mercoledì 04 agosto 2010
c'era una volta
Piazza
Venezia, le antiche aule erano diventate una fonderia
Rory Cappelli per Repubblica
Ci sarà anche una ricostruzione virtuale di quegli spazi, quando
finalmente saranno visibili al pubblico. Le due "aule" di piazza
Venezia, riportate alla luce
grazie
agli scavi della metropolitana (una terza, sotto al posteggio
dei taxi, sarà difficile poterla scavare), daranno uno spaccato inedito
della vita dei romani di epoca adrianea. E non solo.
Stavano, quelle aule, sotto strati di pietre e metalli, di paglia e
marmi e ceramiche rinascimentali, raccolti e riportati alla luce pezzo
per pezzo dagli archeologici. Non solo dunque qualche informazione in
più sull´epoca felice della politica culturale illuminata di Adriano che
volle conservare l´impero più che allargarlo. Ma anche schegge di altri
secoli. «Intensa era nella zona intorno al Foro di Traiano l´attività
retorica e letteraria svolta da grandi personalità di epoca tardo
antica» spiega Eugenio La Rocca. «Come per esempio Flavio Asterio,
prefetto della città nel V secolo». Anche se, sottolinea Adriano La
Regina, «sicuramente questo non era un luogo di incontro del Senato che
si riuniva soltanto in aree consacrate».
Qui infatti, spiega l´archeologo della Soprintendenza Roberto Egidi,
responsabile degli scavi, «ci troviamo di fronte ad edifici legati alle
attività culturali di Adriano. Era, questa, un´area articolata,
ricchissima. Con il complesso del Foro, le piazze aperte ai cittadini,
le biblioteche, le aree legate alle attività finanziarie e giuridiche.
Le due aule che abbiamo trovato sono di tipo quadrangolare: vi si
ascoltavano recite, lezioni e poesie. Erano coperte da volte adorne di
stucchi alte sedici metri, il pavimento, in parte conservato, era in
granito giallo antico (come le biblioteche del Foro di Traiano), le
gradinate erano delimitate da balaustre in marmo». Ma il tempo, grande
scultore, ha lasciato anche tracce di altre storie: «Dopo la caduta
dell´Impero romano» continua Egidi, «forse sotto Teodorico, la prima
aula è diventata una fonderia: lo dicono i cumuli di metalli grezzi.
Diventò poi una stalla che ha lasciato uno spesso strame nero fatto di
escrementi e paglia. Tutto questo è stato sigillato dal violento
terremoto che sconvolse Roma nel XIX secolo, che allontanò gli abitanti
dal centro. La seconda aula, nel Cinquecento, diventò l´ospedale della
confraternita dei fornai: ed ecco i pitali, le brocchette, le stoviglie
rinascimentali recuperate in gran numero». Reperti che, forse, saranno
presto esposti in una mostra. Denaro permettendo.