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mercoledì 02 febbraio 2011

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                       la città futura

La Roma che vorrei

Lo so, è un utopia, ma la Roma che vorrei è molto diversa da quella di oggi. Roma è stata, è, e sempre sarà una, forse LA, città d'arte. Quale altro luogo al mondo, mi chiedo, può vantare così tante bellezze accumulate in periodi storici diversi? Quale altro luogo è stato il centro della Storia così a lungo? Ricordiamocene: tra il II secolo a.C ed il IV-V è stata la capitale del più florido e ricco stato dell'antichità (almeno a livello di mondo occidentale; Cina ed India hanno storie completamente diverse...); ha raccolto bellezze ancora oggi visibili e fruibili dagli appassionati di Storia, di Arte e di Bellezza. Poi, caso più unico che raro, è tornata il centro mondiale della bellezza durante l'epoca rinascimentale e barocca. E' vero, il Rinascimento è nato a Firenze, ma il fatto che Roma fosse il Centro della cristianità le ha fatto fruire degli ingegni dei sommi artisti dell'epoca ancor più della città toscana e di tutte le altre. Infine, l'Unità d'Italia di fine Ottocento ha costretto i nuovi italiani uniti a cercare di abbellire ulteriormente l'Urbe con palazzi, nuove aree e monumenti che ne hanno impreziosito ulteriormente il territorio fino all'epoca fascista. Si potrà dire che questo tipo di “abbellimento”, molte volte, ha prodotto risultati discutibili e scadenti, ma è stato pur sempre un tentativo che, almeno dal punto di vista storico, va menzionato e ricordato. E, pertanto, visitato.
Per questo Roma E' la Città d'Arte. E quello dovrebbe essere e restare. A mio avviso il suo grande, primo, difetto, è essere anche la capitale di ben due Stati, con tutte le conseguenze di burocrazia, disservizi e quant'altro. Non si può essere votati al turismo culturale, al turismo religioso, ai servizi (nel senso ministeriale del termine) ed alla politica tutto nello stesso territorio. Con, magari, in aggiunta anche un timido tentativo industriale alle sue porte.
Roma è al collasso per cercare di seguire tutte queste strade. Pertanto, il mio sogno, chiamatela provocazione se volete, è che resti solo votata a quello per cui i secoli l'hanno plasmata: Città d'arte e turistica. Via i ministeri, via il Parlamento, via la Presidenza della Repubblica, via le società di consulenza e burocrazia, via anche il Vaticano: Roma dovrebbe diventare l'attrazione principe di tutto il mondo per coloro che amano l'Arte e la Cultura. Si dirà: e di che camperebbero i due milioni circa di abitanti? Beh, via anche gran parte di essi: una città più piccola, racchiusa magari entro le Mura Aureliane o poco oltre, sarebbe l'ideale. Oggi, con tutta la stratificazione di uffici pubblici, attività e quant'altro, è diventata una città assolutamente invivibile per l'impiegato medio, il quale si ritrova, mediamente, a dover andare a lavorare in centro perché quella è la zona occupata da tutte le società che producono reddito e lavoro (o, in alternativa, per risparmiare, alcuni si stanno spostando a chilometri e chilometri fuori dal perimetro del Grande Raccordo Anulare, ai confini fisici del Comune, con l'intento di risparmiare sugli affitti dei locali, ma finendo in zone mal o per niente servite da strade e mezzi pubblici), senza aver la possibilità di trovare alloggio in un'area ragionevolmente vicina a detta sede. Sempre più spesso si sente di persone che devono compiere 60-70, persino 80 (!) chilometri per raggiungere il proprio posto di lavoro ogni giorno (ed altrettanti per tornare a casa) pur restando entro il perimetro comunale. Con distanze simili, verso fuori, si raggiungono e superano tutti gli altri capoluoghi della regione! Il tempo medio di percorrenza del tragitto casa-lavoro è, ormai, di circa 80 minuti, ovvero più di 2 ore e mezza al giorno li si passa in macchina impazzendo nel traffico o sui mezzi pubblici schiacciati come sardine (anche perché pure loro sono inchiodati nel suddetto traffico). E, per lo stress o per un'attitudine tutta romana nel cercare di dimenticare le regole e guadagnare un millimetro a danno di tutti gli altri, il traffico di Roma è diventato più caotico ed ingovernabile persino di quello della famigerata Napoli! Siamo alla follia ed al collasso, con moto che passano a tutta velocità sui marciapiedi suonando ai poveri ignari pedoni se non si sbrigano a spostarsi, magari entrando spaventati in un negozio, a macchine che transitato comodamente contromano per raggiungere il semaforo, rosso, e passare ugualmente, pedoni che hanno deciso che la doppia linea continua di mezzeria è il posto ideale per simulare un marciapiede e, così, percorrono anche chilometri sfidando la sorte e tutti i mezzi a motore che se li ritrovano davanti dovendo inchiodare e, magari, venendo tamponati; non sono esagerazioni, ma eventi viste decine e decine di volte dal sottoscritto che, ormai, si è rassegnato e non fa più caso a chi, per esempio, col semaforo rosso per i pedoni, decide di attraversare su una consolare mettendo la mano a mo' di stop per auto che arrivano con pieno diritto con l'intenzione di passare e che si ritrovano a dover verificare quanto siano efficienti i propri impianti frenanti.
Beh, io sogno una Roma più piccola, più vivibile, che non sia più la città più stressante d'Italia (anche più di Milano) ma che si dedichi, con i tempi tranquilli che nei secoli le sono stati propri, alle sue attività di agevolazione ai milioni di turisti che, annualmente, non potrebbero esimersi da venirla a visitare.
E' un sogno, lo so, ma lasciatemi sognare, almeno una volta...

Flavio

 

 


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