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                                                                                                parole di sindaco

Viale Luciano Lama

Io ricordo il pomeriggio del 17 di maggio, o forse 18 di maggio, quando avendo giurato perchè la morte di Luciano coincise con il voto di fiducia, quando avendo giurato da vicepresidente del Consiglio,  ebbi il desiderio di andare a trovare Luciano a casa sua, a via Mercadante, con Lora, ed erano proprio gli ultimi giorni della sua vita, Luciano era evidentemente molto sofferente e però era sempre Luciano Lama, era il Luciano Lama che qui, in questa piazza, per centinaia di volte aveva spiegato le ragioni del sindacato, aveva difeso le ragioni del mondo del lavoro, aveva erto il movimento operaio democratico, insieme ai suoi colleghi di CISL e di UIL, a difesa delle istituzioni democratiche.

Quello che a me piaceva enormemente di Luciano era il coesistere di cose che apparentemente sono lontane e qualcuno pensa persino contraddittorie e cioè una gigantesca e persino sanguigna passione politica e il modo di concepire la propria esistenza.

Luciano era evidentemente un uomo con le radici piantate dentro il ventre della terra dei lavoratori italiani e vorrei dire che da questa terra traeva gli alimenti della sua stessa vita. Non c'è separazione possibile credo in ogni momento della sua stessa esistenza tra il rapporto che ha avuto con i lavoratori e il modo di concepire al sua esistenza. E al tempo stesso era un uomo, lo detto adesso Pinin Farina, che voglio ringraziare insieme al ministro Damiano la cui presenza qui è un atto di sensibilità e di attenzione che caratterizza, credo, questo governo nei confronti di una figura come quella di Luciano Lama, questa grande attenzione a dire ciò che pensava e dire ciò che pensava era quasi sempre qualcosa che cercava di unire. Luciano aveva il coraggio delle sue opinioni anche quando la sue opinioni erano complicate; era uno di quelli che vedeva le cose prima del tempo, genere non particolarmente diffuso nel mondo politico, son più facili quelli che ti spiegano le cose che son successe piuttosto che quelli che vedono le cose prima che accadano e invece Luciano vedeva la cose prima che accadessero e aveva la voglia di dire la sua opinione si questo e di difenderle con la passione, con l'orgoglio, con l'autorevolezza che gli derivava dalla sua storia personale; lo ha fatto in tanti momenti, lo ha fatto anche quando ha pagato un prezzo personale, e penso al 17 febbraio 1977, una data che Luciano aveva, diciamo, razionalizzato con un giudizio assolutamente corretto, cioè a dire c'è una dinamica, c'è una dialettica e questa dialettica non la si può solo scrivere sui libri, poi succede nel vivo della società, e che però gli era rimasta dentro ovviamente come una ferita, come è rimasta una ferita per la società italiana per molti anni. E poi la morte di Giudo Rossa, il rapimento di Aldo Moro, i momenti nei quali il terrorismo ha cercato di piegare proprio il movimento dei lavoratori e ha trovato nel sindacato unitario e in Luciano Lama, nella sua ostinata volontà di difendere le istituzioni in quanto istituzioni, al di la di chi in quel momento le governava. Vedete, già qui c'è la grandezza della separazione che oggi sembra così difficile da acquisire, tra le istituzioni e il bene supremo e di tutti e chi in quel momento le governa. Probabilmente se allora si fosse ragionato col metro che spesso si sente circolare oggi, non si sarebbe avuta la forza di fare quello che si è fatto e che ha difeso l'Italia, ha consentito all'Italia di evitare di piegarsi sotto i colpi di qualcosa che sembrava una granata sparata ogni giorno, ogni mattina, in ogni telegiornale e sempre con una crescita del peso dei colpi che venivano sparati fino al punto del rapimento il giorno del 16 marzo del 1978, giorno del varo di un governo particolare nella storia italiana, del presidente della Democrazia Cristiana. Ai nipoti di Luciano vorrei dire che nel loro sangue scorre un DNA molto bello. Questo DNA è l'intreccio di questa doppia dimensione, passione civile, voglia di stare dalla parte dei lavoratori e al tempo stesso coscienza nazionale. Guglielmo (Epifani) ne ha parlato prima, ne ha parlato Pinin Farina, io ho trovato una frase di Luciano che mi ha molto colpito in cui diceva: "non smettere mai di usare il senso della misura è la più importante lezione della mia vita di sindacalista e di uomo politico, non smettere mai di cercare le soluzioni attraverso intese; soltanto i frutti permettono ai cittadini di riconoscersi nelle scelte di chi li governa, non bisogna mai smarrire la via dell'incontro, della possibilità di concordare, di trattare in ogni caso e cercare sempre tutte le soluzioni possibili".

Questo era il capo del più grande sindacato italiano ed è per questo che Gianni Agnelli o Cesare Romiti o tanti altri fino alle parole pronunciate da PInin Farina qui, e Luca di Montezemolo col quale parlammo di questa cerimonia mi disse delle cose analoghe a quelle che Pinin Farina ha detto, sono la testimonianza non solo di un rispetto ma persino di una gratitudine perchè si può interpretare, e Guglielmo lo sa, il ruolo di segretario di un sindacato in molti modi: facendo leva sul pedale dell'acceleratore nella direzione di un a rappresentanza magari molto osservante dei diritti del lavoratori, ma si può al tempo stesso premere anche l'altro pedale dei diritti dei lavoratori che è quello del coscienza degli interessi generali e oggi credo che bene abbia fatto il governatore Draghi a richiamarlo, oggi è il tempo degli interessi generali, oggi è il momento che l'Italia, che ha il dovere di ripartire, ha bisogno di ripartire per il destino dei lavoratori e delle generazioni future, ha bisogno di questa coscienza nazionale, di questo senso di responsabilità, di questa ispirazione che non si deve smarrire.

E' per tutto questo che Roma ha voluto dedicare questo luogo a Luciano ed è del tutto evidente il significato simbolico. Perchè qui? Dico la cosa se volete meno evidente: perchè qui ci giocano i bambini, perchè qui ci vengono le persone a passare del tempo, perchè qui c'è la dimensione del rapporto tra la città che scorre e il verde, e il passeggiare,  e il parlare che è una dimensione abbastanza particolare. E poi perchè basta girare lo sguardo verso quella piazza e per chi ha qualche anno in più, risentire il piglio, la forza di Luciano Lama.

Le nostre storie si sono incrociate soprattutto negli ultimi anni e come sempre succede si ha sempre la sensazione che ci sia qualcosa che non ci si è detti. E tuttavia era nato negli ultimi anni della sua vita tra di noi un rapporto di grande stima e di grande affetto; io ricordo molte conversazioni quando lui lavorava al partito, nella sua stanza, a parlare delle cose del mondo e le ricordo con grande giovamento e con grande gratitudine.

Allora proprio perchè Luciano Lama era così, era uomo del sindacato e del Paese, era uomo dei lavoratori e delle istituzioni, che Roma ha voluto dedicargli questo luogo, praticamente in questa piazza semplicemente per esprimergli così la gratitudine, credo, di tutti quelli che lo hanno seguito, lo hanno ascoltato e lo hanno guardato. Era evidentemente una persona perbene, nel senso alto del termine; era una persona dalla quale ti potevi aspettare solo del bene. E c'è una frase con la quale voglio concludere che fu detta il 3 giugno da un pensionato che disse ricordando Luciano "grazie a lui io potrò vivere una vecchiaia dignitosa" E per molti lavoratori italiani questo è stato il segno del lavoro di un grande sindacalista e di un grande italiano come è stato Luciano Lama.

Grazie

 

Walter Veltroni - 31 maggio 2006

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