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03.10.2006 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                             parole di sindaco

Progetto Afro: agenzia di comunicazione per l'Africa

Con Savino Pezzotta e gli altri siamo come una compagnia che non ha un teatro stabile che però gira sostanzialmente attorno ad un tema che sta a cuore alle persone che stanno dietro a questo tavolo.

Questo tema è l'Africa. In fondo per me ma credo di poter dire anche per il professore Profumo, per Savino Pezzotta, per Andrea Monorchio, per Riccardo Bonacina, ovviamente il professor Bonomi, per tutti noi l'Africa è il paradigma di qualcosa che non riguarda solo le persone che il continente vivono, ma riguarda in primo luogo noi, riguarda la nostra idea della società. la nostra idea perfino dell'etica.

Per tutti noi è inimmaginabile che il mondo continui a crescere secondo questo dislivello tra le zone di espansione economica che per fortuna da un certo punto di vista si diffondono, pensiamo all'irruzione sullo scenario mondiale di paesi come l'India e come la Cina e dall'altro però l'aggravarsi della distanza con altre zone del mondi, di tutte queste evidentemente l'Africa e quando parliamo di Africa, parliamo prevalentemente dell'Africa sub-sahariana che è quella nella quale si registrano con maggiore evidenza i fenomeni più inaccettabili di questa disuguaglianza.

Le cifre sono quelle che noi sappiamo: dai 30mila bambini che muoiono di fame ogni giorno alle malattie come la malaria e l'AIDS, al diffondersi delle guerre. Questo a fronte di un continente che però anche dando delle prove straordinarie perchè in molti paesi si va affermando stabilità politica, alternanza, regole di sistemi democratici, hanno costituito l'unione africana... cioè a fronte della drammaticità delle condizioni strutturali, c'è dal punto di vista soggettivo una grandissima vitalità della società africana sia nei suoi termini di rappresentanza politico-istituzionali,  sia proprio la società civile.

Esiste però un gigantesco problema che è nella comunicazione di questo continente nei confronti del resto del mondo e del resto del mondo nei confronti di questo continente.

Voglio fare un esempio. L'ultima volta che siamo andati con i ragazzi delle scuole in Rwanda a Kigali, io sono rimasto molto colpito dal fatto che quando siamo andati in un piccolo sobborgo con bambini in condizioni che potete immaginare, la prima cosa che questi bambini hanno chiesto ai nostri ragazzi delle scuole è stato l'indirizzo e-mail e la parola e-mail detta da bambini vestiti di stracci, in questo scenario, faceva un rumore particolare. Chiedevano l'indirizzo e-mail perchè noi con un progetto che finanziammo qualche anno fa con un concerto che ricorderete,  che si chiamava "we are the future", abbiamo finanziato l'installazione di una serie di computer in diversi paesi di cui uno è Kigali; e questi bambini hanno cominciato ad usare il computer e a comunicare con il resto del mondo.

Il problema della comunicazione è da un lato il problema molto importante di relazione tra questo continente e il resto perchè guardate.. voglio fare solo una considerazione macro politica: noi dobbiamo... come posso dire... ringraziare la maturità di un continente che vive una condizione di grande povertà se questa non si è sposata fino ad ora con il fondamentalismo o peggio con il terrorismo. L'Africa sub-sahariana  nella quale si concentrano fenomeni di povertà, è da questo punto di vista un riferimento abbastanza importante.

Però noi stessi non sappiamo cosa succede in una parte del mondo nella quale vivono centinaia di milioni di persone e la cui vita o la cui morte non può non riguardarci. Le informazioni non ci arrivano.

Io ricordo quando dirigevo un giornale, aprire con la notizia che in Rwanda c'erano stati alcune centinaia di migliaia di morti nel giro di poche settimane era una cosa che appariva blasfema; se ce ne fossero stati 500 in Belgio era ovvio che si sarebbe aperto con quelli il giornale; è questo diverso peso della vita umana che, almeno per le persone che stanno qui, è una delle sfide etiche più importanti che si possa ingaggiare.

Ed è per questo che abbiamo deciso, e io sono molto grato ad Alessandro Profumo, mentre Savino ed io siamo ormai ammalati, tanto che questa malattia proseguirà nel tempo anche oltre questo progetto. Sono veramente grato ad Alessandro Profumo per averci messo nella condizione di fare questa esperienza: la costituzione di una agenzia di comunicazione per l'Africa. Insieme a Riccardo Bonacina che viene da una esperienza straordinaria che è quella di "Vita" che è un giornale che si occupa di quello di cui l'Isola dei Famosi non si occupa.

No... perchè adesso fatemi fare un paradosso non demagogico: è abbastanza singolare un mondo che se ne frega di 30mila bambini che muoiono ogni giorno di fame ma è preoccupato se c'è l'alluce infiammato di uno dei protagonisti dell'Isola dei Famosi, è un mondo un po'...stravagante. Vita si occupa di raccontare quel pezzo di società abbastanza invisibile che però è una parte importante della tenuta del tessuto complessivo dell'Italia. Alessandro Profumo con la sua Banca (Unicredit) e aggiungo con la sua sensibilità personale,  perchè non bastano le banche se dentro non ci sono le idee etiche e la sensibilità sociale, Unicredit ci consente di fare questo esperimento.

Roma è assolutamente non dico orgogliosa, di più.

Noi siamo la prima città ad ospitare ogni anno un grande convegno dedicato all'Africa, lo faremo l'anno prossimo; Roma è la città che ha avuto il coraggio di fare una manifestazione di massa per l'Africa per due anni di seguito. E guardate, questo è importante perchè le persone africane che vengono a Roma sanno di avere una città che è dalla loro parte, che non gli è nemica, che non hanno voglia di contrastare o di distruggere, è una città che si occupa del loro destino e dell'obiettivo  che tutti loro hanno, quello di tornare un giorno nella loro terra  e vivere laddove sono nati che era l'obiettivo di tanti emigranti italiani.

Allora Unicredit ci consentirà di fare questa agenzia che Roma è lieta di ospitare perchè credo che sia la prima città, il primo paese insieme alla Francia a fare un'esperienza del genere; dove la Francia ha però una tradizione che nasce in un altro modo, che si è poi felicemente trasformato, ma nasce da una presenza degli interessi molto massicci che la Francia aveva in quelle aree.

Qui invece nasce dall'unico interesse etico che è quello di creare un circuito di conoscenza, di consapevolezza e di coscienza che considero parte impostante di un'idea della globalizzazione che non sia una finta globalizzazione: perchè si può pensare che la globalizzazione sia solo quella dei mercati finanziari, c'è quella ma poi c'è la globalizzazione dei problemi, delle diseguaglianze, delle ingiustizie e della vita e della morte.

E questa agenzia cercherà di occuparsi di questa Africa; non sarà solo agenzia manche centro di formazione e di iniziative.

Vi posso solo dire che noi ci mettiamo il nostro cuore, ci mettiamo le nostre energie, per quanto ci riguarda metteremo a disposizione dell'Agenzia una sede che le consentirà di funzionare.

Si tratta secondo me di un progetto esemplare che mi piacerebbe accadesse anche in altri paesi del mondo; penso che quando arriveranno sui tavoli dei giornali le notizie di quello che succede nell'Africa, sarà più difficile far finta di non sapere.

Ed è questo il senso della nostra iniziativa.

Walter Veltroni - 2 ottobre 2006

 

L'Agenzia del progetto AFRO è finanziata da UNICREDIT, sarà operativa nei primi mesi del prossimo anno, la sede sarà fornita dal Comune di Roma, avrà un organico di circa dieci giornalisti la metà africani e una rete di circa 40 tra collaboratori e corrispondenti dall'Africa (n.d.r.)


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