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16.07.2007 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                            parole di sindaco

E’ finito l’incubo di Mariel

 

Portata a Roma con l’inganno e costretta a prostituirsi. Dopo aver  trovato il coraggio di scappare e denunciare i suoi aguzzini Mariel la scorsa settimana é tornata in Romania grazie al progetto di rientro assistito per le vittime di tratta sessuale. Una storia che ancora una volta sottolinea la grande importanza del lavoro congiunto fra Polizia di Stato e strutture sociali del Comune di Roma e l’efficacia dei programmi di rientro volontario assistito.

 

Mariel ha 17 anni, quando – nel gennaio di quest’anno - arriva a Roma dalla Romania. Ha i sogni di una adolescente che desidera costruirsi un futuro nuovo, lontano dalla povertà della sua famiglia e vicino al suo fidanzato, Lionel.

E’ proprio Lionel che, a Craiova, la spinge ad andare in Italia, rassicurandola sul fatto che potrà essere ospitata dalla sorella, Ana, residente presso un campo Rom nella zona nord ovest della Capitale.

Così Mariel sale su un pulmino con altre ragazze per andare verso il suo nuovo futuro. I primi giorni viene regolarmente ospitata dalla sorella di Lionel, ed attende fiduciosa l’arrivo a Roma del suo fidanzato.

Ma basta poco per capire che qualcosa non quadra. E’ la stessa Ana a rivelargli che il rapporto che la lega a Lionel non è quello di fratello e sorella: in realtà e la moglie, e quei quattro bambini che vivono con lei al campo sono i loro figli. Un quinto, peraltro, è già in arrivo…

Mariel è stordita, ma non sa cosa fare; non ha soldi, non conosce nessuno, non parla l’italiano. I suoi documenti sono già stati “presi in custodia” da Ana, e la situazione le appare sempre più terribile.

Chiama sul telefono Lionel, chiedendo spiegazioni che non arrivano. Arriva invece la realtà: Lionel dice di aver contratto debiti per pagarle il viaggio in Italia e l’accoglienza. Ora Mariel questi debiti li deve saldare… Come? La risposta è brutale quanto chiara: prostituendosi in strada.

Dopo due giorni al campo arrivano due ragazze romene, che prendono Mariel e la sua amica Violeta, arrivata dalla Romania con lo stesso pulmino, e le accompagnano in via della Pisana. Forniscono alla ragazze le istruzioni di base: quanto chiedere ai clienti e cosa dire nel caso siano fermate dalla Polizia: dare un nome falso e dichiarare la minore età.

Mariel inizia il suo lavoro. Lionel arriva dopo qualche giorno, e comincia immediatamente a raccogliere l’intero “incasso” delle due ragazze  ed a picchiarle quando i guadagni sono inferiori alle sue aspettative.

A Mariel viene dato un cellulare; ogni volta che si apparta con un cliente deve fare uno squillo a Lionel, prima di iniziare ed a rapporto concluso. Viene lasciata per ore ed ore senza cibo ed acqua, minacciata, umiliata e percossa ogni volta che viene ritenuto “perda tempo” con i clienti.

Per due settimane la “piazza” di Mariel e Violeta continua a essere via della Pisana, poi Lionel le “sposta” sull’Aurelia.

Per tre mesi la vita delle due 17enni è la stessa. Di giorno segregate al campo, di sera e di notte a reclutare clienti sulla consolare. Con il freddo e con il caldo, con la pioggia o con il sereno, tutti i giorni di ogni mese, anche quelli più “delicati”, durante i quali Lionel le obbliga semplicemente a tamponarsi con un fazzoletto bagnato.

E’ in una di queste occasioni che Mariel finisce al Pronto Soccorso, per farsi estrarre quel fazzoletto. L’ospedale vuole vedere i suoi documenti, e Ana le restituisce temporaneamente la sua carta d’identità.

I medici si insospettiscono, comprendono che fra le due donne non vi sono rapporti di parentela, leggono sul volto di Mariel la paura e l’umiliazione, ed avvertono la Polizia.

Mariel però viene immediatamente riportata la campo, e le forze dell’ordine non hanno modo di rintracciarla.

Nei giorni successivi, però, la polizia la ferma nuovamente. Viene portata in un centro di accoglienza del Comune di Roma, ed anche se Lionel e Ana le impongono con le minacce di scappare, riesce a stabilire un contatto ed un rapporto di fiducia con gli operatori sociali del Progetto comunale Roxanne.

Così lo scorso maggio, quando trova il coraggio e la forza per fuggire dalla strada, è proprio a loro che si rivolge, facendosi accompagnare da un cliente al Centro di accoglienza.

Immediatamente si  attiva la Squadra Mobile di Roma,  che riesce a rassicurare Mariel e a raccogliere la sua storia.

E Mariel non si tira indietro, le sue denunce sono precise e circostanziate, e davanti al dirigente Alberto Intini  descrive con doloroso dettaglio i suoi mesi di calvario.

Le indagini scattano immediatamente; grazie al racconto della ragazza Lionel ed i complici vengono identificati ed arrestati nel giro di pochi giorni. Il Campo dove Mariel è stata segregata, invece, non esiste più. Il Comune di Roma, anche per episodi come questo, ha provveduto a smantellarlo, provvedendo a dare accoglienza alternativa ai nuclei familiari più fragili.

Resta da ricostruire la vita spezzata di Mariel, di nuovo ospite in una struttura protetta del Comune di Roma. Gli operatori, assieme agli esperti dell’OIM, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, prendono contatto con la famiglia delle giovane in Romania. La situazione familiare è rassicurante, e vi sono tutte le condizioni perché Mariel ritorni in Patria dai suoi genitori e dai suoi fratelli, lasciandosi alle spalle l’incubo vissuto.

Così, grazie ad un progetto specifico attivato dall’OIM assieme al Ministero dell’Interno  e rivolto alle persone vittime di tratta, Mariel il 5 luglio scorso prende un aereo da Fiumicino, accompagnata dagli operatori.

Oggi Mariel è a casa – racconta l’Assessore alle Politiche Sociali Raffaela Milano -  nella sua famiglia, sostenuta ed assistita, sia psicologicamente che materialmente, dal personale dell’organizzazione, che l’aiuterà a costruirsi un futuro vero, lontano dalla strada e dalla violenza.

La sua terribile storia al contempo traccia una speranza, e dimostra come sia concretamente possibile affrancarsi da queste situazioni di sfruttamento.

Desidero ancora una volta sottolineare il grande e appassionato lavoro della Squadra mobile di Roma in sinergia con la nostra amministrazione – e in particolare con il progetto comunale Roxanne, dedicato proprio all’assistenza delle vittime di tratta - e il fondamentale contributo dell’OIM.

Ricordo che tutti  possono aiutare queste ragazze, segnalando situazioni i difficoltà al numero del telefono nazionale contro la tratta di esseri umani 800.290290. sono stati molti in questi anni, nella nostra città, i casi nei quali una telefonata ha permesso di salvare ragazze giovanissime strappandole alla rete di sfruttamento.

 

“Troppe volte – dice il Sindaco di Roma Walter Veltroni - ragazze ancora adolescenti vengono trascinate in Italia con false promesse di un futuro migliore, e costrette ad una vita di violenza e sopraffazione. La vicenda Mariel è emblematica, e testimonia non solo la necessità di perseguire in ogni forma gli aguzzini e gli sfruttatori, ma anche l’importanza di sostenere programmi di protezione che permettano poi il reinserimento nel proprio Paese e presso la propria famiglia.

I rapporti di collaborazione avviati recentemente tra il Comune di Roma e alcuni comuni romeni, tra cui Craiova, rappresentano una strada importante per rafforzare gli  interventi di prevenzione del fenomeno della tratta, le  indagini sulle reti criminali di sfruttatori, i programmi di sostegno alle vittime che desiderano fare ritorno nella propria terra ed essere sostenute per ricostruire il proprio futuro.”

 

Walter Veltroni - 16 luglio 2007

 


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