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                                                                                               parole di sindaco

Gli studenti romani incontrano gli studenti di Locri

Cara Anna, caro Giuseppe, cari ragazzi e ragazze di Locri, caro presidente e amico Agazio, anzi colgo l'occasione per fargli gli auguri perchè oggi è il suo compleanno, caro sindaco di Locri, noi abbiamo voluto venire qui oggi non solo perchè avevamo preso un impegno e gli impegni si mantengono.
Quando i ragazzi di Locri volevano venire a Roma e poi rimasero bloccati e non riuscirono a venire se non con una piccolissima rappresentanza, in quella occasione noi prendemmo l'impegno di venire a Locri, lo prendemmo noi e lo presero i ragazzi delle scuole. siamo venuti con i rappresentanti di dieci scuole romane, coi loro professori, sono ragazzi che in molti casi hanno fatto già un lavoro sul tema della legalità e siamo venuti chiedendo anche a Rosa Calipari di essere con noi e la ringrazio molto perchè so che non è mai facile per chi ha vissuto una tragedia personale come quella che rosa ha vissuto rinnovarla ogni volta nell'incontro ma, insomma, il suo coraggio personale, civile è una garanzia e una speranza per tutti.
E poi siamo venuti,lo voglio dire, con Ettore Scola, uno dei maggiori registi del cinema italiano che è qui perchè penso che il suo occhio si poserà su questa realtà per raccontarla, per raccontare la durezza e la speranza.

Però quello che vorrei dire rivolgendomi soprattutto al Prefetto, ai parlamentari presenti, è una cosa molto semplice: noi qui oggi vogliamo dare una buona notizia e la buona notizia è il fatto che c'è una bella Italia e questa bella Italia è fatta delle parole dei due ragazzi di Emanuele e di Antonio che abbiamo ascoltato. Due ragazzi di due città diverse eppure due ragazzi con dentro una tale quantità di passione, di motivazione e di voglia di fare che possono costituire il motore di un futuro diverso del nostro paese. Per Anna e per Giuseppe naturalmente circostanze come queste sono particolarmente dure e difficili e io credo che però possa essere loro di conforto, veramente, la coscienza che si deve avere da parte di tutti dell'emozione che l'assassinio del loro padre ha portato in tutto il paese.
Noi abbiamo voluto far passare qualche settimana perchè sappiamo come è fatto spesso il meccanismo delle emozioni: le emozioni tendono purtroppo ad essere brevi, intense ma brevi quando non sono vissute come da voi direttamente. E quando si spengono le telecamere tende un po' a farsi il vuoto che si sostituisce al pieno di quando le telecamere sono accese.
Noi abbiamo voluto far passare qualche mese per venire qui semplicemente per dire ai ragazzi di Locri e ad Anna e Giuseppe e al Sindaco e a tutta la comunità di Locri e alla Calabria che noi ci siamo e che vogliamo fare un lavoro insieme. Vogliamo per esempio, se il Sindaco sarà d’accordo, che le nostre scuole si gemellino che i dieci istituti che sono qui possano gemellarsi con quelli di Locri, che si possano scambiare visite, scambiare esperienze, scambiare iniziative, semplicemente scambiare rapporti, parole, flusso di comunicazione, tutto ciò che serve ad evitare quello che Antonio ha riassunto con la frase conclusiva del suo intervento in cui ha parlato della condizione della Calabria e ha detto “la solitudine è viverla”. Noi vogliamo che non sia più così.
Ma allora la lotta alla solitudine in queste ragione significa tante cose; per parte nostra significa questo sistema di relazioni, questo braccio che si tende e queste mani che si incontreranno a metà strada tra Roma e Locri. Ma questo chiama in causa tutto il paese, chiama in causa ciò che il paese è in grado di fare per questa terra e per altre terre segnate da poteri criminali che intervengono la dove c'è povertà, abbandono, dove c'è stato qualcosa di peggio della disattenzione anche da parte di chi aveva nel passato responsabilità politiche e istituzionali.
C'è bisogno che l'Italia senta la Calabria come il suo cuore, come un cuore che ha tanto più bisogno di cure perchè è un cuore malato che può guarire e la guarigione della Calabria sta nella Calabria stessa, la malattia è una malattia indotta da ciò che è stato fatto alla Calabria, è stato fatto dalla disattenzione ed è stato fatto dai poteri criminali ma la Calabria ha dentro di se enormi risorse per poter crescere.
Intanto delle risorse che non sono fatte di carne e di ossa ma sono fatte di quello che la storia ci ha consegnato, sono fatte dei bronzi di Riace, della meraviglia di questo mare, sono fatte di una costa fantastica, di centri storici, di un patrimonio archeologico ineguagliabile.
E’ ciò che farebbe la ricchezza immensa di tante altre parti del mondo e che qui deve essere dal paese (non si può chiedere di fare questo solo alla Calabria) deve essere dal paese valorizzato.
E poi c'è la risorsa fatta dagli esseri umani.
Io penso di conoscere non benissimo la Calabria, forse bene i calabresi anche perchè come giustamente è stato detto da rosa e da altri, Roma è probabilmente una città molto calabrese, ci sono tantissimi calabresi a Roma, anche Anna e Giuseppe sono romani, studiano da noi, come
tanti ragazzi che sono qui. E chi conosce la Calabria sa la grande fierezza e la grande voglia di futuro che c'è in questa terra di cui i ragazzi di Locri sono stati l'espressione più evidente.
Si poteva reagire in molti modi ad un assassinio come quello di Fortugno; c'è l'abbattimento, c'è il piegarsi, c'è l'isolamento, ci sono le finestre che si chiudono. Ricordiamo l'immagine del film di Marco Tullio Giordana “I cento passi” quando le persiane si chiudono.
Qui invece le persiane si sono aperte e a sbatterle in avanti quelle persine sono stati i ragazzi, sono stati il cuore del futuro di questo paese.
E questa è la risorsa fondamentale.
Per questo oggi è una bella notizia. Questi manifesti, queste magliette, questi slogan che i ragazzi hanno fatto a Locri e che hanno fatto il giro d'Italia, che oggi sono addosso ai ragazzi romani, sono una testimonianza di grandezza morale.
Il paese tutto deve prendere questa grandezza morale questa voglia di futuro, questa capacità di difendere in un momento duro come è stato l’assassinio di Fortugno, le ragioni della legalità, della giustizia e del rispetto dei valori democratici per farlo diventare qualcosa che si traduca in realtà.
Non spetta a me, io sono sindaco di una città che per quanto grande, per quanto capitale d'Italia… ma non spetta a me.
Però penso di poter dire che se in Italia, nel nostro paese oggi così stanco affaticato, incattivito, così diviso e separato dall'odio, così dilaniato e dunque così esposto al suo indebolimento, se l'Italia vuole immaginare il suo futuro come un grande paese deve assolutamente far leva sulle due risorse a cui ho fatto riferimento.
La prima risorsa è la nostra bellezza, la nostra meravigliosa bellezza, la nostra unicità; siamo veramente un paese di inaudita bellezza e questa bellezza è naturale e artistica e storica e culturale e deve diventare un valore.
Il secondo valore sono gli italiani, è il talento degli italiani, è il coraggio degli italiani, è l'inventiva, è la voglia di lavorare, è la disponibilità al sacrificio, Non dimentichiamoci mai che nel '92 noi vivemmo in pochi mesi prima la vicenda di tangentopoli, poi l'assassinio di Falcone e Borsellino, poi la svalutazione della lira ma tre anni dopo eravamo in Europa.
Questo è un paese che ha, come dice il presidente Ciampi, “la schiena dritta” e più c'è questa indicazione di valore morale più ci sarà futuro per l'Italia.
Bisogna avere fiducia. In un paese sfiduciato la fiducia viene da Locri, viene dai ragazzi, viene da Emanuele, viene da Antonio. E bisogna far leva su questo. e bisogna costruire pietra dopo pietra un futuro che naturalmente richiede scelte importanti perchè una regione non può essere separata e isolata dalle altre; una regione non può avere vie di comunicazione tanto difficili come è stato detto da una voce dal fondo prima, tanto difficili da rendere impossibile ai ragazzi di arrivare alla capitale del paese.
Non può essere così. Per il bene del nostro paese.
Allora i ragazzi che combattono contro la ‘ndrangheta, contro la mafia, i ragazzi di Locri e di Roma sono il futuro dell'Italia. O meglio: o l'Italia sceglierà loro come futuro o non avrà futuro. O l'Italia sceglierà la legalità, sceglierà i valori, sceglierà questo senso di giustizia oppure il nostro paese non avrà futuro.
Io mi auguro che tutti vengano a Locri e mi auguro anche che si possa immaginare proprio con i ragazzi di tutta Italia una iniziativa; sarebbe bello che patisse dai ragazzi di Locri e di Roma un'idea per una iniziativa da fare magari nel primo anniversario della morte di Fortugno, magari immaginando una sorta di maratona, che parta dal nord del paese, ciascun istituto perchè non c'è posto in Italia dove non ci sia una scuola, e che i ragazzi si possano l'uno con l'altro dare la mano dal Trentino fino a Locri e magari anche più giù, perchè come sappiamo ci sono altre regioni che soffrono della stessa minaccia, perchè l'Italia nuova e c'è un Italia nuova, è fatta della meraviglia dei nostri ragazzi.
E c'è l'ultima cosa che voglio dire: io sto spesso con i ragazzi, ho la fortuna insieme a Maria, l'assessore che è qui, di stare spesso con i ragazzi, di parlare con loro e di viaggiare con loro e di leggere quello che loro scrivono nei loro giornali, nelle lettere che ci mandano e so che meraviglia sono.
E so quanto è ingiusto raccontare i ragazzi di questa Italia del 2006 come se fossero tutti consumatori di programmi televisivi stupidi e di telefonini di ultima generazione. C'è molto di più nei ragazzi italiani, i ragazzi di
Locri lo hanno gridato nel momento in cui c'era il rischio del silenzio hanno avuto la forza di gridare e di rischiare come Antonio ha detto, ma i ragazzi di tutta Italia sono così e più la società diventa volgare e futile più tra i ragazzi c'è una domanda di senso; un grande scrittore ha scritto "ho sedici anni e non consentirò a nessuno di dire che è l'età più bella della vita”; e aveva ragione perchè è un'età difficile, un età di passaggio ma è un età in cui c'è un grande bisogno di capire il valore vero di questa cosa che si chiama vita. e se qualcuno ti insegna che il valore della vita sta nel chiudere le finestre, nel volgere le spalle agli altri, nell'esaltare il tuo io e nel consumare nel cinismo e nell'egoismo il tempo della tua esistenza allora la tua vita sarà consegnata all'infelicità.
Io non ho ricette per la felicità, non ho il diritto di averle e se le avessi non farei il lavoro che faccio; però credo di avere imparato dalla mia vita qual'è la ricetta per la serenità che è una cosa diversa dalla felicità ma è un bene straordinariamente importante: la ricetta per la serenità è non occuparsi solo di se stessi, la ricetta per la serenità è sapere che la vita non è un pugno che si chiude contro un altro ma è una mano che si apre, che la vita non è un ponte levatoio che si tira indietro ma è un ponte che si costruisce. Antonio ha detto "è stato il nostro 11 settembre".
Noi abbiamo conosciuto un secolo, quello che è appena finito, che si è concluso con la distruzione del ponte di Mostar, quello che consentiva nei Balcani di far incontrare le etnie diverse. Ed è cominciato con il crollo delle torri gemelle, quelle torri nelle quali abitavano e convivevano persone di tutte le etnie, di tanti paesi, di tante culture, di tante religioni. Dio ci scampi dalla tentazione di pensare che il nuovo secolo alla luce di questo sia il secolo in cui ciascuno si rinchiude in se stesso, ciascuno tira su il ponte levatoio e butta l'olio bollente su chiunque si avvicini.
C'è una meraviglia e questa meraviglia è il dialogo, è l'apertura, è l'incontro, è lo scambio , è la curiosità, è il non pensare mai nella vita di aver fatto un viaggio che ti ha portato nel porto definitivo e che devi solo ammainare le vele guardare il panorama che si descrive e smettere di sperare,
No.
Il senso della vita è il viaggio che continua, di cercare sempre panorami diversi e l'energia che muove la vita è questa.
Allora oggi è la buona notizia: ci sono ragazzi italiani, italiani, siamo di Locri, siamo di Roma ma siamo in primo luogo italiani, una parola che dobbiamo avere l0orgoglio di pronunciare,
Italiani.
I ragazzi italiani sono la miglior garanzia del futuro d'Italia e oggi da Locri sta cominciando un lavoro insieme, perchè noi qui oggi non siamo venuti per fare una gita di solidarietà, noi siamo venuti qui a proseguire un lavoro che abbiamo cominciato qualche mese fa e che proseguiremo, scuola per scuola, ragazzo per ragazzo e cercheremo di inventarci insieme altre iniziative perchè per noi Locri è una parte di Roma e vorremmo che Roma fosse una parte di Locri, siamo insieme,
Che i nostri ragazzi possano crescere insieme e un giorno, quel giorno dovrà venire e dovrà venire presto, i ragazzi di Locri non dovranno venire a Roma per studiare. Ci fa un grande piacere averli e siamo onorati ma ciascuno è nella sua terra e deve avere la possibilità di crescere, di formarsi e di riportare la sua crescita e la sua formazione nella sua terra.
Allora facciamo un'Italia diversa, posiamo farla tutti insieme.
Non è un fatto che attenga alla politica o meglio alla politica con la “p” minuscola; oggi noi facciamo l'elogio della politica con la “P” maiuscola. La politica con la “P” maiuscola sono i valori, le regole, la passione civile, l'onestà e la voglia di cambiare il mondo perchè cambiare il mondo è possibile e, guardate, sono quasi sempre stati dei ragazzi a cambiare il mondo. Prendete le dittature che sono cadute in tutto il mondo e troverete sempre dei ragazzi di 15, 16 17, 18 anni.
Così è stato per la Resistenza in Italia, così è stato per la caduta dei regimi autoritari. Prendiamo una figura che a me è rimasta sempre molto cara: era un ragazzo con due buste di plastica in mano davanti ad un carrarmato sulla piazza Tienanmen in Cina.
Io non so dove sia quel ragazzo, non so che fine abbia fatto ma so che quella è la vita. La vita è avere il coraggio di mettersi indifesi davanti a una cosa che è molto più potente di te e oggi; quasi vent'anni dopo ci troviamo qui a Locri a parlare di quel ragazzo; quel gesto semplice ha cambiato il mondo.
Uccideteci tutti, le magliette, il grido dei ragazzi di Locri sta cambiando e cambierà il nostro paese.


Walter Veltroni - il discorso a Locri - 14 gennaio 2006

 

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