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                                                                                               parole di sindaco

Primo Festival della scienza - Auditorium

Perchè la scienza? Perchè dalla scienza può venire la speranza. Lo dico molto semplicemente e lo dico con queste poche parole volendo esprimere il senso di un obiettivo: l'obiettivo di questo nostro festival che si articolerà attraverso convegni, dibattiti, tavole rotonde ma anche attraverso mostre, attraverso esibizioni, attraverso rassegna di film, sarà molto ampio e interdisciplinare, saranno più di uno i linguaggi  che verranno utilizzati per raccontare il tema, cioè il cervello, che quest'anno è stato scelto come centro e come cuore di questa nostra riflessione..

Dalla scienza può venire la speranza perchè purtroppo viviamo in un tempo cupo, in un tempo di paure, in un tempo nel quale paradossalmente ci si trova di dover noi, che siamo una società ad elevato contenuto tecnologico, ogni giorno a guardare con una certa ansia le notizie dei giornali che ci raccontano degli effetti che un'influenza di polli può determinare sul destino della nostra umanità. In questo paradosso sta racchiuso il gigante imbrigliato che è la scienza.

Naturalmente la scienza nel suo divenire ha sempre portato con se immensi cambiamenti. Non saremmo noi figli di questa società moderna se non ci fosse stata la rivoluzione industriale, la costruzione delle città, se non ci fosse stata la grande rivoluzione delle automobili o del trasporto aereo e se da ultimo non ci fosse stata la grande rivoluzione del computer e tutto quello che l'informatica ha consentito di fare.

Le frontiere della scienza sono giustamente infinite e come tali devono essere definite poi altro è il porsi, come è giusto porsi sempre di fronte ai temi che la scienza porta con se, quesiti etici, interrogativi alti, impegnativi - penso a tutto il tema della clonazione e alle grandi questioni che essa pone a tutti gli osservatori, cattolici e laici - sapendo però che la scienza è una grande risorsa e se in questo momento il mondo ha bisogno, come ha bisogno, di buone notizie persino per coltivare quella speranza senza la quale una collettività fa fatica a vivere e ad andare avanti, è dalla scienza che queste risposte possono venire.

Voglio fare due esempi diversi dal tema che affronteremo in questi giorni. Primo il grande tema ambientale. Vediamo di fronte a noi, vediamo palesemente, non c'è neanche bisogno di consultare i manuali, di leggere i dati, vediamo, lo sentiamo, che c'è un processo di mutazione climatica in corso. E leggiamo in quello che sta accadendo nei ghiacciai e nelle zone di desertificazione, che il  mondo che radicalizza le sue condizioni climatiche e per effetto di cause che sono dentro al nostro modello e alla nostra idea si sviluppo.

Come si riuscirà a risolvere tutto questo? Come si riuscirà a fare in modo che domani cresca, anche se si è già fortemente dilatata, positivamente perchè i danni prodotti sono abbastanza irreversibili, cresca in tutto il mondo la capacità di alimentare l'energia con fonti rinnovabili, come cresca quella capacità del sistema di pensare ciascuna cosa che fa secondo un criterio di compatibilità ambientale.

Dovremo continuare ad avere per molto tempo delle automobili che hanno la benzina o il diesel come propellente? Non dovrà la scienza, non dovrà la ricerca darci opportunità per affrontare la grande questione del rapporto tra la mobilità individuale e la compatibilità ambientale?
Seconda cosa: il crescente invecchiamento della società. La nostra è una società nella quale le persone vivono più a lungo e vivono meglio; la nostra società, in altre società non è così ma questo rimanda ad un altro tema sul quale la scienza può ma potrebbe sopratutto la sensibilità, l'intelligenza e l'umanità di chi ha la responsabilità di governare in tante parti del mondo. Ma da noi la società cresce in termini di durata dell'età e crescendo porta con se anche opportunità a problemi. Perchè le prime prevalgano sui secondi vi è grane bisogno della scienza che oggi ci offre delle opportunità e delle possibilità del tutto particolari.
Ma sono innumerevoli i fronti sui quali la scienza ci può fornire speranza. E non è l'applicazione perchè penso che la politica e i governi abbiano il compito di accompagnare la meravigliosa avventura della ricerca scientifica cercando sempre quelle precipitazioni che dalla ricerca scientifica possono migliorare la qualità economica, industriale e della vita degli esseri umani.

E questo è in fondo il difetto del nostro paese, di un paese che fa fatica a capire quanto sia importante investire sulla cultura scientifica, sulla ricerca, sull'innovazione; quanto sia importante pensare il futuro piuttosto che il passato; quanto sia importante far crescere attraverso tutti i mezzi la passione, la competenza scientifica diffusa.

Poi, certo, ne parlavo anche con il professor Cavalli Sforza, c'è anche il problema di come la scienza sa parlare di se stessa, di come i linguaggi inevitabilmente complessi della scienza riescano a tradursi in linguaggi comprensibili.

Ma in fondo questo è proprio il senso di questa iniziativa, è il senso dell'incontro dei 4000 ragazzi delle scuole che con l'assessore Maria Coscia abbiamo voluto organizzare in questi giorni e che consentirà a tanti ragazzi di entrare in rapporto con la scienza e in qualche misura obbligherà gli scienziati a trovare quella semplicità delle parole attraverso le quali sia possibile descrivere e far comprendere universi complessi.
Ma è proprio questo tentativo, questa speranza che la scienza porta con se che ha bisogno però, ed è l'ultima cosa che voglio dire, ha bisogno però di una capacità, questa tutta affidata alla responsabilità pubblica, di fare in modo che le conquiste scientifiche non allarghino la divisione del mondo. Voglio fare un esempio concreto. Siamo stati recentemente in Ruanda con i ragazzi delle nostre scuole, siamo andati perchè i ragazzi hanno, come si sa, costruito una scuola ed è stato un momento molto bello e molto emozionante quando l'abbiamo aperta.

Quando siamo arrivati in uno di questi luoghi di Kigali, dove i nostri ragazzi hanno piantato gli alberi insieme, dove stanno facendo una riforestazione grazie ad un progetto che anche noi sosteniamo, i nostri ragazzi sono stati incontrati da bambini che erano vestiti di stracci, di niente i quali l'unica cosa che chiedevano, perchè gli africani non chiedono l'elemosina quale che sia il grado della loro povertà, l'unica cosa che gli chiedevano era l'indirizzo e-mail.

E i nostri ragazzi erano stupiti dal fatto che in questo panorama di povertà fosse questa l'unica richiesta. Poi si è capito perchè. Perchè grazie ad un investimento che avevamo fatto, vi ricordate?, quando facemmo il concerto al circo massimo "we are the futur" con Santana e gli altri raccogliemmo dei soldi e grazie a questi soldi abbiamo costruito un centro in questo sobborgo di Kigali dove abbiamo messo dei computer e i ragazzi di Kigali vanno ogni giorno a turno a dialogare e quello di ci hanno voglia è parlare con dei ragazzi che stanno dall'altra parte del mondo.

E' un caso particolare che viene da una decisione e da una sensibilità politica e amministrativa, ma in generale, tra le tante decisioni del mondo, quella che appare sul lungo periodo più pericolosa e più grave è proprio la differenza dell'evoluzione tecnologica, quello che si può chiamare digital divario, questa sorta di separazione tra chi ha non solo le ricchezze materiali ma anche le conoscenze scientifiche e chi non le ha.

Ma questa è una questione che va oltre la scienza, che riguarda il senso del cammino della nostra umanità in questo nuovo millennio.
Per il resto questo vuole essere un incontro di amore per la scienza, di consapevolezza che alla scienza, alla ricerca, all'innovazione, bisogna guardare con fiducia e senza paura; siamo troppo dominati in tutto dalle paure noi occidentali; dobbiamo tornare ad avere fiducia.

Quando ero ragazzo avevo fiducia nelle speranze che erano racchiuse nel fatto che per la prima volta un uomo mettesse piede sulla luna e che attraverso la scienza si potessero combattere malattie che prima era impossibile combattere e trovare medicine che prima era difficile trovare. Dobbiamo avere lo stesso grado di fiducia, di atteggiamento positivo nei confronti della scienza ed è per questo che abbiamo chiesto a tante persone di venire a dire le loro parole e a tante altre, molte di più, di ascoltarle sperando che questo della scienza, dell'amore per la scienza e per la ricerca, diventi un virus, un virus positivo che attraversi il nostro paese e spinga tutti a capire che qui si gioca una parte importante del nostro futuro. Grazie.

Walter Veltroni - 16 gennaio 2006

 

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