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domenica 26 settembre 2010

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                           soggettive

Punteruolo rosso – la mia esperienza


Oggi sentire anche solo quel nome, per me, è come ricevere una potente scossa elettrica, di quelle che non si dimenticano facilmente.
La prima volta che ho sentito parlare dell'”assassino”, come sono solito chiamarlo, è stata un paio d'anni fa da parte del nostro amico Claudio che, primo tra i miei conoscenti, aveva avuto la triste esperienza di farne diretta conoscenza. La meravigliosa palma, che rinfrescava ed ombreggiava il suo giardino, misteriosamente e con incredibile velocità, si era ammalata e morta. E lui aveva dovuto provvedere a tagliarla dalle radici e smaltirla in maniera appropriata (e con costi tutt'altro che lievi). Non ci avevo fatto troppo caso, se non per una questione di solidarietà nei confronti di un amico.
Poi, però, un maledetto giorno di inizio primavera, mi reco nel mio amato posto del sud pontino e ... scopro che una delle mie tre palme sta diventando “alopecica”, ossia perde le foglie sulla sommità del tronco, le più giovani; chiaro indizio che è stata attaccata dal coleottero. La diagnosi è terribilmente semplice ed anche la cura: l'abbattimento della pianta! Aveva più anni di me, ed il dolore è stato intensissimo, ma, d'altro canto, era anche l'unica cosa da fare per cercare di salvare le altre due, ancora più anziane e rigogliose di quella colpita. Coloro che hanno provveduto all'abbattimento e smaltimento della pianta (anche a noi è costato davvero tanto) hanno anche lasciato un paio di esemplari, morti, del coleottero e delle sue devastanti larve, tanto per farmi prendere coscienza del nemico da odiare con tutte le forze. Anche perché, nella mia zona le palme uccise dall'insetto sono state decine e decine, anzi centinaia, al punto che solo poche (tra cui le mie due) sono, PER ORA, sopravvissute.
Da quell'istante, per me è cominciata la caccia alla palma: appena ne vedo una, cerco di valutarne lo stato di salute (non immaginate quanto mi sia informato sull'argomento), scoprendo che già ad inizio 2009 ben 5 esemplari dei giardini dell'Ospedale Addolorata di Roma erano stati attaccati ed uccisi (ora sono stati tolti, ma con molti mesi di ritardo ed altri stanno morendo), mentre l'estate scorsa una delle quattro di Villa Lais ha ingrandito il numero di vittime, seccando nel giro di due settimane.
Ci sono luoghi, come i lungomare di Terracina e Gaeta, in cui i punteruoli sono stati scientifici, colpendo esattamente una palma ogni tre. Nemmeno se fosse stato fatto apposta ci si sarebbe riusciti...
E dire che, poi, l'insetto, di per sé, non sarebbe nemmeno tanto brutto (c'è molto di peggio...): peccato che sia tanto terribile e mi tenga in costante apprensione per le mie povere sopravvissute, tanto che, ogni volta che mi avvicino alla casa in campagna, prima di entrare osservo lo stato delle stesse, tirando, per ora, sempre un sospiro di sollievo.
Ora il Comune di Roma prova l'ennesimo sistema per fermare l'invasione e la riproduzione del punteruolo, il quale anche dopo aver ucciso la palma continua a cibarsene e riprodursi all'interno (ecco perché vanno immediatamente abbattute e smaltite): speriamo che possa avere successo e preservi e salvi il resto del patrimonio di questa splendida pianta tropicale tanto tremendamente attaccata ed in pericolo. Siamo fiduciosi, anche perché tutti i tentativi precedenti sono falliti. Vedremo in futuro se la nostra speranza è stata ben riposta.

Flavio
 


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