27.11.2006
parole di sindaco
Ostia
per l'Africa: una scuola in Malawi
Voi avete visto delle immagini; sono immagini girate dai ragazzi del Labriola, fotografati dai ragazzi del Labriola e sono le immagini con le quali molti di voi, quelli che verranno in Malawi partiranno; poi torneranno e saranno le immagini che altri ragazzi delle scuole vedranno quando saranno proiettate.
Sono immagini che ci resteranno nel cuore, lo diceva prima Giacomo, lo diceva Ilaria, sono immagini che restano nel cuore, sono immagini che cambiano la vita ma non nel senso retorico del termine.
Quei bambini che voi avete visto sono sono bambini che lasciano un segno, lasciano un segno profondo perché si sente il dovere di non lasciarli soli.
Noi è il terzo anno che facciamo questo progetto che è un progetto tra i più belli, direi anche unico, credo si faccia solo in Italia; perchè quando racconto i miei colleghi sindaci delle città in giro per l'Europa non c'è nessuno che mi dica "lo facciamo anche noi".
E' un progetto di grandissimo valore sia, ovviamente, per i ragazzi africani ma anche per noi, anche per la nostra comunità anche per i ragazzi delle nostre scuole che si abituano a conoscere, a conoscere dal vero, direttamente ciò che si legge sui libri o che qualche volta si vede in televisione.
Ma la conoscenza diretta, il sentire quegli odori, il vedere quei colori in il toccare quelle mani di persone la cui esistenza è molto diversa dalla nostra, dà una percezione del tutto diverso della nostra vita, non solo della loro vita.
Voi avete visto sulla scritta che c'era prima che una persona in Malawi vive quarant'anni di media; quindi voi sareste più o meno delle persone di mezza età. In Italia invece si vive dai 72-75 anni fino a... e la vita non solo è più lunga ma anche le giornate sono più lunghe perché in Malawi, come in tante altre parti della Africa, tolti spesso i centri abitati, non appena si esce un po' dai centri abitati, la giornata finisce quando finisce il sole. Non si dice "passiamo la serata guardando la televisione": non arriva l'elettricità e non c'è televisione e la sera le persone si incontrano per parlare,per cantare, per ballare, per fare cose che fanno relazione di vita tra di loro.
Noi
abbiamo fatto questi esperimenti in questi due viaggi che sono stati tutti e
due molto belli tanto che hanno lasciato dei segni. Questi segni sono
Kanimambo, l'associazione dei ragazzi che si occupano del Ruanda; e sono
certo che quando torneremo dal Malawii insieme a Ostia - a questo proposito
voglio ringraziare da don Franco, voglio ringraziare Paolo Orneli e tutti
ragazzi del Labriola, in primo luogo loro, per essere stati protagonisti di
questa iniziativa - quando torneremo dal Malawi vedrete che si costituirà
una associazione per i rapporti con il Malawi e che affiancherà i progetti
per l'Africa.
La prima volta che siamo andati in Mozambico, siamo stati con i ragazzi a
vedere la scuola nuova, quella che avevamo costruito grazie loro soldi e
grazie ai soldi di diverse persone che ci hanno dato una mano. Quando
l'abbiamo costruita siamo stati lì ed è stata una grande festa, veramente
una festa meravigliosa. Poi però siamo andati insieme a vedere una
discarica, siamo andati insieme a vedere come vivono e ragazzi della vostra
età che hanno... non so se perso la lotteria della vita e poi è difficile
dire chi vince e chi perde... sono usciti su un'altra ruota.
Lo
spettacolo di Giobbe che uno spettacolo veramente bellissimo dedicato alla
Africa, lui è d'accordo con questa affermazione (risponde Giobbe Covatta:
non ho visto nessuno spettacolo più bello di questo) spettacolo che racconta
esattamente tutte le anomalie e le disuguaglianze che esistono in tutte le
parti del mondo ma quando si va li e si vede in una discarica ragazzi vostri
coetanei i quali la mattina non è che vanno a scuola, la mattina vanno a
cercare il cibo nelle discariche o vanno a cercare quello che poi potranno
vendere; allora si ha la percezione di come il mondo sia in diseguale
maniera inaccettabile; quando si vede dei bambini così piccoli nelle
condizioni nelle quali chiunque va in Africa vede... io ricordo quando
andammo lì, qui c'è Stefano, il fotografo che era con noi e che fatto
una delle foto più belle che io ho visto sulla Africa, la foto di due dita
che si toccano: le dita di un bambino africano che era un bambino che era
stato trovato in un cassonetto dell'immondizia ed era stato portato in
questo orfanotrofio, era una uno scheletro con un po' di pelle addosso; ve
le dita di un adulto, un italiano che si toccavano. Io ricordo benissimo
quel momento, ricordo la sensazione di pena che noi avemmo, poi quel bambino
non ce l'ha fatta, e la sensazione che che tutto questo sia assolutamente
inaccettabile e che solo un mondo un po' stupido come il nostro nel quale
tutti noi viviamo in qualche modo ci acconciamo questa stupidità, in fondo
anche la stupidità è parte della nostra vita e non c'è nulla di male a
frequentarla però la si può frequentare, la stupidità, con tanta più
leggerezza quanta più coscienza c'è delle cose grandi e se non si guarda
come se le cose grandi non ci riguardassero.
Quei bambini che muoiono ogni giorno, trentamila ne muoiono ogni giorno in
Africa, chiamano in causa noi, chiamano in causa la nostra fortuna: non
possiamo solo dirci che siamo stati più fortunati di loro. Siccome siamo
stati più fortunati abbiamo un dovere di risarcimento e questo dovere di
risarcimento si può esercitare in moltissimi modi: partecipando a
manifestazioni, iniziative politiche e culturali di sostegno alla Africa e
lo si può fare come facciamo noi: raccogliendo risorse e costruendo scuole e
acquedotti.
Io ricordo quando sorella di Alberto Sordi ci chiamò a casa sua e ci regalò un assegno di 500 mila euro, 500 mila euro. A proposito del fatto che Alberto Sordi era tirchio solo perché rispondeva a chi gli chiedeva perché non si fosse sposato "e che me metto n'estranea in casa!" risposta da cui tutti ne trassero la conseguenza che lui era il tirchio. Invece era un uomo di grande generosità e sua sorella lo è altrettanto.
E abbiamo fatto con quei 500 mila euro tante cose: abbiamo fatto delle scuole acquedotti e come quando siamo andati l'anno scorso a Gatare, vedrete che attesa c'è; a Gatare ci saranno state cinque o seimila persone che ci aspettavano perché per loro con l'arrivo di una scuola con l'arrivo dell'acqua cambia radicalmente la vita.
Voi pensate che cosa succede nelle nostre case se la mattina non esce l'acqua: usciamo pazzi... urla... E pensate che tutte le mattine le madri lì si mettono un secchio sulla testa, fanno tre chilometri, tornano indietro con l'acqua sulla testa e così vivono e vivono in condizioni tali che si diffondono le malattie e tutto quello che noi sappiamo.
Però
vedrete anche una Africa gioiosa; l'Africa non è un continente triste questa
è la cosa secondo me più fantastica. Dovunque siamo andati, anche nel luogo
dove c'è maggiore tristezza c'è maggiore allegria. Non sono persone che
guardano alle loro condizioni economiche con tristezza, non sono persone che
ci odiano perché vivono la metà di noi; avrebbero tutti i diritti di odiarci
perché quando siamo andati Ruanda siano andati in un paese nel quale durante
una guerra che ha fatto un milione di morti su 8 milioni di abitanti gli
occidentali l'unica cosa di cui si sono preoccupati è stato di salvare se
stessi, hanno portato in salvo - lo dico e non è una battuta purtroppo -
hanno portato in salvo anche il cane dell'ambasciatore di un paese
occidentale e hanno lasciato li gli abitanti ad ammazzarsi come purtroppo è
accaduto dopo che avevano decretato in una specie di definizione etnica
quella che invece era una differenza economica.
Gli africani avrebbero tutte le ragioni per avere rancore nei nostri
confronti ma non ce l'hanno. Ci accolgono con una straordinaria amicizia e
una straordinaria fraternità.
Giobbe
potrà raccontare di una volta che lui è andato giù per girare un film, aveva
riunito tutti attorno a sé, gli ha spiegato quello che dovevano fare, poi
alla fine il capo tribù ha chiesto "si, sì, tutto bene ma cos'è un film?"
C'era questo piccolo particolare: noi diamo per scontate molte cose che lì
scontate non sono e che invece sono una meravigliosa e allegra conquista.
Ci accoglieranno col sorriso, stabiliranno dei legami di affetto: ho visto
quasi sempre tutte le volte che siamo andati, la commozione delle ragazze
dei ragazzi e anche però la naturalità dei rapporti perché io immagino che
la prima cosa che i genitori dicono ai ragazzi che vengono in Africa "stai
attento, non abbracciare..." dopo 2 secondi tutte queste
raccomandazioni vanno a gambe per aria e succede invece quello che è
naturale che succeda, cioè un rapporto di fratellanza con queste persone
verso i quali l'occidente dovrebbe avere in uno sguardo principale e che
invece l'occidente dimentica.
Per dare un'idea l'occidente ha preso l'impegno di dare lo 0,7% del prodotto interno lordo come donazione paesi in via di sviluppo, il nostro paese, gli Stati Uniti, stanno allo 0,12 - 015%: impegni presi solennemente, impegni non mantenuti.
E allora
noi facciamo quello che possiamo fare: costruiamo scuole, acquedotti,
portiamo elettricità, facciamo vivere a quei ragazzi un'esperienza che non
hanno mai vissuto prima, quella per esempio di avere una scuola; e siccome
da lì che comincia tutto, è dall'istruzione che comincia il riscatto
dell'Africa e comunque in generale il riscatto di chi si trova in una
condizione di maggiore disagio, è li che è importante concentrare lo sforzo.
E vedete per me per me che sono il sindaco di questa città, per Giobbe
Covatta che né il delegato per l'Africa, per Maria Coscia che è l'assessore,
per tutti noi l'idea di vedere in un posto sperduto dell'Africa la scritta
Roma o Ostia davanti a una scuola, è sempre un grande motivo di
soddisfazione perché nasce dal cuore di questa città. I padri conboniani
fanno un lavoro fantastico da anni, noi speriamo che questo processo per la
canonizzazione di padre Comboni vada avanti con l'accelerazione necessaria,
e però fatemi anche dire una cosa che prima è stata citata da don Franco e
che riguarda queste due meravigliose persone che sono qui davanti a noi che
sono Carmelo e Loretta: loro mi hanno scritto una volta sono due pensionati
ma non due pensionati di quelli che guadagnano milioni e milioni, sono due
pensionati, credo che tu lavorassi all'ATAC... da quelle parti... alle
ferrovie, le ferrovie dello stato quindi potete immaginare che non sia una
pensione d'oro; Carmelo e Loretta mi hanno scritto una volta dicendo "noi
vogliamo dare la nostra tredicesima per un progetto" e allora li abbiamo
messi in contatto, sono diventati amici e quando apriremo la scuola sarà la
vostra scuola oltre che la scuola dei ragazzi che hanno raccolto i soldi;
quindi volevo veramente ringraziarvi.
Questo e il cuore della città. Vedete, le città non sono solamente mattoni, le città sono anche un'anima. Ci sono città che si chiudono, città ostili nei confronti degli stranieri, città egoiste. E ci sono invece città che cercano di aprirsi, di abbracciare, di mettere dentro, città che hanno quel senso di solidarietà e di generosità che è necessario.
Io penso che Roma appartenga a questo secondo tipo di definizione e che questa è anche una delle ragioni per cui Roma è una città serena; perché chi viene in questa città sa di trovare una città che si occupa del continente, in particolare per gli africani, del continente da cui molti di loro provengono.
Lavorate, lavorate con i vostri insegnanti, lavorate per far crescere la consapevolezza per l'Africa, lavorate per organizzare tutte le iniziative perché abbiamo bisogno dei soldi per fare la scuola, chiederemo anche questa volta un po' dappertutto come abbiamo sempre fatto perché noi, oltre che pagare la scuola, dobbiamo pagare il viaggio per tutti voi
Quindi dobbiamo raccogliere dei soldi e speriamo di trovare la stessa generosità che abbiamo trovato altre volte.
E
preparatevi a questo viaggio che sarà una meravigliosa esperienza umana, una
di quelle che rimangono per tutta la vita e quando la faremo alla fine di
aprile avremo avuto ancora una volta la possibilità di dimostrare che non è
necessario che sia l'egoismo a prevalere ma che può prevalere quel minimo
senso di umanità che definisce, che fa la differenza tra l'indifferenza e la
partecipazione, la solidarietà, lo spirito di comunità.
Grazie
Walter Veltroni - 27 novembre 2006 - teatro Brancaccio