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accade a Roma

PIAZZA
NAVONA
Piazza Navona libera dalle attività commerciali ambulanti è già più bella e
più vivibile per tutti, per i romani e per i molti che vengono a Roma da
tutto il mondo per ammirarla. Sono soddisfatto per l’ordinanza che abbiamo
iniziato ad applicare nei tempi previsti e per il clima civile nel quale gli
operatori della Polizia Municipale – ai quali vanno i miei ringraziamenti -
hanno garantito l’esecutività delle decisioni prese dall’Amministrazione
comunale. Abbiamo adottato i provvedimenti per il decoro di Piazza Navona
con l’obbiettivo di salvaguardare la qualità e l’equilibrio artistico e
architettonico di un luogo unico al mondo. Affermato concretamente e
serenamente questo indirizzo, può proseguire il confronto con le altre
categorie che operano nella piazza al fine di trovare, insieme, soluzioni
alternative”.
e ancora a proposito di bambini...
Ogni anno
muoiono per fame sei milioni di bambini. Dovrebbe essere la notizia
principale per tutti i giornali del mondo. Ogni altra preoccupazione,
nell’opinione pubblica e nell’attenzione dei governanti, dovrebbe scomparire
di fronte a una tragedia che diventa perfino difficile afferrare nella sua
dimensione. Quanti sono sei milioni di bambini? L’intera popolazione
infantile del Giappone, ha detto il Direttore generale della Fao Jacques
Diouf presentando il rapporto dell’agenzia. E’ come se ogni anno morissero i
due terzi di tutti i bambini italiani con meno di 10 anni. E’ come se
scomparissero nel nulla gli abitanti di interi paesi del pianeta.
Eppure sappiamo tutti che questa immane strage degli innocenti non dominerà
i giornali, né le televisioni o le radio. Non, almeno, in questa nostra
parte del mondo. A dircelo sono le cifre stesse che Diouf ha citato nel suo
rapporto. Quelle cifre raccontano infatti, nel gelido linguaggio
dell’economia globale, il disinteresse e l’insensibilità dei paesi ricchi.
Gli Obiettivi del Millennio sono lontanissimi e il dimezzamento entro il
2015 delle persone che patiscono la fame è irrealizzabile a meno che non si
verifichi una radicale svolta nella politica dei paesi industrializzati e
delle grandi istituzioni finanziarie internazionali. Nel Sud America e nei
Caraibi c’è qualche modesto progresso, ma la situazione continua ad
aggravarsi di anno in anno nei paesi del Sud est asiatico e, soprattutto,
nei paesi dell’Africa sub-sahariana.
Al quadro delineato dal Direttore della Fao vanno aggiunti, per quanto ci
riguarda, i dati ancor più desolanti che leggiamo sulle statistiche di casa
nostra. L’Italia era, con un miserrimo 0,17% del Pil che la collocava ben
ultima nella classifica dei paesi industrializzati, lontanissima
dall’impegno preso solennemente dai ricchi della terra di dedicare agli
aiuti allo sviluppo almeno lo 0,70% del loro prodotto interno lordo. Ora,
con i nuovi tagli decretati dal governo, l’esborso italiano si è ridotto
ulteriormente e dovremmo essere a non più dello 0,12%.
E’ una cifra per la quale dovremmo provare vergogna. Un grave peccato di
omissione contro le leggi della giustizia e della solidarietà. Ma anche un
segnale di imprevidenza, di non comprensione di una realtà che pure è sotto
gli occhi di tutti, anche di chi non è abituato a porsi problemi sotto il
profilo della morale: il pianeta non può continuare a vivere portandosi
dentro una simile ingiustizia. Se il divario tra ricchi e poveri continuerà
a crescere, come sta facendo, il futuro sarà nero per tutti. Anche per
quelli i quali ritengono che la morte di sei milioni di bambini non sia
affare loro.
22 novembre 2005