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06.07.2007 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                            parole di sindaco

Convegno sulla fiction
Dirò poche cose anche perchè sono collocato in mezzo tra Petruccioli e Confalonieri un po' come una fettina di prosciutto fra le due fette di pane del sandwich in una posizione dove mi  trovo assolutamente a mio agio.

Intanto vorrei dire della la risonanza dell'evento. Ha fatto bene la Regione Lazio ad organizzare questa rassegna, hanno fatto uno splendido lavoro e credo che il risultato sia molto importante, molto positivo ma credo che sia anche utile fare questa mattina un po' di "ingrandimento" oltre la rassegna dei prodotti


Io considero che, è lo dico da sindaco di Roma, per noi per la nostra città per la nostra regione questo della fiction uno dei settori industriali più importanti e ne parlo in termini puramente quantitativi per un attimo poi  dirò dell'altra parte che mi sta a cuore.

E' una delle leve molto importanti della crescita economica dello sviluppo della nostra regione, della nostra città, è una delle realtà che ha dato maggiori risultati in termini di prodotto interno lordo.

E lo dico subito perché vorrei che ci si abituasse a considerare il settore non con lo sguardo della cronaca mondana e ma ci si abituasse a guardarlo come uno dei  nodi fondamentali di un di un nuovo assetto industriale del paese, un paese come l'Italia che è un paese con una storia, una identità dentro di sé, una riserva di talento che sta nel DNA

Ciascun paese ha il suo DNA, nel nostro paese c'è molto forte la capacità di inventare, promuovere, raccontare, produrre; c'è un talento da questo punto di vista. Tutto questo universo è una parte importante della ricchezza del nostro paese e dunque ragionare e investire su di essa significa ragionare e investire sulla ricchezza del nostro paese.

Mi rendo conto che si fa fatica spesso a capire questo perché è appunto spesso prevale l'elemento del giudizio di merito piuttosto che la consapevolezza del valore strutturale di industria.

Ma di questo si tratta: di industria della comunicazione; oggi noi parliamo di un'impresa, quella della fiction , che è una delle realtà emergenti nel nostro sistema. Nel 1997 c'erano 130 ore di fiction adesso ce ne sono circa 750

C'è stata una crescita molto importante, ci sono più di 500 miliardi di euro investiti in questa direzione e quindi parliamo di un investimento molto molto consistente e credo che sia anche importante vedere i dati di ascolto che sono dei dati assolutamente confortanti.

500 milioni di euro investiti in questo settore significa per l'industria dell'audiovisivo promozione di competenze tecniche professionali, significa far crescere una nuova generazione di autori, di sceneggiatori, di direttori della fotografia, di montatori, di macchinisti, di elettricisti.

Significa rieducare  il pubblico italiano ai paesaggi italiani

Io voglio ricordare come è nata questa cosa perché la sua genesi può essere importante.

Diciamo così: nel dibattito culturale della sinistra  verso la fine degli anni '90, era prevalente l'idea che un intervento legislativo nel settore della comunicazione dovesse proteggere l'industria culturale e cinematografica e che si dovessero reintrodurre le quote di trasmissione; si guardava all'esperienza francese, si diceva che le vuote sono quelle che garantiscono la capacità produttiva.

Ma a me, quando facevo il lavoro che adesso fa Francesco Rutelli, sembrò invece che fosse più opportuno mantenere il concetto delle quote non nel senso di elemento dirigistico ma come una capacità della mano pubblica di accompagnare e assecondare lo sviluppo industriale; le quote obbligatorie di trasmissione venivano regolarmente utilizzate dai network per collocare film italiani ed europei in fasce di palinsesto del tutto inaccessibili perché collocate durante la notte, cosa che non aveva nessun effetto nessun effetto sulla macchina produttiva sulle nostre paese.

A me sembrò più opportuno introdurre un altro meccanismo che è quello che sta nella legge 122, cioè un meccanismo che obbligava il servizio pubblico e reinvestire una parte del canone, il 20%, e i privati a investire una parte degli incassi derivati dalla pubblicità, il 10% nella produzione propria.

Se devo dire la verità incontrai più resistenze nella RAI,  trovai una grande resistenza a fare una scelta che fosse legata all'industria.

Quel governo questo chiese alla RAI: di essere protagonista di una stagione di ripresa dell'industria culturale italiana, di apertura di un nuovo filone di sviluppo industriale del settore della comunicazione, e anche di fare un'operazione culturale.

I palinsesti del servizio pubblico e di quello delle televisioni private erano in quel periodo pieni di telenovelas brasiliane e di soap-opera che avevano praticamente coperto insieme ai telefilm americani alla fiction americana  i palinsesti.

Lla nostra ultima stagione di grande produzione questo settore era stata "La piovra" finita per ragioni che non è adesso qui il caso di esaminare; prima ancora c'era stata l'altra grande e stagione della RAI  e che riguarda la storia degli sceneggiati televisivi ma anche la storia dei prodotti cinematografici di un certo tipo che erano a cavallo quando si passava dai film di un'ora di Bertolucci e di Fellini alla "Famiglia Benvenuti" o "Frank Bertolazzi investigatore":  c'era il segno di una di una intelligenza industriale, la RAI capiva quando non era facile capirlo.

Poi c'è stato un lungo silenzio per molti anni nel processo di affermazione di un pensiero unico televisivo si era lasciato da parte la capacità di produrre a livello industriale racconto, storia e finzione.
Per effetto di quella legge la cui approvazione fu molto travagliata si è stati costretti a farlo.

Ecco quando la mano pubblica lieve riesce a svolgere una funzione di promozione industriale. E' un fatto che quell'industria non c'era e oggi questa industrie c'è

Oggi se registriamo i successi per esempio del cinema italiano in sala perché quest'anno è stato un anno importante per i cinema italiano, lo dobbiamo al fatto che gli spettatori e ragazzi in particolare sono tornati ad abituarsi a paesaggi italiani  - e non prendo la frase dalla migliore storiografia -  ma proprio perché c'è un problema di paesaggi: per un certo periodo sapevamo più come era fatta a Manhattan di come era fatta Roma;  adesso ci siamo abituati a questo, ci siamo gli abituati ai nostri attori, ai giovani attori che sono cresciuti, che fanno fiction e poi fanno cinema e poi tornano alla fiction

E' cresciuta una generazione di realizzatori di cinema, di professionalità del cinema e quando dico cinema metto dentro tutto perché il cinema è quello che si consuma in sala ma il cinema è anche quello che si consuma per esempio con i DVD: intere generazioni di ragazzi stanno crescendo recuperando la storia del cinema attraverso i DVD ed è una delle tante meraviglie del nostro tempo che prima era inimmaginabile.

 

Una grande industria come la fiction è un grande strumento per rafforzare l'identità italiana ed è qualcosa che non si consuma nello spazio della sua trasmissione perché diciamoci  la verità, la stragrande maggioranza dei prodotti televisivi nel momento in cui vanno in onda sono finiti, qui invece parliamo di qualcosa che ha grandi risultati di ascolto e grande possibilità di commercializzazione all'estero. Anche a me Gigi Proietti ha raccontato di quanto è buffo sentire il maresciallo Rocca doppiato in lingua mandarina.

Ma va benissimo. Preferisco che esportiamo questo piuttosto che importiamo i format con i quali fra un po' si farà anche il segnale orario.

Allora preferisco che invece noi siamo in grado di esportare la nostra capacità di raccontare, lo facciamo industrialmente.

Per tutto questo noi abbiamo fatto grandissimi passi davanti però abbiamo ancora un grande lavoro da fronte fare, abbiamo grandissimi margini di espansione.

Per esempio una cosa: vorrei che non succedesse più che un governo di centro desta ha i suoi eroi di centro destra e un governo di centro sinistra ha i suoi eroi di centro sinistra. Cerchiamo eroi comuni.

 

Se cresce la fiction come in generale se cresce la capacità produttiva industriale di un paese nel campo della cultura veramente ne trae beneficio complessivamente sia l'industria dei produttori  e dei distributori sia il paese in quanto tale.

Grazie

 

Walter Veltroni - 5 luglio 2007
 


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