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16.12.2006 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                              parole di sindaco

I ragazzi del liceo Cavour dopo Auschwitz

 

La grande partecipazione nelle cose che voi avete fatto è per me e per Maria ma soprattutto per Slomo e per tutti i testimoni è esattamente la realizzazione della ragione per la quale abbiamo fatto questo progetto.
Le parole che ha detto la professoressa Pinna all'inizio e che io letto ma soprattutto le cose che voi avete fatto un sono la prova del fatto che questa iniziativa è giusta e non sempre quando si prendono le iniziative si sta se le iniziative sono giuste; ma quando torniamo nelle scuole dopo questi viaggi quella che ci viene restituita è una grandissima emozione. La parola emozione spesso si usa a sproposito nel senso che tutti dicono di essere emozionati per tutto; quelli che vanno in televisione dicono di essere sempre emozionati è invece questa è una cosa che ha una emozione vera e profonda perché io quando sentivo leggere o suonare o perfino riscrivere la Divina Commedia*che veramente non è male come proposito sentivo che è veramente una cosa molto importante, pensavo a quello che c'è prima del momento in cui siete arrivati qui con l'emozione che io ricordo perché anch'io in un tempo molto lontano mi trovavo a parlare alle assemblee avevo anch'io perlomeno la stessa emozione, la stessa difficoltà di ingoiare, tutte quelle cose che si hanno quando ci si mette in mostra per la prima volta, è un atto di grande audacia, si vincono timidezza, molti imbarazzi e dunque è già questo una cosa importante. Qualcuna di voi è rimasta seduta, qualcuna si è buttata sulla sedia appena finito, ma è bello è quello che c'è prima. Io mi sono immaginato mentre voi in avete fatto le cose che abbiamo sentito. Immagino che siete stati e casa, che avete messo della musica, avete visto le fotografie, avete scritto, immagini e immagino i ragazzi che hanno composto della musica peraltro bellissima è che si sono messi due insieme a lavorare, e immagino il ragazzo che ha letto la poesia e che si è messo insieme ai due ragazzi che lo hanno accompagnato suonando; c'è c'è dietro quella meravigliosa dimensione della creazione che nasce da una emozione forte.
E oggi ho scritto un articolo sul principale giornale romano che e il Messaggero per dire che siccome è cominciata una giusta riflessione a seguito di un fatto di cronaca che ha riguardato una ragazza morta durante una occasione di divertimento fra ragazzi, però era cominciata una riflessione che tendeva a dire che tutti ragazzi sono eccetera eccetera ... io quando vedo queste generalizzazioni che sono delle ondate, prima al bullismo poi è un altro fatto di cronaca e tutte le volte si mette una etichetta addosso. Non mi riferisco al giornale che fa il suo lavoro di inchiesta; mi riferisco un po' alla vulgata che spesso c'è per cui voi ragazzi venite tutte le volte etichettati a seconda del fatto di cronaca c'è successo. Allora mi sarebbe piaciuto oggi avere qui quelli che emettono le etichette per far sentire loco che non dico che tutti i ragazzi di Roma o d'Italia sono come voi, ma che non ci sono tutti ragazzi in un modo; perché non ci sono tutti ragazzi bulli così ovviamente non ci sono tutti ragazzi che abbiano la qualità o l'intensità che volere avete raccontato attraverso le vostre parole.

Ma non è così neanche fra i grandi; non è che i grandi sono tutti bravi anzi, probabilmente fra i grandi la percentuale di quelli bravi rispetto alla vostra età tende a diminuire,

Per cui evitiamo di metterci etichette e apprezziamo il fatto che c'è una generazione come la vostra che io ho considero fantastica, e non ho bisogno di conquistare nessuna benevolenza, non ci sarebbe ragione per farlo e dico qui quello che dico dappertutto anche quando non sono davanti e ragazzi.

Io considero che la vostra generazione faccia un lavoro meraviglioso con una fatica una determinazione molto maggiore di quella delle generazioni precedenti e siccome però i giornali e e la televisione sono fatti da quelli delle generazioni precedenti che evidentemente non ritrovano se stessi tendono ad avere nei confronti della vostra generazione un atteggiamento in qualche caso di incomprensione, in qualche caso di ostilità; perché voi avete delle emozioni e le filtrate attraverso degli strumenti  che vi siete dati da soli, siete modo più artigiani di quanto non fossero le generazioni precedenti; perché per esempio quando io avevo la vostra età c'era intorno a  me una tale intensità politica e che praticamente non dovevo quasi fare nulla, venivo portato da un vento e in questo vento cercavo di trovare la ragione il senso delle cose. Ora questo vento non c'è più, non è che spira un vento tale da accendere i cuori, nella vita politica, nella vita culturale. E allora voi fate da soli, nel senso che costruite insieme alle vostre domande di senso anche le risposte. Le mediate attraverso i vostri strumenti come per esempio la musica, per esempio l'evidente cura delle parole.

Io ascoltavo ed è chiaro che c'era una cura sulle parole, ci sono emozioni che si organizzano che si immagazzino in parole che le raccontano e le traducono e c'è soprattutto un senso di relazione tra sé e gli altri che è molto giusto, molto importante e, se posso usare la parola, è molto rivoluzionario.  L'idea che c'è nelle cose che avete detto, cioè: io devo testimoniare, io devo raccontare e io devo dire agli altri è una funzione di servizio in una società nella quale ciò che viene insegnato è di curare solo se stessi.
Io credo che voi possiate immaginare cosa dev'essere, cosa sia per un uomo che ha oggi 83 anni tornare per 45 volte in un posto con tutto l'inferno, l'inferno che tu hai narrato, tornare 45 volte in quei luoghi in cui si è consumata inopinatamente la giovinezza e dove si è stati costretti in un'età non dissimile dalla vostra a dover conoscere il terrore della morte e la macchina della morte, perché altri hanno conosciuto il terrore della morte lui ha dovuto conoscere anche la macchina della morte.

E, come una ragazza che ha parlato prima, anch'io che ho ascoltato tante volte Slomo, Piero e tutti gli altri, non smetterei mai di sentirli, non solo perché ogni volta il loro racconto è diverso, ma perché c'è nel loro modo di raccontare, perché la forma conta quanto le cose, c'è una tale dolcezza, c'è una tale meravigliosa generosità... 45 volte ad Auschwitz. Basta questa cifra a dire che la sua vita che stata rubata in questa seconda fase è un dono; chi ha subito un furto fa un dono. E una cosa che da sola vale una montagna. E allora, in tutto questo, voi restituite perché la poesia che lui ha scritto che ha fatto leggere al compagno, le note musicali, tutto questo dà a loro e anche a noi la sensazione che stiamo facendo qualcosa di molto grande. E poi ci da la sensazione che la storia della nostra città se ne gioverà nel corso dei prossimi anni perché voi cresciuti e diventati cittadini adulti avrete dentro di voi non il sentimento dell'odio ma il sentimento della relazione, della fratellanza, dell'amicizia.


Quando uscirà, credo che uscirà fra qualche mese, andate a vedere un film che si chiama Bobby;  è un film non dedicato a Robert Kennedy nel senso di Robert Kennedy non si vede quasi mai se non in immagini documentarie, ma dedicato al giorno in cui Robert Kennedy fu ucciso all'hotel Ambassador di Los Angeles il 4 giugno del 1968 e ad delle storie che si svolgono la dentro. Alla fine di questo film c'è un brano in cui c'è per metà immagini vere e per metà immagini girate, ricostruite dal film e come sottofondo di questo brano ci sono le parole che pronunciò Robert Kennedy pochi mesi prima di essere ucciso nei giorni in cui era stato ucciso un altro straordinario profeta che era Martin Luther King ed è un discorso contro la violenza ma è anche un discorso contro la sensazione di distanza nei confronti di chi non è come te.

Io faccio fatica ad usare la parola "diverso" perché io non so chi possa essere diverso da un altro. Siamo tutti diversi. Siamo tutti diversi culturalmente, per religione, per attitudini, per costume, per comportamenti, per affettività; siamo gli uni diversi dagli altri ed è naturale e meravigliosamente bello che sia così. Perché le dittature mettono le camicie tutte di un colore e non importa quale sia il colore perché le dittature non sono belle o brutte a seconda di quale sia l'ideologia; non c'è una dittatura comunista bella è una dittatura fascista brutta o viceversa. Nella vita sociale è ci dev'essere una dimensione di uguaglianza nel senso che io vorrei che tutti i ragazzi che crescono nel mio paese avessero tutti le stesse possibilità indipendentemente dalle condizioni sociali e di altro tipo, avessero la possibilità di dimostrare le loro capacità. Dopodiché però bisogna sapere che la società deve saper riconoscere a e apprezzare le differenze, occorre sapere che una società che si propone di fare uguali tutti gli uni agli altri di mettere a tutti la stessa camicia, è la società che brucia i libri. Bruciavano libri e mettevano a tutti le camicie tutte uguali e poi andavano a caccia di quelli che erano diversi da loro, come gli ebrei.
Quando io sento, come  un ragazzo ha ricordato prima, del convegno di Teheran, quando sento queste cose penso che invece di riunirsi in tanti sodoni a discutere tante cose, basterebbe che ascoltassero Slomo raccontare. Non credo si possa pensare che loro si sono inventati quello che raccontano. No, lo hanno vissuto e hanno pagato un prezzo spaventosamente grande.

E la cosa più spaventosa è che questo tema torna nella storia e per questo è importante il lavoro sulla memoria perché così come oggi c'è qualcuno che dice l'olocausto non c'è stato, è stata un'invenzione, degli occidentali degli israeliani e di non so che altro, quando loro sono tornati dai campi di sterminio a loro nessuno credeva. Io ricordo che proprio Slomo ha raccontato che una volta lui stava parlando con uno persona che gli stava raccontando quello che aveva vissuto e vedeva però gli occhi di questa persona che guardavano dietro di lui perché dietro di lui c'era una altra persona che faceva segni come per dire che sull'uomo era pazzo.

 

E qui, mannaggia! è finita la batteria- Ma ho preso appunti. Il sindaco ha continuato su due punti:

1) Resistenza: tutti facciamo la nostra resistenza. C'è chi l'ha fatta contro le dittature,  chi l'ha fatta contro le difficoltà della vita. La vostra generazione la fa contro il cinismo e l'insofferenza.

2) Regolamento: Sono cinque anni che si fanno questi viaggi e come sindaco ho voluto che lo Statuto del Comune di Roma obblighi tutti gli altri sindaci a farli per sempre

 

* un ragazzo ha scritto La divina Tragedia in terzine dantesche, altri hanno composto sonate per pianoforte, altri hanno scritto poesie facendosi accompagnare da chitarra e basso.

(n.d.r.)

 

Walter Veltroni - 14 dicembre 2006


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