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30.11.2007 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                        for de porta

Perugia... non mi capacito.

Anni fa c'ero tornata un paio di volte per lavoro, insomma "da grande" e avevo visto con piacere che i ragazzi in fondo sembravano sempre gli stessi: sempre seduti al sole a piazza IV novembre, sciamavano sempre da e verso l'universitÓ, forse erano meno colorati...

Perugia nel 1974 Ŕ stato il mio primo viaggio, la mia prima vacanza in autonomia dalla famiglia (che peraltro di vacanze ne faceva pochissime).

Avevo preso mia madre per stanchezza, dovevo "assolutamente" andare a trovare Ezio che studiava a Perugia e di cui mi ero ovviamente perdutamente innamorata.

Avevo dalla mia che ero diventata appena maggiorenne e, dal mio punto di vista, avendo guadagnato i soldi per il viaggio lavoricchiando in estate, c'era poco da discutere.

Il viaggio me lo ero sognato per settimane: viaggiare le notte fino a Roma, cambiare treno... Di Roma quella mattina non mi ricordo nulla. Ma della linea verso Perugia ancora a unico binario mi ricorder˛ sempre la sensazione... d'autunno nel passaggio fra la gola in mezzo alle colline che stillavano acqua e odore di muschio.

Arrivammo a Perugia che era quasi buio. Ah, sý, arrivammo, non ero sola, viaggiavo con Renato, un mio compagno di scuola amicone del bellissimo Ezio. Renato naturalmente non vedeva affatto di buon occhio il mio perduto amore; forse mi faceva la corte... di fatto continuava a dire che "lui" aveva ragazze bellissime... e io? non ero forse bellissima? Stronzetto! pensavo.

Arrivammo a Perugia che era quasi buio e il tempo di raggiungere il centro con l'autobus dalla stazione, era diventato buio e basta: non solo era fine settembre ma avevamo beccato il fine settimana di ripristino dell'ora solare. E io mi ero presa il raffreddore. Ma Perugia...

Ero incantata, non ero mai stata in una cittÓ con un centro storico medievale-rinascimentale, vicoli, luci, archi, tetti di tegole e quell'incredibile odore di caminetti accesi... il silenzio di una cittÓ in cui circolavano giÓ all'epoca poche macchine in centro storico.

E la prima cosa fu andare, appunto, a piazza IV novembre ad aspettare Ezio per poi andare prima alla mensa universitaria e poi a casa.

Le scale del Duomo erano piene di ragazzi, niente macchine, solo le loro voci.  E solo ragazzi avrei incontrato, per tutta la settimana: a mensa, ai volantinaggi davanti all'universitÓ, al supermercato a fare la spesa per l'improvvisato spaghetto la sera. Molti di loro mi sembravano grandi, erano giÓ quasi alla tesi in medicina, ma avevano non pi¨ di 24 anni. Erano ragazzi. In quella settimana di vita universitaria non ho mai avuto sentore di droghe, di spinelli. Al massimo si andava in osteria. Almeno sarebbe stato ancora cosý per un paio di anni.

Erano semplicemente altri tempi.

E l'idea che tra gli "stessi" ragazzi che si incontrano in una cittÓ universitaria adesso non basti il bicchiere di vino, mi dispiace tanto.

PerchŔ i ragazzi, sono sicura, sono sempre "gli stessi", hanno sogni, hanno un futuro che non vedono e di cui non si preoccupano, hanno voglia di allegria. Non sono gli stessi i modi per colorare una serata.

Che sia stata uccisa una ragazza a Perugia, vedere quella casa che chissÓ quante volte ho visto passando tutte le volte che sono tornata a Perugia sentendo sempre la stessa atmosfera... proprio mi dispiace e mi inorridisce.

 

angela :)

 

Come and˛ a finire l'amore per il bellissimo? Ma nel migliore dei modi, naturalmente!

 


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