenza dei bambini negli ospedali. quando dico migliorarla non dico dal punto di vista professionale perchè da quel punto di vista siamo in  una condizione assolutamente straordinaria, ma dal punto di vista del rapporto del bambino con l'ambiente.

Cito una cosa che mi colpì molto. Se io dovessi dire un'immagine di questi cinque anni che ogni tanto mi si agita dentro, è un'immagine... Dunque noi qualche anno fa, nel 2002, inviammo a Kabul una missione di medici clown, io non so se vogliano essere chiamati così ma insomma chiamiamoli così per comodità di espressione, che andarono con degli aiuti che noi mandammo per i bambini di Kabul. E fu girato un film su questa missione, un film molto bello che si chiama "Clown in Kabul". A un certo punto c'è un'immagine di un ospedale di Kabul. L'espressione "ospedale", adesso ho detto delle nostre condizioni strutturali che sembrano il paradiso rispetto a quegli ospedali che come quelle immagini raccontano hanno camere operatorie dentro cui girano dei gatti che si infilano. Ad un certo punto l'immagine di questo film si ferma su una bambina che piange con un pianto assolutamente disperato, con la schiena completamente bruciata evidentemente dall'esplosione di una bomba o da un incendio nel quale questa bambina si era trovata coinvolta,  e che piange con un pianto che è ... insomma...il pianto di chi non riesce a razionalizzare il dolore come spesso i bambini non riescono a fare, abbracciata a sua madre... Ad un certo punto entrano in questa sala operatoria i nostri medici clown e uno dei medici clown ha un violino e comincia a suonare. La bambina non smesso evidentemente di provare dolore, è ovvio. Però questa improvvisa irruzione di qualcosa di altro dalla dimensione puramente ospedaliera, questa sensazione di relazione con qualcosa persino di magico come è il suono di un violino in un ospedale che sembra una contraddizione in termini, ha fatto cessare questo pianto. Ora cito questo per dire come per un bambino, e ripeto non ho bisogno di dirlo a voi, lo dico a me stesso, per un bambino il fatto di avere una stanza colorata, dico la cosa più stupida, o di sapere che nel corridoio c'è una stanza dive può trovare dei giochi è una cosa assolutamente importante, lo è anche per i bambini che non sono malati, è per i bambini delle scuole,  per i bambini degli asili. Noi stiamo rifacendo gli asili di Roma, rifacendo i colori delle stanze, del soffitto, stiamo facendo gli impianti sanitari della loro dimensione, facendo i giochi che siano fatti in certi colori e in certi materiali, perchè la condizione del rapporto psicologico del bambino con i suoi momenti più difficili è molto importante; e non per caso sto citando l'ospedale e l'asilo; l'asilo lo è perchè è il primo distacco dalla famiglia, il primo momento di virgolette autonomia; l'ospedale lo è perchè per un bambino è più che per un grande una condizione del tutto anomala. Un bambino ha bisogno del massimo livello di accoglienza.

Un ragazzo di 15 anni che era il fratello di un bambino malato di leucemia che stava al Bambin Gesù, è entrato nel Consiglio Comunale dei Bambini, per proseguire una speranza che suo fratello aveva. Suo fratello mi scrisse una lettera nel 2002, mi chiese di andarlo a trovare, io lo andai a trovare al Bambin Gesù: era, perchè non c'è più, gemello del ragazzo di cui ho parlato prima, era un bambino assolutamente straordinario, con quella lucidità e anche maturità che le malattie fanno crescere nei bambini. Quando andai a parlare con lui, non mi parlò mai di se stesso ne della sua malattia ma mi parlò della condizione dei bambini che stavano nel suo reparto e soprattutto dei familiari di questi bambini che  che venendo come spesso capita o da altre città, soprattutto del mezzogiorno, o da altri paesi e non avendo le risorse economiche, spesso si trovavano a dormire la notte in macchina per poter andare a trovare il bambino il giorno dopo. Da lì per noi è diventata un'ossessione l'idea di fare delle case dove poter ospitare queste famiglie e anche ospitare i bambini perchè molti bambini fanno spesso permanenze ospedaliere superiori al necessario perchè non hanno dove andare e quindi si tiene per comodità in ospedale oppure per evitare di dover fare tre volte in una settimana Benevento - Roma, dico Benevento ovviamente a caso. E quindi abbiamo aperto una casa per i bambini e le famiglie dei bambini dell'Umberto I, abbiamo aperto una casa per i bambini del Bambin Gesù, ora per i bambini del Gemelli abbiamo allestito una struttura che sta in un posto meraviglioso che si chiama Bellosguardo, anche il nome allude a questa bellezza, dove abbiamo messo diverse istituzioni compresa la casa di Kim che si occupano del recupero dei bambini con malattie gravi. E questo, mi hanno detto i medici ha avuto un effetto su questi bambini, dal punto di vista proprio terapeutico, molto positivo. Ripeto, dico cose che per voi sono ovvie, per me che ci metto passione ma non ho la competenza che vi fa giudicare ovvie queste cose, per me sono delle importanti acquisizioni che ci consigliano e ci  spingono ad andare in questa direzione. Io poi ho un sogno che ho detto tante volte, è uno di quei sogni che non so se si realizzerà, tanti altri li abbiamo realizzati e altri ne realizzeremo, questo forse si farà più fatica. Il mio sogno è si possa fare un giorno a roma un grandissimo ospedale per bambini, che sia fatto pensato per i bambini; perchè noi abbiamo ospedali nei quali c'è un reparto per i bambini; ma invece l'idea di avere in un'area verde, i mezzo agli alberi, una costruzione che sia pensata per ospitare dei bambini e che abbia una scuola, e che abbia un luogo per giocare, e che abbia le residenze per i genitori e che abbia tutto quello che può far vivere a un bambino la condizione della malattia nel modo migliore possibile. Non so se si riuscirà mai a realizzare ma è qualcosa che mi piacerebbe che un giorno una grande città avesse. Non c'è in altre città europee, mi piacerebbe che roma potesse essere non solo per l'Italia, ma per l'Europa e per il Mediterraneo un luogo di eccellenza sopratutto nella cura dei bambini.

Sono arrivato a questo dicendo come sua importante dal punto di vista dell'immagine del nostro sistema ospedaliero una ristrutturazione come quella prevista per il San Carlo. Il prof. Montaguti sta facendo al policlinico una ristrutturazione analoga del più vetusto e anche un po' diciamo respingente, dal punto di vista delle strutture,  ospedale storico di Roma. Altri sono stati ristrutturati molto positivamente ma abbiamo bisogno di fare questo sforzo. Naturalmente la Regione è in una condizione molto difficile perchè le condizioni di deficit trovate sono veramente una voragine e quindi le risorse disponibili sono molto poche, e tuttavia la direzione nella quale dobbiamo marciare e vi ripeto per parte sua il Comune che non ha responsabilità me che può fare tutti questi interventi di corredo esterno intende fare. Siamo assolutamente interessati a farli perchè dallo standard degli ospedali in una città si vede anche il gradi di qualità urbana. E quindi voglio semplicemente dire questo, dire quanto sia importante questo progetto, quanto cercherò di sollecitare la Regione perchè vi accompagni, perchè questa è una parte importante dell'offerta sanitaria e ospedaliera di Roma, perchè è una frontiera nei confronti della ricerca, perchè è un ospedale che accoglie i bambini e concludo solo dicendo questo: prima di venire qui sono stato a inaugurare la nova sede che abbiamo fatto per l'Associazione Italiana di lotta alle Leucemia. Questa parola per me è una parola che fa un po' paura nel senso che mio padre è morto di leucemia quando aveva 38 anni e io un anno. E per me la parola leucemia è stata per un lungo corso della mia vita una parola che evocava qualcosa di orrendo, ovviamente, tanto che si faceva fatica a pronunciarla a casa mia. Come sempre succede quando si usano quelle perifrasi: una malattia incurabile, un brutto male... perchè ci sono parole che si fa fatica a pronunciare perchè ti mettono paura però invece quella malattia come altre malattie non sono incurabili, ci sono malattie che possono essere curate o comunque affrontate o comunque debellate o ridotte nella loro potenza di distruzione. Per fortuna Roma è un luogo dove ci sono tante persone che studiano, che lavorano, che cercano in questa direzione. E credo che tutto il sistema istituzionale debba accompagnare questo grande sforzo, questa immensa professionalità e questa immensa passione civile e umana che io peraltro ho trovato anche quando sono andato fuori in uno dei vostri centri. Perchè questo è un patrimonio per Roma e io voglio quindi cogliere questa occasione di questa visita per ringraziarvi per il lavoro che fate e per dirvi che in questo processo, in questo lavoro, in questa positiva e importante trasformazione cercheremo di essere al vostro fianco perchè la realizzazione di questo progetto è importante non solo per i malati ma per tutta la città

 

Walter Veltroni - 12 maggio 2006

 

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