04.12.2006
parole di sindaco
Gioventù
Digitale diventa Fondazione Mondo Digitale.
Entrano nella Fondazione la Regione Lazio e una serie di imprese private tra cui Intel.
Il consorzio ha funzionato molto bene, veramente bisogna darne atto a Tullio De Mauro, a Marta Michilli e a tutti i loro collaboratori perché si è fatto un grandissimo lavoro, noi lo abbiamo seguito insieme a Mariella Gramaglia nel corso di questi anni e lo abbiamo visto crescere, crescere in relazione al fatto che il Consorzio Gioventù Digitale adesso è diventato Fondazione.
Il
consorzio opera attraverso due direttrici che entrambi ci interessano perché
in qualche modo fanno l'identità della città.
Uno è il filone dell'innovazione tecnologica, dell'attenzione, dello sforzo,
del lavoro, dello sguardo rivolte all'innovazione e alla modernità.
E due il secondo è il grande tema della uguaglianza e delle opportunità. E'
questo un tema che il lavoro del consorzio ha affrontato con grandissima
determinazione
Prima questione. Io penso che una parte della sfida della modernizzazione
del paese passi attraverso la grande opportunità che è data dalle
tecnologie. E però il nostro paese fa fatica ad accettare questa sfida
perché questa sfida chiama in causa i modelli consolidati, perfino gli
assetti di potere; spesso affidarsi alle tecnologie fa saltare tutta una
serie di posizioni di controllo e di dominio. Faccio solo un esempio: fare
una gara su base tecnologica è qualcosa che sicuramente cambia i parametri e
i modi di essere di una pubblica amministrazione; e potrei fare molti esempi
analoghi.
Diffondere le tecnologie, rendere la vita dei cittadini semplificata
attraverso le tecnologie è un obiettivo che ogni amministrazione si dovrebbe
porre. Noi abbiamo cercato in questi anni a Roma di fare così; lo abbiamo
fatto e cito un po' a random le varie iniziative che noi abbiamo assunto: la
nostra è una città nella quale si può pagare la sosta attraverso un SMS: uno
parcheggia la macchina e anziché andare a cercare il biglietto digita un
numero e paga la sosta; è una città dove si può pagare il biglietto
dell'autobus con un SMS, dove in gran parte dei luoghi storici della città
si può andare in ambiente wireless; è una città in cui si può pagare gran
parte dei tributi comunali attraverso internet e potrei continuare.
E' uno sforzo immenso che abbiamo fatto e che ha richiesto anche
investimenti; soprattutto ha significato contrastare e combattere quel
conservatorismo di cui parlavo prima che è quasi un riflesso pavloviano del
modo di essere dell'amministrazione.
Più
tecnologie ci saranno a migliorare la vita e meglio sarà
Ora, le tecnologie sono di due tipi. Io sono sono reduce da aver visto ieri
sera, finalmente sono riuscito ad andare al cinema dopo anni, ho visto Babel
che a un certo punto parla del Giappone e si vedono delle immagini di un
quartiere giapponese molto importante per centralità, in cui le tecnologie
sono usate un po' come un gadget, ci sono grandi schermi un po' come era in
Blade Runner che aveva questi elementi anche frivoli; mi ricordo un certo
punto del film c'erano degli ombrelli col manico luminoso, una delle
cose più inutili viste al mondo che però erano il racconto di un mondo
futuro in cui i tutto era slabbrato, in crisi, in cui le abitazioni erano in
dissoluzione e dove però le tecnologie erano diventate un giochetto per
frivoli. E questa è una delle possibili utilizzazioni che anche chi ha
responsabilità pubblica può fare delle tecnologie: per sorprendere, per
cercare di far breccia nell'immaginario.
Poi c'è un altro tipo di utilizzazione che è quella volta alla
semplificazione, al miglioramento della vita dei cittadini, soprattutto con
lo sguardo rivolto al grande tema del tempo. A che cosa dovrebbero servire
le tecnologie? Dico dovrebbero perché purtroppo la nostra civiltà per come
si è strutturata culturalmente è una civiltà che vive il paradosso di avere
sempre più tecnologia è sempre meno tempo. E' vero che il tempo oggi è
utilizzato per fare cose più utili di quanto non fosse nel passato, certo
quando non c'erano le lavastoviglie e le lavatrici molto tempo veniva
impiegato in funzioni manuali, c'è sempre un bene e un male.
Ma il discorso che una amministrazione deve fare è quello di impiegare le tecnologie da un lato per cercare di semplificare la vita dei cittadini e quindi di restituire tempo i cittadini stessi e dall'altro lato di diffondere informazione e conoscenza. In fondo lo 060606 che un modello che noi espanderemo è stato questo: una risposta assolutamente fantastica. Adesso dovremmo fare un calcolo, l'anno scorso eravamo a otto milioni richiamate, immagino che adesso saremo un pochino oltre il che vuol dire che la gente ha piacere ad avere un rapporto che è al tempo stesso tecnologico - nel senso che dietro c'è una tecnologia imponente - però con una misura di umanità: abbiamo condotto una crociata contro quei dischi, quei nastri che ci sono che sono stati per anni da cittadino la mia ossessione perchè sembrava il gioco dell'oca che si faceva da bambini, tornavi sempre al punto di partenza; lo 0606060 è invece la bellezza dell'utilizzazione della tecnologia con quel calore di umanità, di relazione non fredda che una amministrazione deve stabilire con i cittadini, che ci ha portato ad avere un servizio molto sviluppato tecnologicamente e che però una sua temperatura non algida.
Quindi il
primo aspetto è questo: lo sforzo di lavoro sull'innovazione della città,
sulla diffusione dell'innovazione nella città, sulla utilizzazione
dell'innovazione come strumento di semplificazione e di diffusione della
conoscenza. In questo senso il processo di costituzione della Fondazione
Mondo Digitale è di grandissima importanza e anche io mi associo alla gioia
e alla soddisfazione per la partecipazione della Regione con la quale
abbiamo un rapporto di grandissima collaborazione - cosa che mi porta
a non dare valutazioni sulla cravatta dell'assessore Michelangeli, devi
sapere che i miei assessori sono stati vincolati a un protocollo sul colore
delle cravatte - ed è molto importante la partecipazione dei privati, è
molto importante la partecipazione dei soggetti che insieme a noi lavorano
in questa direzione e che cercano di costruire le opportunità di sviluppo e
di crescita per una realtà industriale che nella nostra città è molto
importante. Una parte del modello romano nasce di qui, noi siamo
certamente una città di turismo ma poi siamo anche una città di servizio e
di innovazione tecnologica. Spero che progetto Galileo possa venire a Roma
perché il progetto Galileo da questo punto di vista costituisce in qualche
misura la sanzione è lo stimolo per un ulteriore sviluppo in questa
direzione.
Il secondo aspetto è quello di carattere sociale e culturale. Questa è una
ossessione di Tullio De Mauro ed è una felice ossessione. Sul tema digitale
si potrebbe scrivere oggi una "lettera a una professoressa" come quella
scritta nella scuola di Barbiana. Perché esattamente lo stesso grado di
divisione si riproduce sul piano digitale con una differenza: che si fa
molto più presto a saltare le fasi dello sviluppo con il digitale di quanto
si facesse con la istruzione tradizionale e io l'ho sperimentato quando
siamo andati a Kigali in Ruanda.
Noi
abbiamo fatto un progetto di cui siete a conoscenza che prevedeva la
raccolta di risorse per dotare alcuni luoghi della Africa di computer dove
ragazzi potessero imparare. Io devo dire a di avere assistito a una scena
dal punto di vista letterario di grandissima poeticità perché quando noi
siamo arrivati con i ragazzi delle scuole in questo in questo quartiere in
una condizione di povertà che vi lascio immaginare, con i bambini vestiti di
stracci, quando sono arrivati nostri ragazzi bambini gli sono andati
incontro, li hanno abbracciati e la prima cosa che gli hanno chiesto il
indirizzo e-mail e allora i nostri ragazzi sono rimasti un po' sorpresi in
questo contesto di povertà. La realtà è che questi bambini africani grazie
alla postazione di computer che avevamo messo sono entrati il rapporto con
il mondo e hanno cominciato a conoscerlo. E guardate, da questo punto di
vista il catastrofismo che è tipico di certa cultura politica che ha sempre
paura del nuovo, sempre il rimpianto per il vecchio - che una sorta di
contraddizione in termini perché la politica si dovrebbe occupare del
destino dell'umanità - deve essere sostituito da un atteggiamento di
assoluto entusiasmo rispetto alle opportunità che la tecnologia porta con
sé. Ma quando mai la storia dell'umanità si sarebbe immaginata che la
biblioteca del mondo fosse accessibile da casa propria? Ma è un sogno
meraviglioso realizzato, di tutte le cose la più bella, una specie di
tripudio del desiderio di sapere: io voglio avere documenti che si ritrovano
nella biblioteca del Congresso a Washington, entro e li trovo; oppure voglio
andare è nella biblioteca della Scuola Normale di Pisa: vado e trovo quello
che cerco. Una meraviglia, da casa propria e senza differenze sociali. Lo
può fare chiunque ma a condizioni che abbia non solo una tecnologia ma anche
una via di accesso in termini di consapevolezza dell'uso di quella
tecnologia. Perché tra tutti noi in questa stanza, messi tutti davanti
un computer, c'è quello che lo utilizza al 5% chi lo utilizza al 10%, chi al
100% perché i gradi di alfabetizzazione tecnologica tra di noi sono diversi.
Figurarsi chi non ha le tecnologie, chi le ha arretrate, chi non è abituato
ad usarle. Questo vale in termini sociali nelle relazioni fra ricchezza e
povertà e questo vale tra le nostre comunità e fra la nostra comunità le
comunità più povere. Ma questo vale anche generazionalmente parlando; io
considero uno dei progetti più belli del consorzio quello dei nonni su
Internet. Io li ho visti: 4 mila anziani romani imparare nei nostri bambini,
sono andato in una scuola dove c'erano i nostri ragazzini delle elementari
che facevano da istruttori a questi anziani signori, istruttori anche
abbastanza spazientiti perché quando il nonno non riusciva a capire i
ragazzini si stranivano; ma succede anche al contrario e quindi non bisogna
meravigliarsi, chi sà ha spesso impazienza nei confronti del fatto che gli
altri non sappiano. E in questo caso i bambini sanno, e ragazzi sanno, hanno
una velocità di apprendimento fantastica, fra cinquant'anni riusciremo a
razionalizzare questo fatto ma i tempi e le modalità dell'apprendimento sono
un po' come quella gomma che si plasma, la plastilina, prima è compatta, poi
si allunga, si restringe, magari ha delle interruzioni, ha dei tempi di
attenzione e delle soglie di consapevolezza che sono più brevi che nel
passato, c'è del bene c'è del male... è insomma una grande opportunità.
Lo sforzo che dobbiamo fare tutti insieme proprio questo: evitare il
rischio. Ho della meraviglia delle tecnologie, ma rischio è di fare una
società in cui c'è il baratro fra chi ha e chi non ha, tra chi può e che non
può, fra chi sa e che non sa. Questa è in fondo la nostra sfida ed è una
sfida che qualcuno deve ingaggiare; sono contento che lo facciamo tutti
insieme, che facciamo con la Fondazione, che lo facciamo con le Istituzioni,
con le società private che operano in questo settore e lo facciamo
coinvolgendo. I computer non gettati nelle discariche ma rimessi in funzione
e restituiti che porteremo nei centri anziani, quei computer daranno una
opportunità anche di relazione umana. In un tempo in cui nessuno scrive
quasi più, ed è un peccato, la forma di lotta alla solitudine è data anche
dalla possibilità di ricevere della posta e di rispondere, per i più
aggiornati anche possibilità di stare in chat e dialogare. E' una grande
risorsa. E siccome il nemico nella società contemporanea è la solitudine e
l'invecchiamento ed esisteranno sempre di più delle delle famiglie
monoparentali per effetto del cambiamento della struttura della famiglia
nella nostra società che significa che spesso anziché arrivare in coppia che
si arriva ognuno per conto suo alla fase più avanzata della a vita, il
grande tema della lotta alla solitudine è una grande questione sociale e
io penso che anche da questo punto di vista le tecnologie ci possono dare
una grande mano.
Insomma la Fondazione è uno di quei casi in cui possiamo essere veramente
contenti del lavoro fatto però al tempo stesso dirci anche che c'è una
strada importante da fare sia sul piano della modernizzazione, sia sul piano
del contrasto del rischio di quella innovazione tecnologica non democratica:
Tullio De Mauro lo ha paventato nel titolo e nel nome della Fondazione -
Fondazione Mondo Digitale: per una società democratica della conoscenza - lo
ha perseguito anche nella sua vita di intellettuale ed riformatore.
Grazie
Walter Veltroni - 4 dicembre 2006