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giovedì 10 marzo 2011

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                       la città futura

Roma come te vorei...  


M’affaccio a la finestra stamattina,
Sopre ar più arto colle de sta Roma,
Mentre la bruma che scenne fina fina
A nisconne er dolore d’esse in coma.

Sotto quella cortre che l’avvorge
Ce stanno le ferite che je famo.
Nisuno fa la finta che s’accorge.
No la pietà de tendeje na mano.

Io te vorebbi vede, mia Reggina,
Curata come rango te s’addice;
L’ancelle che te vesteno carina
E li monili de n’Imperatrice.

Er popolo te deve onorare
Lisciannote la vesta quanno passi;
Un soriso che tu poi donare
Che scioje questi cori come sassi.

La verità è che ‘nce frega gnente
De daje quer valore che je spetta.
Noi semo solamente quella gente
Che si ce parla nun je damo retta.

Vestimola de prezziosa seta
Co li capelli a boccoli ramati
E la vedremo giugne alla meta
Co quer soriso che cià illuminati



Enrico



 


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