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giovedì 19 gennaio 2012

           

ti gli argin

                                                                                                       la città futura

Radici

Lungotevere non è mai stato il luogo ideale per passeggiare; il fiume non è "arredato", il traffico lo rende rumoroso, le case che vi si affacciano, tranne qualcuna intorno a piazza Farnese di cui una volta parlerò, non sono bellissime, povere, sono edifici di fine ottocento quando furono costruiti gli argini alterando, ance se era necessario date le alluvioni, il rapporto della città con suo fiume.

E poi diciamocelo, a Roma non mancano certo i luoghi per passeggiare. Ciò nonostante trovo che il fiume ha un suo fascino. Sarà che sono nata in una città di mare e, dice Alberto Ongaro, "chi è nato vicino all'acqua non riesce a starne lontano per molto tempo", ma a me "me piace" andarmene su lungotevere.

E mentre ne scrivo mi viene in mente quella canzone romana, ve la ricordate, la cantava anche Gabriella ferri: "la sotto l'alberi de lungotevere le coppie filano,  li baci schiocchano, si nun sei pratico a regge i moccoli su lungotevere nun ce passà"

Doveva essere così molti anni fa, perchè di innamorati non se ne vede nemmeno l'ombra, di innamorata mi sembra di esserci solo io, innamorata anche di Roma, del fiume...

 

Vicino a lungotevere ci sono venuta anche a vivere, lo uso per spostarmi, passo ponte molto spesso col piacere di avere un orizzonte vasto, spesso quando sono stanca dal lavoro, vado al fiume.

Guido tanti anni fa, quando ancora nessuno pensava alla pista ciclabile, Guido mi suggerì l'idea di andare in bici lungo i marciapiedi del lungotevere: non c'è pericolo di incontrare macchine e si andava bene. C'era solo un punto critico, il pezzetto all'altezza di palazzo Farnese, fra ponte Mazzini e ponte Sisto: le radici di quel platano vivace avevano fatto saltare l'asfalto per prendere aria e bisognava stare attenti.

a distanza di tanti anni la cosa è molto peggiorata e qualcuno al Comune deve aver stabilito che è pericoloso perfino camminarci a piedi, cosa che francamente mi sembra una esagerazione. E allora in campagna?

Di fatto quel tratto è diventato una specie di terra abbandonata, di cantiere perenne e slabbrato di cui non si vede la fine, con quella triste plastica arancione strappata... insomma uno schifo. Io non so cosa si potrà fare senza danneggiare le radici e il magnifico platano ma al servizio giardini ci dovrebbero essere esperti in grado di trovare una soluzione. Ebbene lo facciano e presto.

E visto che ci siamo, esattamente di fronte, sono anni che il marciapiede, è quello alle spalle della fontana del mascherone di via Giulia, è chiuso per non meglio identificati lavori che però non dovrebbero essere così complicati visto che lì c'è solo un muro, quello su cui si appoggia, appunto, la fontana.

Vogliamo risolvere quella bruttura?

 

angela :)


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