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giovedì 14 ottobre 2010

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                     antichi sapori

Le patate dolci

Appaiono di questi tempi e le associo all'autunno. Da un paio di anni le trovo al supermercato ma sono come una merce rara, rimangono per un paio di giorni, in un cestino un po' nascosto, vicino alle retine delle cipolle, alle radici di zenzero, alle trecce d'aglio poi spariscono. Eppure a me sembra più raro lo zenzero...

A Campo de' Fiori ci sono più o meno sempre ma solo al banco radical-chic, quello col barbuto (bello) che ha tutte le verdure etniche, che se non avesse deciso di parlare romanaccio potrebbe vendere golfini di cachemire a via Frattina e che se compri da lui devi essere consapevole di andare in boutique. Per capirci: due patate dolci di media grandezza due euro ma poi mi ha anche fatto annusare un tartufo bianco.

Una vecchietta banconista pure lei mi ha detto che non è tempo di patate dolci, dice che arrivano quando è più freddo, verso Natale. La vengo a trovare signò. Ma Natale per me ha altri sapori.

Adesso è tempo di castagne, di patate dolci, di zucca, di melograno, di cachi...

Ne ho voglia stasera perchè una delle due patate dolci (o americane) che avevo trovato la settimana scorsa, l'ho voluta cucinare seguendo una ricetta salata, coi piselli, la cipolla...

Lasciate perdere. Qui non si tratta di creare sapori agro-dolci dal vago sentore nord-africano o siculo. Le patate dolci sono americane e in america le usano come merenda.

Che poi è quello che faceva mia madre, che non ha mai mescolato dolce e salato, motivo per cui la patata dolce era una cosa rara, stagionale, più o meno tra la fine di ottobre e gli inizi di novembre, la guardava con una curiosità mista a diffidenza (chissà perchè la comprava?) e la cucinava semplicemente al forno o lessata e ce la serviva al posto della frutta come strana prelibatezza.

Propongo una variante al cartoccio e cioè prendete la patata, avvolgetela (con amore) nella carta stagnola e mettetela al forno a 180° qb (fare la prova stecchino).

Gaia che si nutrirebbe preferibilmente più di dolce che di salato, solo al nome "patata americana" sorride in chissà quale infantile reminescenza e questa volta condivido con lei la possibilità che di un alimento "dolce" si possa fare un pranzo.

Mangiamocela calduccia questa patata. E' buona anche così ma se proprio vogliamo farci del male si può condire con la cioccolata (nutella, nutella)... o con in miele... o con un ricciolo di burro...

 

angela :)


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