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                                                                                                parole di sindaco

Approvato il Piano Regolatore Generale

Per noi che siamo qui l'approvazione è stata una speranza, un desiderio, in qualche momento anche un sogno perchè si sa quanto sia complesso fare un Piano Regolatore. E tuttavia oggi possiamo dire, come ci siamo detti stanotte in Consiglio Comunale, che in questi giorni, in queste ore, Roma ha scritto una pagina della sua storia. E' una constatazione obiettiva, non enfatica. Noi abbiamo adottato questo Piano tre anni fa, dopo un lungo lavoro cominciato con la Giunta Rutelli e proseguito con il lavoro della nostra Giunta e siamo arrivati a compimento dopo un periodo durante il quale, voglio ricordarlo, abbiamo incontrato cittadini, associazioni, comitati di quartiere, movimenti, categorie sociali; abbiamo fatto un grandissimo lavoro che è parte essenziale di questo Piano Regolatore. Questo Piano Regolatore è innanzi tutto una grande pagina di democrazia cittadina perchè non è stato un'imposizione e non per caso è il primo Piano Regolatore approvato nell'aula del Consiglio Comunale dal 1909, 10 febbraio 1909. Gli altri Piani Regolatori sono stati approvati con altre procedure, anche quello del '62. Allora aver ascoltato e risposto a settemila osservazioni controdedotte, averne accolte il 25%, credo ci possa far dire che nessuna città italiana è mai riuscita a passare dalla adozione alla approvazione di un piano in un tempo così breve portando a termine una tale mole di lavoro. Ora la adozione finale sarà resa più facile dal fatto che la Regione ha approvato una legge che consente in questa materia di accelerare le procedure e contribuisce a fornire al Comune di Roma nuovi poteri rendendo più rapido l'iter di approvazione degli strumenti urbanistici.

Siamo indubbiamente ad un appuntamento con la storia della città e quando parliamo della storia in questo caso non parliamo tanto del passato ma del futuro perchè stiamo definendo e disegnando ciò che sarà Roma nel corso dei prossimi anni. E lo facciamo guidati da un'ispirazione strategica, da un'idea di fondo, da una visione della città.

Voglio citare quello che disse esattamente cento anni fa Ernesto Nathan quando descriveva sottolineando come non fosse più tempo per chi amava Roma di vivere timidamente nel presente con gli occhi rivolti al passato lo spirito della città. Tra virgolette è "vivere timidamente nel presente con gli occhi rivolti al passato" "Noi invece, proseguiva Nathan, nella vita breve o lunga dal destino serbataci, volgiamo lo sguardo all'avvenire, quello di una grande metropoli dove scienza e coscienza indirizzino insieme ai destini patri, rinnovate attività artistiche, industriali, economiche e commerciali". Perfetto.

E' passato un secolo. Quando lui pronunciò queste parole era il 1907, più o meno, manca un anno; due anni dopo fu approvato il Piano e ancora Nathan disse, nei confronti di un Piano che per la prima volta si preoccupava che la città non crescesse raddoppiando la sua estensione senza esattezza di tracciato e senza la scorta indispensabile dei provvedimenti atti a salvare il novo vastissimo demanio fabbricabile. Fu dato ordine e caratteri più chiari a diversi settori attraversati allora dalla febbre edilizia che caratterizzò il periodo precedente all'adozione del Piano. Furono salvate le ville ancora esistenti attorno a Roma, tutte quelle lungo la Nomentana, Villa Chigi, Villa Savoia; Villa Doria Pamphili, la zona dei Monti Parioli; furono allora gettate le basi della Roma moderna. un cammino che è proseguito nel '900 con luci e molte ombre e che ha avuto come date da ricordare il Piano del '31 approvato da un governatore e quello del '62 approvato in assenza di un sindaco in carica con Decreto Ministeriale.

E' per questo che stanotte abbiamo sentito tutti la sensazione che la seduta del Consiglio Comunale fosse una seduta in qualche misura carica di significato e di storia. Ma ciò che abbiamo voluto sottolineare è anche il fatto che a questa seduta si è arrivati secondo una procedura, un metodo che è qualificante il Piano stesso. Intanto vorrei ricordare che il 2 marzo il Consiglio, prima dell'approvazione del Piano, ha approvato un documento che non ha precedenti nella storia urbanistica della nostra città e cioè un documento, un regolamento per la partecipazione dei cittadini che potranno così intervenire come peraltro facciamo per le scelte più rilevanti, nella definizione delle opzioni urbanistiche più importanti. Contestualmente al Piano è stato approvato un provvedimento per l'edilizia sociale, una delibera che individua circa 22.500 stanze per edilizia residenziale e pubblica . Questo vuol dire che il nuovo Piano regolatore contiene complessivamente un'offerta di edilizia sociale di circa 68mila stanze che corrispondono a circa 22.600 appartamenti, pari al 23% dell'offerta totale di insediamenti residenziali. E sempre a questo proposito noi stiamo lavorando per intervenire su Corviale e su Laurentino 38 secondo ciò che avevamo detto: per Corviale dovremo intervenire per completare la dotazione di servizi per migliorare e integrare la qualità della vita; a Laurentino 38 la delibera relativa all'art.11, recupero urbano, dove sono previste tantissime attrezzature, avverrà a valle della demolizione prossima dei ponti di Laurentino 38 che abbiamo annunciato.

Dunque io voglio sottolineare questo: è la più grande manovra urbanistica della storia di Roma Capitale per complessità e per dimensioni. Voglio fare solo qualche esempio; il Piano del 1909 regolamentava un territorio di 5000 ettari, oggi sono 129 mila ettari; allora erano 559 mila abitanti, oggi sono 2 milioni e mezzo di residenti ma molti di più sono quelli che vivono; oggi non abbiamo fatto più un Piano per quartieri ma abbiamo fatto un Piano che ha dentro di se un'idea di sviluppo della città, un disegno di insieme, un disegno organico e unitario, una visione metropolitana che è sostanzialmente basata su tre cose.

La prima è il trasporto su ferro, la seconda è la tutela e la valorizzazione dell'ambiente e del patrimonio storico, la terza è il controllo della dimensione insediativa. Il principio di fondo è di non avere più una città che cresce intorno a un centro pregiato e poi si dissemina in maniera incontrollabile. Roma è cresciuta sia con l'edilizia orrenda negli anni '50, '60 e '70, sia attraverso gli insediamenti abusivi che sono stati rincorsi dalle infrastrutture. Oggi noi invece vogliamo ripensare la città policentrica, avere un città che abbia diversi punti di gravitazione; oggi ne abbiamo illustrato uno in questo convegno che abbiamo fatto dedicato ai campus universitari, parola che, ricordava oggi Santiago Calatrava, non è una parola americana; ci sono anche quelli che pensano che la Nike di Samotracia sia la "naik" di Samotracia; allo stesso modo la cosa vale per "campus", campus è una parola che viene da casa nostra.

Il futuro di Roma è policentrico e in questo policentrismo sta la risorsa fondamentale della sua crescita e del suo sviluppo. Io ieri sera ho sottolineato il fatto che il Piano Regolatore va inserito in questa stagione della vita della città, una città che cresce più del resto del paese, che produce occupazione, turismo, natalità, innovazione tecnologica più del resto del paese e che dunque si da un piano regolatore. C'è un modello in tutto questo, il modello Roma del quale si sta parlando tanto; e una parte di questo modello è però anche legato alla "temperatura istituzionale". Ho ringraziato e ringrazio di nuovo la maggioranza, i capigruppo, che hanno fatto un grandissimo lavoro, con una intelligenza politica che è quella che ha accompagnato il nostro lavoro per cinque anni e che ci ha consentito di cogliere tutti  i risultati che abbiamo colto, con un ruolo protagonista e forte di una politica che è cosciente di un'ambizione grande che deve avere nel governo e nel disegno della città e anche cosciente dei limiti, dei confini ai quali si deve arrestare. Ho ringraziato anche, e voglio rifarlo, l'opposizione dicendo loro che se l'opposizione può dire, come ieri sera ha detto,  che non avrebbe votato a favore - parlo di AN - ma che condivideva lo spirito del Piano Regolatore, o che, come ha detto Forza Italia, si erano raggiunti importanti risultati, o, come ha detto l'UDC, si tratta di un Piano Regolatore importante per la città, se tutto questo è avvenuto è perchè c'è un clima in quest'aula che in questi cinque anni ha portato a considerare la vita democratica esattamente come deve essere considerata e cioè il confronto di idee nel rispetto delle opinioni di ciascuno e nella consapevolezza che c'è un interesse più generale. Questa è un'aula che ha dimostrato in tempi di conflitti spaventosi, di parole inaudite che si ascoltano, che può esserci un confronto democratico, civile, fondato sul rispetto reciproco. E questo io credo sia una parte del modello romano che è fatto di concertazione e di clima istituzionale, di abbandono di uno spirito di parte; e voi non sentirete da noi parole che non siano parole che vanno nella direzione di questo senso istituzionale. Voglio ringraziare alcune persone, la prima, l'ho fatto stanotte lo rifaccio adesso, è l'assessore Morassut che ha fatto un lavoro gigantesco e non solo ha fatto un lavoro gigantesco di regia politica e di competenza amministrativa, ma questo lavoro fornisce alla città una documentazione su se stessa che Roma non ha mia avuto in queste dimensioni. Oggi la città è più cosciente di se, può meglio governare se stessa perchè si conosce. E insieme al lavoro di Roberto Morassut e degli altri assessori, sopratutto quelli che avevano maggiori competenze limitrofe all'urbanistica, io vorrei ringraziare i presidenti delle commissioni consiliari (cita tutti).

E ci sono altre persone che vorrei ringraziare oggi, il più importante è Giuseppe Campos Venuti. Ricordo che venne da me cinque anni fa, io non ero ancora sindaco, a dirmi che il suo sogno era che in questa consigliatura si concludesse questo iter che sembrava difficile; oggi possiamo dire che il sogno di questo grande urbanista italiano si è realizzato, siamo contenti e orgogliosi di questo. (...) Daniel Modigliani: Daniel Modigliani è stato una figura decisiva per la sua competenza, per il suo amore per la città e, posso dire, per la sua gentilezza caratteriale (... ringrazia tutti gli uffici e il gruppo di urbanisti).

Io vorrei sottolineare prima di concludere due o tre cose.

La prima riguarda la scelta ambientale che noi abbiamo fatto e che è una scelta molto importante, è una scelta che ci consente di avere a roma 2/3 di verde e 1/3 di costruito; il 68% della nostra città è verde, 87.800 ettari di aree verdi completamente salvaguardati; abbiamo tutelato e salvaguardato lo straordinario patrimonio archeologico e ambientale che è l'Agro Romano, 19 parchi regionali, 2 parchi agricoli a fronte dell'unico parco, quello dell'Appia Antica di 40 anni fa; 3700 ettari di verde pubblico all'interno del tessuto urbano diventano con questo piano 7.900, cioè più che raddoppiati; per capirci vuol dire che ogni cittadino romano avrà a disposizione in media 23 metri quadri di parco e di giardino; e a questo possiamo aggiungere i 3200 ettari di verde privato in più così come siamo certi adesso come piano di poter finalmente acquisire Villa Albani che viene indicata come verde pubblico; le controdeduzioni hanno poi ulteriormente incrementato l'estensione delle aree agricole di circa 350 ettari e insieme abbiamo approvato quel documento fondamentale che è la rete ecologica di cui Roma per la prima volta si dota nel segno della sostenibilità ambientale e della difesa delle biodiversità, avremo un sistema di cartografia che ci consentirà il controllo di questa rete e la sua utilizzabilità.

Seconda questione è la scelta di fondo, cioè la demolizione e ricostruzione di cui Giustiniano Imperatore è una testimonianza, il contrasto dell'abusivismo (320 mila metri cubi che sono stati abbattuti nel corso di questi anni) e soprattutto l'idea di fondo che la città può crescere senza consumare necessariamente territorio ma che può crescere grazie a tutto il lavoro di recupero; e le periferie di Roma cambieranno proprio grazie al nuovo Piano di riqualificazione che tra articoli 11, articoli 2, zone "O" i cosiddetti toponimi, riguarda oggi già un milione dei 2.600 mila cittadini di Roma.

Terzo la cura del ferro. Noi prevediamo nel piano 597 km di rete, 4 linee metropolitane, 3 passanti ferroviari, 298 stazioni raggiungibili a piedi da oltre la metà dei cittadini romani a fronte dei circa 482 km e di 168 stazioni della situazione precedente il nuovo Piano. E poi con l'approvazione di ieri sera abbiamo deciso alcuni prolungamenti: la linea B da Laurentina a Castel di Leva, la linea C non più a Farnesina ma a Grottarossa, la linea D da piazzale dell'Agricoltura fino a Grottaperfetta.

Insomma questa è la sostanza del Piano, è una sostanza molto impostante alla quale si accompagna l'allargamento del concetto di tutela dal centro storico alla città storica, la carta della qualità che ci ha consentito di censire 25 mila schede di elementi urbani, e l'intervento della grande architettura a Roma che con questo Piano è ulteriormente sottolineato. Sappiamo tutti di che cosa si tratta ma quello che sta accedendo al Mattatoio, negli ex Mercati Generali e quello che è accaduto con Renzo Piano, con a chiesa di Meyer, che sta accedendo con ZaaDid, con Odile Deq, all'Ara Pacis, con i Musei Capitolini che abbiamo aperto qualche tempo fa, il progetto di Tommaso Valle, la stazione di Paolo Desideri e soprattutto il Centro Congressi di Massimiliano Fuxas. Tutti vanno nella direzione giusta, A questi si aggiungerà la presenza di Rogers, di Salgado,  di Gregotti alla Romanina, un nuovo intervento di Renzo Piano, Santiago Calatrava, i campus universitari...

Cioè questo carattere di Roma come città viva, come città che racconta la sua contemporaneità è qualcosa di molto, molto importante.

Questi sono i lineamenti del Piano, il modo in cui è stato realizzato: partecipazione e clima politico e istituzionale, la scelta prioritaria di tutelare il verde della città, la scelta di avere la cura del ferro, di immaginare una città policentrica, la scelta di avere la grande architettura contemporanea, di avere la demolizione e ricostruzione e non necessariamente il consumo del territorio e infine, ed è per me la cosa più importante, l'idea di una città che è tutta insieme un progetto urbanistico e un progetto sociale. Noi abbiamo approvato qualche anno fa il Piano Regolatore Sociale, oggi approviamo il Piano Regolatore urbanistico: sono due facce della stessa medaglia, è la stessa idea di città. Una città può crescere quanto vuole ma se è diseguale finisce con l'implodere. Ciò che è più importante in una città è la sua capacità inclusiva e persino la nostra urbanistica è stata pensata con uno sguardo rivolto alla dimensione sociale. Io ho detto ieri sera e voglio confermare e chiudo su questo: questo è il Piano di una città più moderna e più giusta, laddove per modernità si intende la grande architettura ma anche la tutela ambientale e laddove per giustizia si intende il recupero delle periferie e la possibilità di utilizzare il mezzo pubblico per spostarsi in città.

Questo è il nuovo Piano Regolatore di Roma e oggi noi lo presentiamo alla stampa e all'opinione pubblica senza enfasi ma con l'orgoglio di aver portato a termine, tutti insieme, un lavoro molto importante che sarà per le generazioni che verranno dopo di noi, una garanzia per uno sviluppo ordinato, razionale e moderno della nostra comunità.

Grazie.

Walter Veltroni - 22 marzo 2006

 

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