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giovedì 19 dicembre 2013

           

                                                                                             la città del cinema

Quer pasticiaccio brutto de Via Merulana

Tanto difficile leggere il romanzo di Carlo Emilio Gadda, tanto facile vedere questo che non è più uno sceneggiato ma una miniserie (ancora non si chiamavano fiction) ma che dello sceneggiato mantiene tutti i canoni (fotografia, location in interni, tempi...)

 

Primi anni del fascismo. Il commissario Francesco Ingravallo, molisano, che ha già scoperto un paio di assassini, indaga su un furto commesso in un palazzo elegante di Via Merulana dove, giusto dopo due giorni viene uccisa una donna.

Sono collegati i due delitti?

E indagando vengono fuori, ovviamente, situazioni strane e insospettabili.

 

Carlo Emilio Gadda non chiude l'indagine, è più interessato allo scorcio romano di quei primi anni del fascismo e di quella società borghese; va ricordato che il romanzo fu scritto nel 1947, sull'onda della liberazione e della fine della guerra.

La produzione televisiva ha altre esigenze e l'assassino viene scoperto.

 

A distanza di tanti anni si vede molto volentieri. L'unica perplessità è proprio Flavio Bucci che, mi sembra, carica troppo il commissario, tanto da farlo diventare quasi una macchietta. Passi l'irruenza meridionale ma tanta veemenza un po' stona con l'atteggiamento analitico, riflessivo, intuitivo del commissario, stesso atteggiamento che era stato di Maigret. Ed è forse proprio l'inevitabile paragone di forma (lo sceneggiato) e di contenuto (l'indagine in una grande città negli anni prima della guerra) a far sembrare, francamente, una macchietta il povero commissario Ingravallo.

Macchietta... in effetti, se non avesse fatto danni e se non si fosse macchiato di crimini, sarebbe stato solo una macchietta.

 

Roma è nel titolo.

Ma è anche in alcuni termini di una lingua scomparsa, parlata all'epoca dai popolani diventati cittadini, portinaie, cameriere... "U palazzo del generone", dice la portinaia. E mi chiedo quanti sappiano cos'era il generone...

Era il borghese ricco, quello che abitava a Via Merulana, nuovi condomini eleganti che somigliano a palazzi torinesi o milanesi.

 

L'altro termine, usato dal commissario specificando "come dicono a Roma" è "gnommero", il groviglio di cose inestricabili. Gnommero... sembra una cosa che ti si piazza sullo stomaco e non la digerisci in nessun modo.

 

fiore di cactus :)

 

 


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