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giovedì 30 giugno 2011

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Ostiense, ecco il ponte gigante ma il traffico sarà un inferno


Quando verrà finito solo due semafori per un fiume di auto. Finalmente, dopo cinquant'anni, porterà le macchine dalla Colombo all'Ostiense, superando il cul de sac della linea ferroviaria. Quindici milioni di euro per 240 metri di arco sui binari, di cui 125 sospesi, agganciati ai grandi tubi bianchi
di PAOLO BOCCACCI

 

Ecco che arriva. Eh già, sta proprio planando, ha scavalcato i binari del metrò e della Roma-Lido, con i primi pezzi delle corsie, con i suoi enormi tubi bianchi, alzati a notte fonda, fino alle quattro di mattina, da una gru gialla e rossa capace di sollevare settecento tonnellate di acciaio puro. Imbullonati da dentro, dove si acquattano gli operai della Cimolai di Pordenone che ha vinto l'appalto con l'alleata Sios. Dove legano a forza di viti gigantesche una parte con l'altra. Quindici milioni di euro per 240 metri di ponte di cui 125 sospesi, agganciati al grande arco.

Il "tappeto" che si sta allungando sulla ferrovia finalmente, dopo cinquant'anni, porterà le macchine dalla Colombo all'Ostiense, passando per la circonvallazione, superando quel cul de sac della linea ferroviaria, che spezzava un quartiere, che costringeva gli automobilisti a circumnavigare, sulla destra, verso gli specchi del Terminal, e poi barra a sinistra.

Ma è partito in ritardo, ha iniziato con difficoltà a librarsi, è inciampato. "Qui sotto, dalla parte della circonvallazione" spiega Fabio Rocchi, il coordinatore del progetto per l'assessorato ai Lavori Pubblici del Comune, sporgendosi dalla balaustra della stazione Garbatella del metrò B "vedete quella pizzeria? Abbiamo dovuto fare l'esproprio di un pezzo di terra e sono passati mesi. E poi gli scavi archeologici: sotto l'area dove poggia uno dei plinti che reggono il ponte è stato trovato un antico elemento marmoreo che segnava la presenza del fiume sacro Almone. E anche per questo si sono accumulati ritardi".

Ma adesso va, questo grande, gigantesco Lego di ferro e cemento. Avanziamo lungo la passerella che porta alla fermata Garbatella. Ecco, dall'alto si vede il profilo dell'arco "reticolare", come dice l'ingegnere. In fondo si staglia il Gazometro. Sotto, proprio come pezzi di un Lego montato da un gigante, poggiati su dei sostegni di acciaio, i tratti delle due carreggiate da tre corsie già montati.

Ci indicano l'immensa gru con le braccia più alte del ponte, che, sempre di notte, li prenderà e li solleverà come fuscelli fino a farli combaciare con quelli già montati. E anche qui saranno gli operai ad agganciarli, mentre nuovi plinti temporanei li sorreggeranno fino a quando tutto non sarà retto dai tiranti che verranno giù dall'arco del ponte.

"Alla fine" spiega Rocchi "rimarranno soltanto tre appoggi, quelli lì che vedete, con tanto di isolatori sismici, per non farli cedere in caso di terremoto. E li abbiamo dovuti costruire sulle estremità di un'ipotetica ipsilon, perché qui sotto passa il grande collettore in cui scorre l'antico fiume Almone".

Scendiamo nel cantiere. Le 120 tonnellate di arcata sono già qui, arrivate dalla fabbrica di Pordenone, divise in pezzi, adagiate a dormire poco lontano dai binari. La ferrovia ormai è stata superata, a forza di turni notturni, per non interrompere il servizio. Ora non resta che il montaggio. Si fa per dire.

In fondo scorre tumultuoso il traffico di via Ostiense, dietro le nostre spalle ci siamo lasciati quello della circonvallazione. A sinistra ecco le palazzine da dove si controlla tutta la linea B della metropolitana, il "cervello" del metrò. Poi, superata l'Ostiense, la facciata del Centro direzionale dell'Eni, davanti alle montagne russe dei Gazometri. E a destra il cantiere degli ex Mercati Generali, la Città dei giovani che verrà.

É proprio tra queste quinte che planerà l'incompiuta. Sì, perché il ponte, che dovrebbe essere ultimato a settembre e inaugurato alla fine dell'anno, è uno spartito a cui manca la nota finale. Quando la Cimolai, l'impresa supertecnologica che sta anche costruendo in Russia il sarcofago di acciaio in cui dovrà essere sepolta per sempre la centrale nucleare di Chernobyl , consegnerà l'opera, cominceranno i guai del traffico. "Sarà un intervento strategico che permetterà di ridurre i tempi di percorrenza per gli spostamenti dalla via Cristoforo Colombo alla zona di viale Marconi" afferma l'assessore ai Lavori Pubblici Fabrizio Ghera.

Ma i tecnici di un altro dipartimento, quello della Mobilità, per ora non possono mettere in campo niente altro che due semafori, che regoleranno il flusso all'inizio e alla fine. Con il risultato che il fiume di macchine che arriverà dalla Colombo o dall'Ostiense si fermerà di fronte a una sorta di muro. L'ingorgo è annunciato.
"Con il ponte" spiega Sandro Cossetto, l'ingegnere dell'Ufficio emergenza traffico "si costruisce un altro pezzo dell'anello che da via Cilicia porterà verso viale Marconi e poi all'Olimpica". Ma in realtà ci sarà bisogno di costruire un altro ponte sul Tevere per completare il percorso. E per questo chissà quanto bisognerà aspettare. Per il bianco arco d'acciaio del cavalcaferrovia i primi studi di fattibilità risalgono al 1999. Il traffico sarà ancora in agguato per molto.

 


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