08.03.2007
parole di sindaco - 8 marzo 2007

ore 11,30 - il saluto alle dipendenti del Comune di Roma
Voglio parlare di Mariella. È vero che il suo
ultimo 8 marzo da assessore all'ma non sarà il suo ultimo 8 marzo con noi,
nella città.
Devo dire che Mariella ha fatto in questi anni esattamente quello che mi
aspettavo che facesse, cioè un lavoro molto forte, molto determinato con
grande spirito di innovazione, con grande capacità di rappresentare lo
spirito delle donne e il punto di vista generale della città, con una
modernità, una sensibilità alla vita concreta degli esseri umani che sta
dentro l'essere donna.
Aggiungo una cosa: il modo in cui Mariella ha deciso di imprimere una svolta
alla sua vita e una cosa che ci si può aspettare da una donna con da uomini
che abbiano dentro di sé una spiccata sensibilità di quel tipo e cioè
Mariella ha deciso di fare un'altra esperienza di vita per tanti motivi che
chiamano in causa anche scelte profonde. Quando l'utile ha parlato la mia
prima reazione è stata quella di darle un pugno poi mi sono trattenuto e io
ho lavorato molto bene con Mariella, è stata per me un riferimento molto
importante, quindi mi dispiace molto che lei vada via però quando mi ha
spiegato la sua una motivazione io mi sono immediatamente arreso perché
francamente non avevo argomenti da contrapporre nel senso che era talmente
grande, importante, sentita e meditata e vissuta e aveva a che fare con le
cose grandi della vita che non si poteva fare altro che dire si e
accompagnare Mariella in questo percorso nel modo più affettuoso e
amichevole possibile.
E quindi abbiamo deciso oggi proprio perché è dell'8 marzo di fare questo
passaggio di consegne.
Però voglio anche cogliere l'occasione per ringraziare tutte le altre
persone che sono qui a cominciare ovviamente dalla vicesindaco che è una
donna assolutamente libera da schemi ideologici, con una freschezza
intellettuale e una disponibilità e un tratto umano che è decisivo quando si
lavora insieme.
E poi le assessore che sono qui insieme a Mariella che sono Maria Coscia in
versione pancreas che oggi e proprio perché l'8 marzo ha deciso di
introdurre un elemento di novità, che non posso dire e una colonna anche per
ragioni di altezza questo vale anche per Raffaella Milano diciamo che più
che colonne ce ne scegliamo modello capitello e però sono delle donne
straordinarie. Io credo di poter dire che i buoni risultati di questa
amministrazione è dovuto al fatto che c'è una giunta fatta per metà quasi di
donne, donne che hanno concretezza progettualità e rapporti con la vita dei
cittadini; e lo stesso vale per il consiglio comunale dove le consigliere
portano una parte di misura di vita reale cosa dalla quale gli uomini spesso
si sottraggono perché sono immersi in una dimensione che finisce spesso per
diventare un poca auto preferenziale della politica, dove le dinamiche di
potere sono evidentemente più forti di quanto non sia il rapporto quotidiano
di una donna che nella sua esistenza si misura quotidianamente con la vita
concreta delle persone.
Voglio dire una altra cosa oggi voglio esprimere la mia solidarietà una
donna che è stata aggredita e che è il comandante del gruppo dei vigili la
dottoressa moda fieri che stata aggredita da un gruppo di " tassisti abusivi
" i quali si andavano a lamentare in quella forma del fatto che noi facciamo
troppe multe agli abusivi; io ho chiamato la dottoressa moda ferì, Leo e
espresso non solo la mia solidarietà personale Mario detto che sta
evidentemente facendo bene il suo lavoro e questi signori devono sapere che
se facevamo tante multe da domani ne faremo ancora di più.
E poi vorrei anche dire che né io lavoro quotidiano non c'è giornata in cui
io non faccia riunioni per sbloccare le questioni di cui dobbiamo occuparci
in cui non ci siano donne protagoniste. Le cifre che Adriana spera a dato
sono cifre importanti perché il fatto di avere su 260 dirigenti del comune
di Roma 100 donne vuol dire avere ben circa il 40 per 100 di donne; non so
in quanti comuni d'Italia, in quante realtà della pubblica amministrazione
ci sia una percentuale, che io giudico ancora insufficiente perché le donne
sono più di metà del cielo e quindi devono essere più di metà
dell'amministrazione, però non c'è dubbio che un caso particolare quello di
una città in cui ci sono 100 donna in posizione di grande responsabilità su
una platea di 260 dirigenti. Si dovrà ulteriormente sviluppare, un citato i
vigili urbani dove c'è una donna che vice comandante del corpo, ci sono
donne ai vertici di importantissime aziende, abbiamo triplicato il numero di
donne nei consigli di amministrazione oggi ho nominato tre donne nel
consiglio dell'IPAB insomma facciamo uno sforzo di equilibrio molto
consistente, molto importante ma lo facciamo non perchè c'è la discussione
sulle quote ma semplicemente perché le donne sono brave, perché si abbia la
capacità di riconoscere questa bravura e di abbandonare da parte degli
uomini quella mitologia che consente agli oneri di lavorare meglio con altri
uomini perché si fanno le battute di un certo tipo, perché magari si può
parlare di cose che si sentono più vicine, dallo sport ad altro; e in Lecce
c'è una grandezza della capacità femminile che spesso fa fatica essere
riconosciuta tutta.
Noi cerchiamo di avvalersi di questo: abbiamo quattro presidenti di
municipio che sono donne, e in consiglio comunale invece la quota delle
donne non è ancora sufficiente, ci sono solo cinque donne in consiglio
comunale su 65 consiglieri e se si mettono a confronto il numero delle
dirigenti e si vede che ancora non è sufficiente.
Lavorare in questa direzione non è una cosa fissata astrattamente, è il
merito delle donne che deve essere valorizzato, riconosciuto ed espresso
nell'interesse di qualsiasi realtà istituzionale, aziendale, culturale nella
quale le donne siano presenti.
Un'ultima cosa voglio dire per concludere una cosa: noi facciamo un grande
lavoro su un tema della violenza sulle donne. La nostra è la prima città
italiana che ha deciso di costituirsi parte civile nei processi per violenza
nei confronti delle donne: noi stasera proietteremo ore quattro municipi che
hanno presidenti donne quello straordinario programma televisivo che fu
processo per stupro, il processo per violenza sessuale di una ragazza a
latina, lo spaccato della condizione nella quale le donne si sono trovate
che si trovano quando il predominio del potere nelle mani degli uomini.
Abbiamo fatto un grande lavoro con i centri anti violenza che dobbiamo
continuare, abbiamo fatto un lavoro di solidarietà con le donne sfruttate -
vorrei ricordare il progetto rock stanno a cui aveva partecipato anche
Nicola Lipari - e poi ci sono tutte le cose che facciamo nella città alcune
di queste sono fatte dagli assessori è Maria Coscia per gli asili nido
Raffaella Milano per le politiche sociali, con Lia di Rienzo i tempi della
famiglia e dei bambini, insomma penso di poter dire che questa città pensa
se stessa mettendo al primo posto coloro le quali vivono la maggiore
quantità di obblighi possibili e sono esattamente le donne che saldano
all'obbligo di lavoro, che ormai è rispetto alle generazioni precedenti
incommensurabilmente diffuso in tutte le famiglie all'obbligo di cura che
spesso non è equamente ripartito perché prevalentemente sulle spalle delle
donne. E quindi lo sforzo di questa città negli ultimi anni è stato quello
di semplificare la vita pensando alla vita delle donne faccio l'esempio
dell'asilo nido comunale che stiamo pensando di realizzare per le dipendenti
comunali; il problema per noi e di identificare in questi spazi una sede che
non è facile trovare qui in Campidoglio però Campidoglio 2 che sarà pronto
fra tre anni avrà tutte le strutture di asilo nido che sono necessarie
perché le donne possano lavorare in piena e assoluta sicurezza.
Io quindi concludo come ho iniziato e cioè ringraziando Mariella travaglia
del suo lavoro e penso della stand in rovescio nel che ha avuto - neanche
ciò con nella avuta così - e però facendole veramente gli auguri con il
ringraziamento per il lavoro che ha fatto, per il modo in cui lo fa, per
l'attenzione con cui lo fa nei confronti del prossimo, e che sia un 8 marzo
bello per voi, e che sia un anno e tutti gli anni della vita fatti di 8
marzo.
ore 12 - presentazione dell'ampliamento della ferrovia Roma-Lido
ore 12,30 - manifestazione per la liberazione
di Daniele Mastrogiacomo
oggi forse le parole sono meno importanti del
senso e del significato di questa presenza che per noi è purtroppo il
ripetersi di una modalità con la quale abbiamo seguito e accompagnato con
passione e con partecipazione altri momenti analoghi che i cittadini
italiani hanno vissuto nel corso di questi anni durissimi in Iraq è in
Afghanistan.
Noi siamo qui come ci siamo ritrovati in altre circostanze, siamo qui con lo
stesso spirito, con la stessa determinata convinzione, con lo stesso
ottimismo che si possa giungere alla stessa soluzione alla quale si è giunti
negli altri casi per i quali ci siamo qui ritrovati. Dal muro, da questo
muro del palazzo del Campidoglio, sono scorse le immagini di Simona torretta
e di Simona pari che sono tornate libere, di Giuliana serena che qui con noi
e che voglio ringraziare per essere qui con noi, e di tanti altri italiani e
non solo italiani che nel corso di questi anni difficilissima hanno vissuto
la terribile esperienza del sequestro e della sottrazione della libertà.
Vorrei anche dire che qui ci sono e li vorrei ringraziare la sorella e
fratello di Maria grazia culture, una collega del corriere della sera che
cade in Afghanistan facendo il suo lavoro, che abbiamo sentito per telefono
Clementina Cantoni che è in un luogo del mondo dove sta facendo quello che
ha continuato a fare che chi vuole farci sapere di essere vicina alla
famiglia mastro Giacomo, alla redazione di repubblica e a tutti coloro i
quali si stanno adoperando per la liberazione di Daniele. Simona torretta
che in questo momento è in Sicilia ha voluto testimoniare la sua presenza.
Roma è una città di dialogo, è una città aperta, è una città nella quale le
religioni le culture si incontrano si incrociano; in tutte le altre
circostanze noi abbiamo fatto una cosa che io farò domani, domani alle 13 e
45 nella giornata della preghiera mi recherò in moschea avendolo concordato
con li mamma a rivolgere un appello per la liberazione di mastro Giacomo e
sono molto grato alla comunità islamica di Roma di aver voluto aderire
ancora una volta a questa sollecitazione di aver voluto dimostrare la
propria determinazione alla lotta contro ogni forma di violenza di
terrorismo e di sequestro della libertà altrui.
Le parole oggi sono quelle che ha detto Ezio di Mauro e che hanno detto gli
altri; non credo ci sia bisogno di dire che Daniele mastro Giacomo è un
giornalista, un ottimo giornalista, in quanto giornalista è stato
sequestrato, è un giornalista che racconta ciò che vede, per il quale credo
valga ciò che ha detto uno dei più grandi corrispondenti di guerra, ci sono
spesso frasi lunghe e pensieri contorto in e c'è un grande corrispondente di
guerra che una volta detto una cosa molto semplice: un vedo o me ne vado. E
questo credo sia stato vero per Daniele mastro Giacomo in tutti questi anni
nel suo lavoro di racconto delle realtà difficili nelle quali si è trovato,
credo sia vero per tantissimi colleghi giornalisti che vanno a fare il loro
lavoro dove è ovviamente più difficile e più rischioso farlo ma la difesa
della loro libertà è il sale fondamentale della vita di ogni comunità: noi
siamo ciò che sappiamo e ciò che sappiamo lo sappiamo perché qualcuno ce lo
racconta perché qualcuno lo vede e ce lo racconta; il giorno in cui questo
fosse impedito la vita di tutti noi sarebbe una vita meno piena di
significati e meno carica di consapevolezza.
Per tutti questi motivi noi speriamo che questo sequestro sia più breve
possibile, che l'impegno straordinario del ministero degli esteri, che i
nostri servizi, che tutte le forze che operano sul campo stanno mettendo
possa produrre un risultato che abbiamo avuto in altre circostanze, come che
sia come città per la parte di chi ci riguarda di città che rifiuta il
terrorismo, come città impegnata nel dialogo, come città aperta noi
continueremo a fare quello che abbiamo fatto sono momenti complessi sono
momenti nei quali è necessario sentire questo senso di solidarietà. Le
persone che sono state sequestrate poi alla fine in qualche misura hanno
avuto l'eco di quello che accadeva, delle immagini o delle o delle cose che
accadevano. Allora io spero che arrivino a Daniele mastro Giacomo che gli
arrivi il segno di questa mattinata che è attorno alla sua famiglia, attorno
a sua moglie a sua figlia, che è il senso una profonda solidarietà da parte
dei suoi colleghi, ovviamente, della sua redazione, dei suoi giornalisti
tutti dell'associazione della stampa romana che ha voluto promuovere
immediatamente questa iniziativa, ma di tutta la città e di tutto il paese,
senza distinzioni politiche, di tutta la città di tutto il paese che sono a
fianco di Daniele e sperano che la sua libertà venga assicurata al più
presto che possa tornare al più presto presso la sua famiglia e al suo
lavoro. Grazie ad esso tireremo giù la foto di Daniele sperando che porti la
fortuna e abbiamo avuto

ore 14 - passaggio di consegne fra Mariella Gramaglia e Cecilia D'Elia
Oggi io voglio parlare di una cosa. Mariella
Gramaglia un giorno mi dice che mi vuole parlare e io come faccio sempre
obbedisco e lei mi racconta una storia personale; personale spiegherò in che
senso uso questa espressione che per me in questo caso è usata nel senso più
largo del termine.
Personale nel senso di un orientamento che stava maturando in lei in e che
nasceva da diverse considerazioni una di carattere più strettamente
personale cioè le scelte di vita, anche le convinzioni più profonde che
nella vita di ciascuno di noi ci sono; personale anche nell'altro senso cioè
di una certa idea, di una certa concezione del proprio ruolo, del proprio
impegno civile del proprio rapporto con la società e con gli altri che non
si conclude nella attività amministrativa e politica ma che può trovare
spazio dimensione ben oltre questa. La sua scelta è quella di andare a fare
esperienza di volontariato, di organizzazione all'interno di una a ONG
dentro l'orbita della CGIL legata a progetti di sviluppo in India. L'India è
un paese che Mariella ha imparato a conoscere e ad amare nel corso di questi
anni, ogni tanto mi scappava e andava lì, e questa terra la avvinta, l'ha
presa, come succede per chi ha un cuore vero e un cervello vero, quando si
va a fare una certa esperienza di vita con una certa consapevolezza con quei
luoghi mantieni un rapporto fortissimo, fisico, una specie di convenzione
del dolore si stabilisce fra te e questi luoghi; e anche la sensazione, se
volete ingiustificata, che quei luoghi ti reclamino reclamino il tuo aiuto,
reclamino il tuo impegno e abbiano bisogno di te. E quindi Mariella mi ha
parlato di questa scelta, e come capite, per la concezione che ho della vita
e non solo della politica, a me è sembrata una cosa molto bella. All'inizio
il sentimento prevalente era di averla ancora con me a lavorare, mi sono
trovato meravigliosa mente bene in questi anni con lei, ci conosciamo da
tanti anni ma lavorare con lei è stato veramente un privilegio e poi dirò
anche le cose che abbiamo fatto, però nella sua motivazione, nella sua
scelta, ho visto qualcosa di assolutamente grande e coerente con il percorso
di questi anni; vorrei dire che lei continua il suo percorso di assessore in
India nel senso che lo spirito con il quale lo fa è lo stesso ed è lo
spirito che anima questa squadra di pazzi che governa questa città da sei
anni dando l'anima e quando dico squadra intendo squadra non intendo dire
solamente giunta, ma intendo dire di persone che lo fanno perché amano la
città, perché amano il prossimo, perché cercano di essere utili e e quindi
vedo la scelta di Mariella a una scelta di assoluta coerenza, non è uno
strappo, non è una rottura perché l'impegno civile e politico lo si può fare
avendo la macchina blu e avendo un assessorato o essendo seduti in
parlamento o quello che si vuole ma lo si può fare anche andando India ed è
sempre lo stesso quando delle persone dimostrano che lo stesso da parte mia
hanno il massimo dell'ammirazione.
E quindi in questo senso dicevo e una bella storia; è stato bello in questi
anni lavorare insieme abbiamo fatto delle cose importanti, cito quella alla
quale forse Mariella e io teniamo di più è cioè lo 060606 che noi
consideriamo il paradigma del rapporto fra cittadini e amministrazione; poi
penso a tutto quello che abbiamo fatto sul piano della semplificazione,
quello che abbiamo fatto sul piano della violenza alle donne, la decisione
di costituirci parte civile nei processi contro la violenza alle donne,
penso all'ultima cosa che è nata in giunta da una idea di Mariella: l'aiuto
che abbiamo alle ragazze che all'università fanno materie scientifiche.
Sono stati anni molto intensi, anni di lavoro molto forte in cui Mariella
apportato questa sua doppia dimensione cioè una grandissima capacità di
condivisione e di ascolto nei confronti delle persone e una grande modernità
nel senso letterale del termine cioè una grande attenzione alle cose che
cambiano: le tecnologie delle quali ci siamo occupati, i lavori di
trasformazione del sito e potrei citare decine e decine di cose che abbiamo
fatto nel corso di questi anni e che testimoniano una particolarità che
Mariella ha avuto nella vita di questa città e che rimane perché considero
che lei della nostra squadra che assuma che va in India, semplicemente,
quindi i fili rimarranno tutti tesi fra di noi, poi quando ci sarà da
tornare tornerà e troveremo il modo di farla lavorare con noi se deciderà di
farlo, se deciderà di continuare la sua esperienza continuerà poi le strade
di tutti noi un giorno si incontreranno.
Mi rendo conto che un modo un po' inusuale per segnare il passaggio di un
assessorato però il modo che sento e sento di doverlo dire esattamente in
questi termini e mi fa piacere poter dire che una donna che ha lavorato
nella mia giunta affatto una scelta così importante. So che il suo lavoro
mancherà alle persone che hanno collaborato con lei nel corso di questi anni
molto impegnate e molto sincere e amichevoli però, insomma, non mancherà
ragione modo di continuare ad avvalersi del loro apporto e del loro
contributo.
Ma la storia bella è la pagina della scelta del nuovo assessore che qui, che
non è stata ancora nominata perché abbiamo deciso che Mariella farà la sua
ultima giunta ancora mercoledì dove dobbiamo approvare un provvedimento al
quale lavoriamo da molto tempo, un provvedimento di ulteriore
semplificazione amministrativa della città, ma da giovedì, abbiamo voluto
che segnalarlo oggi per l'evidente carattere simbolico visto che oggi 8
marzo, da giovedì Cecilia D'Elia diventerà il nuovo assessore alla
semplificazione.
Ho detto a Cecilia che devo ancora trovare ma da giovedì si troverà
sicuramente, qualcuno che parli male di lei. perché ho sentito pareri,
quando si fa una scelta di questo tipo oltre al proprio si va anche a caccia
di pareri altrui, a cominciare dal parere di Mariella che stata la prima
persona con la quale ho parlato, ho trovato tutti i pareri molto favorevoli.
Cecilia D'Elia anche lei ha una storia molto bella, fra l'altro ha lavorato
con Maria Coscia ed è sopravvissuta e già questo dice che è di una certa
fibra e di una certa forza. anche questo per me un elogio perché quelli che
mettono sotto i collaboratori sono i miei preferiti, Cecilia è laureata in
filosofia, e una donna molto legata all'esperienza e al movimento del
linguaggio delle donne, quindi porterà certamente dentro al lavoro
dell'assessorato questa esperienza che peraltro è in continuità con
Mariella. E un cambio quindi che avviene in assoluta continuità, e in
continuità anche con il tratto umano perché quando si lavora e molto
importante anche il tratto umano delle persone; si può essere bravissimi
però questo e un lavoro che fai bene se sei fatto in un certo modo; può
essere bravo tecnicamente quanto ti pare ma se si è fatto in un altro
modo... questo e un lavoro con il prossimo, e un lavoro che richiede
ambizione e umiltà, ne sono lunga nessuno l'altra; e Cecilia ha tutte e due
queste caratteristiche, lei e consigliere provinciale, ha fatto una
esperienza importante nella vita del consiglio provinciale tutti ho parlato
poco fa col presidente che sbarra che si dispiaciuto che le faccia una
esperienza nuova ma al tempo stesso è molto contento perché pensa anche lui
che sia una buona scelta.
Questo succede nel quadro di una progressiva trasformazione del Campidoglio
relativamente alla presenza delle donne che dovranno aumentare, si fa così
perché così si lavora meglio. Maria Pia gara vaglia che qui e che adesso si
risparmierà anche tutte le occasioni in cui i loro cognomi sono stati
incrociati, lettere di fidanzati che si scambiavano dall'una all'altra che
può essere imbarazzante... Maria Pia è la testimonianza di questo lavorare
bene, oggi le ore rivolto un elogio che voglio qui confermare: io sono
sempre molto affascinato dalle persone che hanno libertà di giudizio e la
testa libera, aperta e disposta a cercare il nuovo e Maria Pia è una persona
di questo tipo oltre ad avere anche lei un tratto umano assolutamente unico.
Insomma io volevo semplicemente raccontare questo, volevo che questa fosse
l'occasione nella quale per parte mia, l'otto marzo, dire grazie ad una
grande donna di questa città che ha lavorato molto bene Mariella travaglia,
e dire benvenuta a Cecilia D'Elia

ore 19,30 - proiezione di "Processo per stupro" al XVII Municipio
Sono quel che resta del sindaco perché in
giornate così posso dire di essere un sopravvissuto. Oggi abbiamo fatto
qualsiasi cosa compresa quella bella manifestazione stamattina in
Campidoglio per la liberazione di Daniele Mastrogiacomo che speriamo possa
trovare una conclusione molto presto; oggi è stata anche la giornata in cui
essendo ovviamente l'8 marzo, abbiamo festeggiato le dipendenti capitoline e
poi abbiamo fatto la conferenza stampa con l'assessora uscente Mariella
gGramaglia e presentato la nuova assessora Cecilia D'Elia e poi lasciamo
stare
Però mi faceva molto piacere essere qui perché questa è una iniziativa a cui
teniamo molto; teniamo molto perché sono trent'anni da "Processo per stupro"
e ci tenevamo a far vedere al maggior numero possibile di donne questo
meraviglioso programma. Una volta parlando di questo programma si e detto
che è stato una specie di Waimar della televisione ed è vero perché
dentro "processo per stupro" c'è tutto, c'è l'attesa, la speranza di una
televisione migliore che in quegli anni stava avvenendo avanti; io non posso
non ricordare Massimo Fichera era che l'uomo che ebbe il coraggio di mandare
in onda due volte a pochi mesi di distanza in prima e seconda serata
"processo per stupro" facendo, se ricordo bene, 3 milioni e 900 mila
spettatori la prima volta, 9 milioni e mezzo di spettatori la seconda volta;
quindi un risultato straordinario se si mette a fronte che sulla seconda
rete oggi va in onda l'isola dei famosi... C'è una bella differenza.
Processo per stupro non è un programma bello soltanto perché ha dentro di sé
una grande idea - adesso siamo abituati a vedere i processi televisione,
quello fu il primo processo in televisione, poi ci fu il processo di
Catanzaro che costò a Mimmo Scarano il suo posto di direttore di RAI uno,
poi c'è stato un programma che si chiamava AAA offresi che non è mai andato
in onda perché fu sequestrato; vado memoria ma potrei continuare.
Processo per stupro fu un cambio di linguaggio, la realtà fece irruzione in
televisione, io non l'ho rivisto, ma se ripenso all'arringa dell'avvocato
col mordicchiamento, oggi sembrano grottesche allora fecero legittimamente
orrore. Questo programma entrò in televisione durante la stagione più
intensa del femminismo e fece capire forse più gli uomini che alle donne
l'orrore di una cultura predatoria - dire maschilista credo che poco di
fronte a quello che avete visto.
Processo per stupro è un grande programma di
donne, un un programma evidentemente sulla condizione delle donne ma è anche
un un grande specchio per gli uomini; gli uomini improvvisamente si sono
visti in televisione e hanno detto " ma fossimo davvero così ", anche senza
accorgercene fossimo davvero così, anche i migliori fossero davvero così?
Naturalmente c'è, è anche affascinante da questo punto di vista, c'è la
sensazione di un paese che da pre moderno diventa moderno, i linguaggi, le
parole... L'opuscolo che è stato stampato contiene frasi che lette oggi
sembrano cose da pazzi; frasi come " che cosa avete voluto, avete voluto la
parità e avete cominciato a scimmiottare gli uomini, vi siete levate le
vesti, vi siete messi i pantaloni, se questa ragazza fosse rimasta a casa,
se l'avessero tenuta vicino al caminetto non le sarebbe successo tutto
questo. Perché è uscita, perché ha accettato l'invito " queste parole oggi
credo che nessun avvocato le pronuncerebbe in un'aula giudiziaria pena
essere sommerso dal ridicolo ma allora avevano una loro terribile
naturalità, erano il prodotto di un'Italia che ancora non era compiutamente
maturata dal punto di vista dei diritti, dal punto di vista del rispetto
delle persone, dal punto di vista dei ruoli nella società e che non aveva
ancora fatto i conti con quella grande e straordinaria evoluzione che è tra
le poche che hanno veramente cambiato la vita degli italiani che è stata la
rivoluzione delle donne.
Il programma è molto crudo, ripeto, non lo vedo da molto tempo e ho
l'impressione del tempo in cui fu potuto vederlo, all'inizio degli anni '90,
e allora fece veramente una grandissima impressione, fu oggetto ovviamente
di grandi polemiche ma la RAI era riuscita a fare questa cosa. La RAI che
era da appena due anni uscita dal controllo dell'esecutivo, era stata sotto
il controllo del governo, poi ci fu una legge di riforma che ella portò
sotto il controllo del parlamento e tutto questo liberò delle energie; la
RAI cambia radicalmente anche se ho sempre spezzato una lancia a favore
della RAI di prima e tanto più passa il tempo tanto più viene voglia
disprezzarmi delle lance; TV sette che si faceva nella RAI cosiddetta pre
riforma è quello che si visto per molto tempo c'è una certa differenza con
quello che si vede adesso. Se posso usare una espressione pasoliniana, nella
RAI oggi ci sono certi disperati segni di vitalità. Non mi capita spesso di
vedere la televisione ma, per esempio, ho visto su RaiTre un programma
dedicato ai bambini dove i bambini parlavano che già di per sé una cosa
eccezionale perché i bambini sono visti come simpatici animaletti che dicono
delle cose strane e qui invece i bambini parlavano, dicevano le loro idee
sulla vita, sulla famiglia, sulle coppie separate, sul futuro e io sono
rimasto impressionato: alla domanda come vedi il tuo futuro un bambino ha
risposto " io ho paura del futuro ". Mi sono immaginato che i bambini della
mia generazione non avrebbero mai risposto così, noi avevamo fretta di
futuro, non vedevamo l'ora che arrivasse, gli correvamo incontro, cercavamo
di prenderlo per la coda per portarlo più possibile vicino a noi perché ci
sembrava una meraviglia, era carico di promesse, l'uomo andava sulla luna,
si curavano le malattie, cascavano i regimi... Tutte cose peraltro accadute,
ci sarebbero tutti i motivi per guardare con fiducia al futuro. È invece no,
invece i ragazzi, i bambini hanno paura del futuro. La televisione - adesso
non parlo solo della RAI ma della televisione in genere - si occupa di
fesserie a parte alcune eccezioni come la storia siamo noi di Giovanni
Minoli, la grande storia, i programmi di Piero Angela, potrei citare altre
cose come per esempio visto domenica sera un programma di Riccardo Iacono
agghiacciante ma bellissimo dal punto di vista televisivo. Ma insomma
davanti al fatto che i figli degli italiani hanno paura del futuro verrebbe
voglia di dire fermiamoci un attimo e parliamo di questo. E invece gli "
opinionisti ", a me vengono i brividi soltanto a pronunciare la parola, si
applicano a capire perché Costantino ha lasciato, non mi ricordo come si
chiama, si passano le giornate così; a me capita quando sto male, sto a casa
e vengo rapito, vengo preso nel gorgo di discussioni in cui non so chi siano
i personaggi, però sono ammirato del fatto che ci sia gente che si occupa
del perchè quello si è lasciato con quella, in televisione, davanti a
milioni di persone che vengono automaticamente appassionate da un argomento
che sono come le cose di Cinecittà dove dietro non c'è niente, dove dietro
c'è il cartone.
Allora l'occasione stasera era anche di poter parlare di come può essere bella la televisione. Io sono innamorato della televisione, non bisogna mai credere a quelle tesi per cui la televisione è di per sé lo strumento del male. Ma manco per niente, fortuna che c'è, fortuna che c'è internet, fortuna che c'è YouTube; adesso mi dicono che c'è, io non l'ho ancora sperimentato ma lo farò, che ci sono milioni di persone nel mondo e dico milioni di persone nel mondo, che vivono una vita parallela in un sito che si chiama " second live " dove la gente può vivere un'altra vita, dove si da un volto, si dà una storia, si da un identità si muove in questa vita come ci muoviamo nella vita reale.
Bisogna avere fiducia in primo luogo nelle
tecnologie e poi in quelle tecnologie che portano la comunicazione al più
alto numero possibile di persone, non sono dei mostri, sono delle meraviglie
naturalmente a condizione che ci vadano dentro delle cose che non siano
espressione di un pensiero unico; nessuno può immaginare una televisione
fatta solo di processi per stupro quella televisione lì di cui parliamo era
fatta di Processi per stupro e dell'Altra domenica. La televisione può
essere questo, deve essere questo. Nel 2005 per esempio sono passati trent'anni
dalla morte di Pierpaolo Pasolini; ma la RAI non doveva varare passare una
giornata dedicata a Pierpaolo Pasolini? Ma noi il canone lo paghiamo per
questo! Per avere qualcosa di diverso da quello che fanno gli altri suo
spray ci sono dei canali tematici bellissimi come History channel o Cult e
quello comincia ad avvicinarsi quello che dovrebbe essere e che sarà il
modello finale di televisione perché alla fine la televisione avrà un suo
stato ultimo nel senso positivo del termine e che sarà la fruizione
personalizzata. Che cos'è la televisione tecnologicamente parlando? La
televisione tecnologicamente parlando è uno strumento che annulla lo spazio
per cui io sto a casa mia e posso sapere che cosa sta succedendo in
Palestina o in Colombia ma questa dimensione quanto è usata? Se pensiamo a
CNN, é assolutamente vincente. Noi oggi viviamo di cose che potrebbero
essere state girate chissà quando e queste cose potrebbero essere parte di
un meccanismo di fruizione individuale perché un cittadino che non ha la
televisione satellitare, e ce ne sono tanti, dovrebbe sottostare alle
decisioni di altri per il suo palinsesto? Le tecnologie ci consentono di
scegliere, a scendere la televisione la sera dovrebbe essere come entrare in
una libreria; vuoi vedere il romanzo rosa lo prendi e vedi vuoi vedere il
programma politico lo prende a piedi; intrecciamo le tecnologie, intrecciamo
le tecnologie telefoniche televisive e facciamo dei canali via etere tutta
diretta di informazione di sport, eventi, la realtà che entra in casa e per
il resto ognuno sceglie il suo. Perché non c'è nessun motivo per cui uno che
sta Milano deve passare la serata come altri milioni di italiani.
Mi sono, come si dice a Roma, " allargato ", sono appassionato ma voglio
concludere facendo questa considerazione: è tutto vero che quello visto in
"processo per stupro" ci sembra grottesco però non è affatto vero che il
problema è risolto, cioè la quantità di violenza che c'è nei confronti delle
donne e dei bambini è molto cresciuta. Io non sono convinto che sia vera la
tesi secondo la quale si dice " c'è sempre stato ma non si denunciava ". Non
è così.
È necessario che si insegnino ai ragazzi cose diverse; l'idea che tu puoi
prendere tutto compreso il corpo di una donna e una idea che si è fatta
strada e quando si sentono le dichiarazioni dei nuovi stupratori ricorre
esattamente questo. Aggiungo: nella società nella quale viviamo l'idea che
una donna possa dire di no è una cosa che non viene concepita perché ci sono
sollecitazioni di vario tipo che vengono avanti e non c'è quell'elemento di
bilanciamento di cultura, di sistema di valori, di riconoscimento dei
diritti che è necessario
Dunque non bisogna abbassare la guardia. Noi abbiamo deciso di dichiararsi
parte civile in tutti i processi per stupro che avvengono nella nostra città
perché vogliamo far sentire alle donne la nostra vicinanza, abbiamo
costituito un centro anti violenza che si è occupato e ha preso in carico
molte ragazze, molte di queste ragazze sono state immesse nuovamente nel
circuito del lavoro, a piazza dove si trova il centro anti violenza è stata
intitolata a Rosaria Lopez e a Donatella Colasanti, abbiamo istituito un
luogo che si occupa delle donne straniere moltissime delle quali sono in
oggetto di queste violenze.
E poi, diciamoci la verità, c'è una violenza
quotidiana che è quella dell'uomo stabilisce nel suo rapporto con la
prostituzione: anche quella è una cultura che non va bene, l'acquisto,
l'idea dell'acquisto, non va bene il contesto della prostituzione dove si
vedono quasi sempre ragazze spesso bambine che sono per strada in un tempo
di vita in cui dovrebbero giocare e invece si trovano a vivere una vita
accelerata.
Bisogna combattere il traffico della prostituzione, bisogna avere azioni
contro i poteri criminali che organizzano il traffico della prostituzione.
Si deve fare quindi una grande operazione di recupero nei confronti delle
ragazze e una grande aggressione nei confronti dei poteri criminali.
E allora questa circostanza dell'otto marzo e questa circostanza della
proiezione a trent'anni di distanza di "processo per stupro" è anche
l'occasione per ricordare quanto sia stato importante quel programma, quanto
siano state brave le persone che lo hanno realizzato per dire che speriamo
di vedere ancora programmi di questo tipo perché non mancano le ragioni per
farlo e per dire anche che non bisogna pensare si tratti di un documento di
trent'anni fa; lo e storicamente ma non lo è per il problema del quale
parla, problema assolutamente presente tra noi, presente anche nelle case,
nelle case laddove la denuncia fa più fatica a riemergere perché una donna
che si trova in una condizione coniugale, con due figli, sulla quale scatta
il condizionamento spesso fa fatica per un sistema di circostanze a
denunciare tutto questo.
Ma il problema c'è ancora e dunque lo sforzo che
si deve fare, così come nel 1977, deve continuare con la stessa intensità è
per questo che abbiamo voluto questa serata.
Grazie.
walter veltroni - 8 marzo