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23.03.2007 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                     la cittā futura

Posata la prima pietra del Palazzo dello Sport di Tor Vergata

In realtā la posa č simbolica per due motivi: intanto i lavori sono giā iniziati da settimane per eseguire tutte quelle opere preliminari per l'inizio della costruzione vera e propria, e poi perchč nelle costruzioni di oggi non c'č di fatto una "prima pietra", e nemmeno un primo mattone.

cosė si č proceduto cosė:

il sindaco Veltroni ha messo dentro un tubo la pergamena con cui affida all'architetto Santiago Calatrava il compito di costruire questa nuovo opera per la cittā di roma. E la pergamena č scritta in una specie di latino per cui il sindaco č diventato "Gualterus Veltroni".

 

 

Il tubo poi č stato posato all'interno di un blocco in cemento armato che fa parte della futura costruzione, Calatrava prima, Veltroni dopo, hanno gettato un paio di palate di terra sul blocco di cemento armato, gli operai lo hanno finito di ricoprire

Quanto il Palazzo dello Sport di Calatrava sarā ultimato, in quel punto ci sarā una targa che lo indica.

E sarā fra due anni.

 

Non mi stanco di dire quanto mi piace questo progetto: il nuovo palazzo per il nuoto e il rettorato dell'universitā di Tor Vergata sono diventati per Calatrava la scusa per fare un grande segno sul territorio, segno che regolarizza un pezzo di cittā fuori dalraccordo anulare piena di abusivismo, segno che si ispira dichiaratamente ai segni della antica architettura e urbanistica romana: č evidente il richiamo al segno-disegno dei Fori imperiali. Va detto che il segno, il circo che lega Palazzo e rettorato č del tutto simile a quello del Circo Massimo ma lungo il doppio.

Evidente il ricordo della piantumazione di cipressi che coronava il Mausoleo di Augusto e di Adriano e che qui segna e disegna tutti i percorsi e gli assi.

Ma, suggerisce Calatrava, nella doppia conchiglia-ventaglio dei due palazzi, "solo apparentemente fatti di una architettura capricciosa ma in realtā composti di linee regolari e dunque realizzabili con processi industriali", c'č la citazione del rinascimentale "doppio" di piazza del Popolo, le due chiese gemelle che aprono la strada verso il cuore della cittā.

Tra schizzi, acquarelli e disegno tecnico, ecco l'opera di Calatrava, personalmente sono incantata.

 

 

Viene voglia di volarci sopra, di camminarci presto. Per il momento, guardando la spianata, mi accontento del plastico. E aspetto che passino questi due anni considerando che a Roma, tanta grande architettura tutta insieme (Piano, Meyer, Fuksas, Hadid, Koolhaas, Valle, Decq, Calatrava)  forse non si vedeva dai tempi di Borromini.

E sono d'accordo con il sindaco: stiamo dimostrando che a Roma il bello non č finito con il Rinascimento.

E' dura, a Roma e in generale in Italia c'č una grande resistenza al nuovo ma il bello non si ferma.

  angela cannizzaro :)

 


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