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parole di sindaco

Scuola Germanica - Settimana della Memoria
Ho molto piacere che sia con questa iniziativa che inizia quella che per noi è stata definita ed è la Settimana della Memoria. Voi sapete che da qualche tempo il Parlamento italiano ha istituito la Giornata della Memoria e noi abbiamo ritenuto più giusto che questa iniziativa si estendesse; in verità per noi tutto l'anno è dedicato alla memoria ma abbiamo voluto che in particolare in questa settimana vi fossero varie iniziative dedicate alla ricostruzione della pagina più terribile del secolo scorso che è stata la Shoa.
E mi fa piacere che tutto questo inizi con il primo passo; il primo passo in ogni viaggio è quello più importante, e questo primo passo è nel segno dell'incontro: dell'incontro fra due scuole, la scuola tedesca e la scuola Renzo Levi della nostra comunità; incontro nel segno di quella nuova Europa di cui l'Ambasciatore ha parlato e che costituisce in fondo la grande meraviglia della quale non sempre ci rendiamo conto del millennio che è appena iniziato. Il continente che oggi è unito, che deve esserlo sempre di più, sempre più coerentemente, con sempre più decisione e forza, è lo stesso continente dove si sono combattute due terribili guerre, quella del 15-18 e quella del 39-45; due guerre che hanno insanguinato il nostro continente e che hanno fatto milioni di morti; due guerre che hanno separato paesi, hanno messo l'uno contro l'altro gli europei; e oggi tutto questo lo possiamo considerare dietro le nostre spalle proprio perchè abbiamo pensato a quello che è accaduto e non abbiamo rimosso; abbiamo cercato di capire quello che è difficilmente comprensibile. Come voi forse sapete ogni anno andiamo ad Auschwits e colgo l'occasione per dire al direttore della scuola che sarà nostro piacere, lo dico anche a nome dell'Assessore Maria Coscia, se l'anno prossimo nel viaggio che faremo ad Auschwitz potremo anche ospitare dei ragazzi della scuola tedesca. Ci farebbe veramente un grande piacere.
Ogni anno
facciamo questo viaggio e lo facciamo che le meravigliose persone che sono
qui; e per quanto si vada lì, anzi tanto più si va lì, tanto meno risolta
comprensibile quello che è accaduto. Ciò che è accaduto sfugge ad ogni umana
comprensione. La spaventosa macchina della morte che fu organizzata, è stata
la dimostrazione del punto al quale la follia umana può arrivare; una
macchina della morte organizzata per sterminare un popolo e poi votata anche
a sterminare non solo il popolo ebraico ma tutti coloro i quali venivano
considerati di una razza diversa. Razza.
Parola che dovremmo tutti imparare a capire che si può usare solo al
singolare perchè non esistono diverse razze, esiste una sola di razza ed è
la razza umana dentro la quale ci sono etnie, culture; ma quando si sente
parlare di multirazzialità, si sente parlare di una cosa sbagliata. Si può
dire multiculturalita, multietnicità ma non multirazziolaità. Non c'è una
razza diversa dall'altra e non c'è nessuna razza che può stabilire la sua
superiorità sulle pretese altre razze.
Lo si è
stabilito per gli ebrei e poi si è pensato che questo potesse estendersi
agli zingari, agli omosessuali, si è esteso come sappiamo a tutti coloro i
quali non la pensavano come quelli che avevano il potere di decidere.
Una macchina terribile, una macchina spietata, una macchina dentro la quale
ogni umanità è stata cancellata, una machina dentro la quale sono rimaste le
vite delle persone che sono qui; sono rimaste le loro viste perchè non ci
sono solo le vite spezzate di quelli che non ci sono più e sono tanti, tanti
milioni, nella nostra città sono più di mille, ma ci sono anche le vite di
chi è sopravvissuto, delle persone che sono qui, che sono state ad Auschwitz,
a Bikenau, che sono state negli altri campi di concentramento, che hanno
conosciuto e visto che cos'è quando qualcuno vuole annientare la tua
esistenza.
Molti si
loro sono entrati con la loro famiglia e sono usciti da soli; sono entrati
bambini e sono usciti adolescenti e da soli. Sono tornati nella loro città e
hanno fatto fatica a convincere che quello che raccontavano era vero; sono
tornati nelle loro case, nel loro quartiere e hanno vissuto col rimorso o
con la fatica dell'essere sopravvissuti; e alcuni di loro, lo abbiamo
verificato andando ad Auschwitz, portano ancora con se un dolore tanto
profondo per coloro i quali se ne sono andati da non riuscire a reggere una
specie - per noi incomprensibile, per loro assolutamente reale - senso di
colpa. Non ci sono qui oggi Tatiana e Ada Bucci che non sono romane e che
sono due "bambine" di quattro e sei anni che sono state portate nel campo di
concentramento di Auschwitz e che non riescono a darsi pace perchè il
cugino, diversamente da loro, fu fatto oggetto di esperimenti e poi fu
ucciso subito prima della liberazione.
Questa storia non può essere rimossa; e non può essere rimossa nel "mio"
paese anche scaricando solo sul nazismo responsabilità che sono anche del
fascismo italiano, che bisogna chiamare con nome e cognome perchè purtroppo
quella sera al ghetto il 16 ottobre del 1943, a indicare i portoni dove
bisognava entrare c'erano italiani; e le leggi razziali del 1938 sono state
approvate da italiani che hanno votato...votato... deciso che si dovesse
impedire che si potesse andare sugli stessi autobus, sedere sullo stesso
banco, di poter fare lavori pubblici. Si è ritenuto che quella stella gialla
dovesse diventare il segno di una presunta infamia.
Dunque c'è materia di riflessione per tutti, nessuno escluso; e questa
riflessione tanto più severa è tanto più sincera è: ed è una riflessione che
attualmente si estende a tutti i totalitarismi del secolo XX°, perchè la
Germania ha vissuto sulla sua pelle un altro totalitarismo, ha vissuto
un'occupazione, ha vissuto una riduzione delle libertà poi si è manifestata
quella meravigliosa pagina di storia del Novecento ce è stato l'abbattimento
del muro di Berlino e la costruzione di una Germania unita. E proprio perchè
questa riflessione può essere portata senza limiti fino in fondo, al tempo
stesso se ne può trarre motivo di speranza anche se dobbiamo sapere che
questa belva, la belva dell'odio, dell'odio antisemita di cui vi sono
dimostrazioni frequentissime in tutte le società occidentali, sia la belva
della contrapposizione etnica è sempre presente; lo è stato nei Balcani Non
nella metà degli anni quaranta ma ala fine degli anni novanta; lo è in
Africa dove si sono condotte guerre spaventose tra etnie quasi sempre nel
totale disinteresse, o peggio, dell'occidente; lo è in tante altre zone del
mondo in cui comincia a farsi strada l'idea che le diversità etniche non
possano che essere regolate attraverso la via del conflitto. Sono rimasto
molto impressionato qualche giorno fa dal vedere le notizie provenienti
dalla civilissima Australia, un posto dove non è mai successo niente e dove
d'improvviso, per una serie di serate, i ragazzi australiani si ritrovavano
sulla spiaggia per andar a caccia degli immigrati; e ho visto e mi ha molto
colpito, dall'alto un'immagine di una scritta fatta dai ragazzi sulla sabbia
della spiaggia e c'era scritto Ossi, australiani, 100%.
E' l'inizio della fine. quando si comincia a pensare che qualcuno deve essere al 100% e se qualcun altro che non lo è è nemico, è l'inizio della fine. Per fortuna nessuno di noi è più al 100% di niente; siamo tutti figli di storie diverse; mia madre è nata in Slovenia, mio padre è nato a Tripoli pur essendo italiano, e parliamo dell'inizia del secolo scorso. Figurarsi adesso dove per fortuna, per effetto della globalizzazione, ragazzi senegalesi e ragazzi cinesi si incontrano a Roma e magari fanno di figli. Chi ha il 100% di qualcosa? Per fortuna noi abbiamo nei nostro occhi tanti paesaggi, tante culture, tante storie, tante lingue; siamo figli di questa molteplicità, di questa diversità, di questa ricchezza; è dell'umanità forse la cosa più bella. Ma se il riflesso che scatta è un riflesso falsamente identitario di cui veramente si avvertono solo i pericoli, alla fine il mondo farà fatica a reggere, farà fatica a conoscere il domani. Allora proprio l'esame del Novecento, proprio la ricognizione della Shoa, proprio la consapevolezza della dimensione orrenda di quello che è accaduto lì ci deve far guardare con fiducia e speranza al futuro. io vorrei dire che oggi la riflessione sulla Settimana della Memoria comincia con un meraviglioso ponte che si getta, tra una scuola tedesca e una scuola della Comunità ebraica di Roma. E' la strada giusta. A Mostar fecero saltare il ponte, i ponti sono la prima cosa che salta quando ci sono le guerre. Oggi è il tempo dei costruttori di ponti. Bisogna ricostruire ponti dappertutto, bisogna fare in modo che ci si parli, ci si incontri, ci si ascolti, si dialoghi, ci si conosca meglio gli uni con gli altri, si abbia curiosità, si abbia voglia di viaggiare.
L'altro giorno sono stato in una scuola per il turismo e mi è venuta in mente una frase di S. Agostino che dice "la vita è come un libro" e chi non viaggia si ferma alla prima pagina"
Il viaggio è un fatto intellettuale prima che fisico; il viaggio è la ricerca dell'altro, la scoperta, la curiosità per chi la pensa diversamente da te, per chi ha altre storie, per chi ha qualcosa da raccontare che tu non sai e non conosci.
Il viaggio è i contrario dell'ideologia, è il contrario dell'immobilità del sistema delle certezze chiuse che producono sempre delle catastrofi spaventose.
Il dubbio è una meraviglia. Il dubbio e i valori insieme sono la dimensione di un viaggio intellettuale e umano che vale la pena di vivere. Non avevano dubbi e non avevano valori colori i quali hanno cercato di schiantare la popolazione ebraica alla metà degli anni quaranta. Oggi possiamo guardare con la necessaria serenità e durezza a quel tempo e possiamo trarre dalla storia anche successiva del novecento la convinzione che la strada giusta non è quella dei campi di concentramento, la strada giusta è quella dell'incontro e del dialogo.
Invece di fili spinati, i ponti; così l'umanità riuscirà a conoscere il suo futuro. Grazie e buon lavoro.
Walter Veltroni - 23 gennaio 2006