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15.09.2007 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                         soggettive

Radio Città Futura:

Renzo Rossellini

Classe 1942, figlio del grande Roberto Rossellini, Renzo si è sempre occupato prevalentemente di cinema. Come il padre ha avuto una vita sentimentale movimentata che gli è valsa quattro figli o meglio cinque, perchè a sentire come ne parla ancora oggi, Radio Città Futura è da lui sentita a tutti gli effetti come parte della sua famiglia.

I momenti più significati nel pur lungo percorso di questa storica emittente sono strettamente legati al suo nome.

All'epoca militante politico di una formazione di estrema sinistra che si chiamava Avanguardia Operaia che da poco si era dotata di un giornale, il "quotidiano dei lavoratori",  Renzo Rossellini con i suoi compagni e amici cominciò a valutare la possibilità di aprire anche una radio.

"Allora - ricorda - c'era il monopolio RAI che voleva spesso dire "censura", condizione per noi inaccettabile. L'idea di poter parlare in modo libero, fuori da quell'opprimente recinto, era per noi un sogno, un sogno di libertà e così cominciammo a sognare".

Accomunati a lui nel sogno e nell'impresa, un altro nome celebre negli ambienti dell'estrema sinistra di allora, l'editore Giulio Savelli. Si aggiunsero poi altri amici con i quali cominciarono a cercare di dare delle gambe al loro progetto.

Gli inizi sembrarono avventure dei "ragazzi della via Pal".

"Il primo trasmettitore - ricorda Renzo Rossellini - lo costruimmo in una scatola di scarpe di cartone, fissando all'interno gli elementi. Collegato il macchingegno ad una piccola antenna andammo a fare delle prove in un campo aperto per vedere fino a dove riuscivamo ad arrivare. Con stupore ci accorgemmo che riuscivamo a trasmettere a qualche centinaio di metri. Allora abbiamo pensato di trasferire il tutto a casa di amici che avevano un abbaino al civico 47 di piazza Vittorio Emanuele. Abbiamo piazzato l'antenna e abbiamo cominciato a dire "qui è Radio Città Futura 97,700". La prova era riuscita.

Ben presto la magica scatoletta venne sostituita da un vero trasmettitore e un'antenne di 35 metri venne issata sul tetto di quel palazzo. Era iniziato il 1976 e l'utopia poteva andare in onda. Cominciarono ad arrivare telefonate dai quartieri di Roma ma anche da Comuni della provincia.

Successivamente, grazie al telefono, iniziò anche un dialogo con gli ascoltatori, una rivoluzione. Il civico 47 di piazza Vittorio Emanuele divenne nei mesi successivi un palazzo piuttosto movimentato; c'era un continuo via vai di ascoltatori, di compagni che si recavano alla radio per partecipare a trasmissioni, per curiosità ma anche per portare soldi: c'era un cassetta come quella delle chiese dove si mettevano i contributi per sostenere le attività della radio. In tanti la seguivano, pronti a rispondere agli appelli, agli inviti a manifestare ma anche a diventare inconsapevoli vittime di goliardate come quella notte di fine anno del '76 quando Ernesto Bassignano ed Enzo Robutti misero in allarme un pezzo di sinistra romana annunciando un avvenuto colpo di stato militare. Prima che i due burloni rivelassero lo scherzo, molti militanti si erano radunati sotto la sede della radio pronti se necessario a difendere la loro voce.

 

Ernesto Bassignano

"E viene anche per me il tempo di esagerare, di provare, ebbene sì, a copiare nientemeno che il grande Orson Wells. Ma non marziani sulla Terra sono i miei finti invasori, piuttosto immaginarie orde di carri armati sulle consolari romane nella più gran "sola" radiofonica ordita nel decennio. "Sola" imbastita da me, dall'attore folle Enzo Robutti, dalla compagna Marianna, brunetta presentatami dal Bondini. Che era successo? Gli è che Robutti l'aveva pensato e scritto lo scriteriato canovaccio e mi aveva proposto di tentare in una notte vicino al Natale mentre centinaia di migliaia di militanti ascoltavano rapiti i messaggi dalla radio, nei giorni nei quali non si parlava che di ideologia, di far calare provocatoriamente e di botto un po' di ironia dissacrante su quelle plumbee certezze, come dire "cerchiamo di essere compagni, sì, ma con la nostra testa, senza dipendere da maestri, professorini che giorno e notte ti imbottiscono il cranio di ideologia  che porta sempre più duramente, ineluttabilmente e pericolosamente verso gli acquari dove nuotavano i brigatisti. E allora ecco finti cingoli, rumori, spari, canzoni interrotte e smozzicate intervallate da altri spari, voci, parole d'ordine. Due ore quasi di realistico e spaventoso annuncio di golpe. Ventimila persone che scappano terrorizzate di notte dai propri letti nascondendo fogli, altre persone armi, caserme attivate e poi anche veri carri armati in moto nelle caserme intorno a Roma. Fuga in tutto il Lazio. Telefonate a migliaia per capirci qualcosa.

E intanto ai microfoni di RCF Ernesto, Marianna e Robutti hanno finito la loro commediaccia e dichiarano felici urlando di gioia "Ma no, compagni, non abbiate timore, è stato solo un falso allarme. Alla testa delle truppe davanti ai Quirinale non ci sono i generali ma Pintor, Magri e la Rossanda".

Apriti cielo. Ben poca ironia era ammessa in quei giorni, tutto era preso maledettamente sul serio. Ci vengono a cercare gli autonomi, i compagni della vigilanza del PCI, la polizia. Articoli sui giornali, una settimana a Viterbo per cambiare aria, decine di altri scherzi per una settimana da molte altre radio giusto per normalissimo spirito di emulazione. Abbiamo causato insomma un casino pazzesco.

A casa di Rossellini capisco qualche giorno dopo di essere stato usato da una fazione contro un'altra e che la "sola" mi è stata indotta in realtà dai furbastri, siamo stati prescelti e strumentalizzati, anche se ci siamo divertiti un sacco e siamo orgogliosissimi della piece tanto bene interpretata da trarre in inganno tanta gente. A casa di Rossellini compare anche la sorella che un giorno avrebbe sposato a New York nientemeno che Scorzese. Isabella è di una bellezza dirompente nella sua gonna lunga e floreale e nelle sue camicette indiane."

 

il testo è parte integrante della mostra

RADIO FM 1976-2006. 30 ANNI DI LIBERTA' DI ANTENNA

 


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