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domenica 28 ottobre 2012

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Roma dalle Quadrighe del Vittoriano

Ogni volta che mi capita di trovarmi di fronte a un disegno di Marcella Morlacchi, a uno di quei fogli smisurati sui quali riesce a rappresentare le facciate delle palazzate delle strade del centro storico di Roma (con ogni particolare, dall'abbaino del tetto più lontano, all'insegna del negozio, al lume sull'angolo, alla bandiera sul pennone) o addirittura lo spaccato di un isola intera come Ponza, ogni volta mi chieda "Ma come farà a realizzare un disegno così? Qual è la prima cosa che fa, qual è il primo segno di matita, e quando comincerà a precisare forme e proporzioni? E il colore? Quando stenderà la prima pennellata e come? Che matita usa, quale tipo di pennello, che qualità di carta? Ma soprattutto quale progetto ha in mente Marcella, cosa pensa di fronte al piano bianco del foglio e come pensa di "affrontarlo"?

 

 

Tutto questo mi è tornato in mente con maggior forza specialmente negli ultimi giorni, di fronte ai quattro enormi "lenzuoli" (oltre due metri e mezzo) sui quali Marcella ha disegnato le vedute di Roma dalle quadrighe del monumento a Vittorio Emanuele, in Piazza Venezia.  Quattro vedute straordinarie e quando mi ha mostrato la prima, quella incorniciata a destra e a sinistra dalle due figure femminili, mi è sembrato realmente di affacciarmi sullo spazio infinito della città. Un vero e proprio tuffo, che per me è stato in particolare un tuffo nel passato in quanto la prima volta che mi sono affacciato dall'alto del Vittoriano avevo dieci anni ed ero salito lassù con mio padre, che era commissario di Pubblica Sicurezza del rione Campitelli, per vedere la sfilata del 4 novembre! In quell'anno, era il 1936,  erano presenti a Roma anche le truppe coloniali e la sfilata mi apparve ancora più emozionante e straordinaria.

 

 

Così oggi, di fronte ai disegni di Marcella, sono tornato bambino e mi è sembrato di volare, come Peter Pan, sui tetti di Roma, divertendomi a riconoscere gli edifici che Marcella aveva rappresentato uno ad uno, senza dimenticare e senza trascurare nulla, tutti evidenti e splendidi nell'aria cristallina di una mattinata romana.

 

 

Perchè la difficoltà principale, fra le altre, era proprio questa: riuscire a precisare ogni edificio e ogni particolare senza perdere di vista la profondità; bisognava rendere questo sprofondarsi della città nell'atmosfera vibrante della prospettiva aerea, ma nello stesso tempo conservare l'identità di ogni edificio e assicurarne il riconoscimento. Le sfida questa volta era ancora più difficile di quella che Marcella ha affrontato ogni volta che ha "disteso" davanti ai nostri occhi, aprendola come un rotolo, la serie delle facciate di una strada romana. Allora si trattava di mettere in ordine, direi in fila, le cortine dei palazzi, i marcapiani e le gronde, le finestre e i portoni, studiare la luce, dipingere le ombre, in una parola disegnare l'architettura nella astrazione del prospetto e delle proiezioni ortogonali. Oggi con le quattro grandi vedute che abbracciano a 360° l'intero orizzonte di Roma, oggi la sfida è quella di riuscire a rendere la profondità senza perdere di vista l'architettura, anzi precisando l'architettura nell'atmosfera magica e splendente di Roma. E Marcella c'è riuscita.

Ancora più pressante si fa allora l'interrogativo di sempre: "Ma come fa?"

 

Gaspare De Fiore per "Il colore della città" di Marcella Morlacchi - Gangemi Editore

 

 

 

 


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