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domenica 23 settembre 2012

           

 

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Piazza del Popolo

La storia più o meno la conosciamo tutti: era uno slargo davanti alla Porta Flaminia, la consolare romana che proseguiva con Via Lata (attuale via del Corso) per arrivare fino al Campidoglio. Nel 1589 papa Sisto V (Peretti) vi porta il grande obelisco che Augusto aveva portato a Roma dall'Egitto dove era stato costruito intorno al 1200 a.C. e che aveva collocato al Circo Massimo.

Le "chiese gemelle" risalgono una la 1675, l'altra al 1678; negli stessi anni Gian Lorenzo Bernini sistema la Porta del Popolo da cui entrerà a Roma, per restarci fino alla morte, la regina Cristina di Svezia che aveva abdicato in favore del cugino.

 

Cento anni dopo la piazza è ancora così, uno sterrato trapezoidale su cui si apre il tridente Babuino-Corso-Ripetta e così la racconta Piranesi in una delle sue più celebri incisioni.

E così resterà fino al 1834 quando Valadier finisce i suoi lavori di ristrutturazione della piazza e della terrazza del Pincio.

 

C'è anche una leggenda, una delle poche storie di "fantasmi a Roma"

Immediatamente fuori Porta Flaminia, lungo le Mura Aureliane (attuale Muro Torto) c'è la tomba di Nerone e il suo fantasma pare si aggiri ogni tanto nella piazza.

 

E poi c'è la mia storia a Piazza del Popolo che mi sembra lunghissima.

C'è stata qui la conclusione di un memorabile compleanno, i miei 30 anni, festeggiati in un circolo sulla via Flaminia; quando tutti se ne erano già andati, Vito e Tiziana tirarono fuori dalla borsa una bottiglia di champagne e dissero "e adesso andiamo a brindare sul serio". Mi bagnarono di champagne sulle fontane dell'obelisco.

 

C'è stato qui l'inizio dell'evento itinerante "fantasmi a Roma", quattro performance di cui avevo scritto i testi e curato la regia; il primo era il racconto degli spettri di Targhini e Montanari, i due carbonari di cui parla Gigi Magni in "Nell'anno del Signore", qui ghigliottinati.

 

C'è stata l'alba della seconda Notte Bianca, alba che avevamo visto al Pincio al concerto, prima di andare a fare colazione con Veltroni a Palazzo Farnese (ero nella delegazione dei giornalisti, bei tempi).

 

C'è stata la foto che una allieva dell'Upter, Marisa Pelacchi, mi ha voluto fare per il concorso "fotografa i docenti": era gennaio, quasi nevicava; io correvo a fare una lezione in una scuola poco lontano. Che buffa foto... Ancora la uso per i curricula "informali".

 

 

E poi tutti i concerti, i capodanno, le manifestazioni... e gli aperitivi da Rosati che fa uno dei migliori sprizz di Roma...

 

 

E, quando sono stati ultimati i lavori e la Piazza è diventata pedonale (sembra incredibile che ci passassero le macchine ma basta guardare un paio di film, fino agli '70..), la mostra che ho fatto nella Libreria di Ripetta di Urbano Stride, "Mutazioni e permanenze", dedicata a Piazza del Popolo, il primo lavoro di grafica che ho fatto col computer.

 

 

E tutte le volte che ho portato gli allievi dei seminari di ripresa con il compito "raccontate piazza del popolo", tutti a caccia di una inquadratura che non fosse banale, di un particolare che mai nessuno aveva visto.

 

 

E quel primo sguardo dall'alto del Pincio, regalo del mio professore di Storia dell'architettura e grande amico, Carlo Severati, quella settimana che ero venuta a Roma, studentella, per un seminario.

 

 

 

 

 

Ed eccola, piazza del Popolo, nei meravigliosi disegni di Marcella Morlacchi.

 

ac :)

 

 

 

Che buffo... è evidente che una piazza "tonda" non può essere ricostruita dai disegni di Marcella Morlacchi, che fra l'altro fanno anche la sezione del Pincio.

Ma l'ho fatto lo stesso ed ecco che riappare come l'aveva raccontata Piranesi: uno sterrato quadrangolare verso il Tridente.

 


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