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Roma-Locri: i ragazzi si parlano di legalità

Veltroni lo aveva promesso quella mattina che gli studenti di Locri, quelli di "e adesso ammazzateci tutti" dopo l'assassinio di Fortugno, il mite vicepresidente della Regione Calabria, dovevano incontransi in Campidoglio con gli studenti romani ma molti di loro non erano nemmeno riusciti ad arrivare in tempo a causa delle strade sconnesse, la neve...

E stamattina siamo partiti con i ragazzi di dieci scuole romane che hanno svolto un lavoro a proposito della legalità.

 

Scesi dall'aereo, abbiamo preso la famigerata autostrada Salerno-Reggio Calabria per scoprire che merita tutta la la sua triste fama: da Lamezia a Rosarno saranno 60 chilometri e sono tutto un cantiere e continue deviazioni su una sola corsia. Velocità di crociera circa 60 km l'ora che sarà anche una velocità che mette al coperto da incidenti gravi ma...

Ma come fa a svilupparsi una regione se spostarsi è tanto lento?

Io poi sono nata più o meno da queste parti, mi sono trasferita a Roma tanti anni fa da essere diventata "romana", ma questa autostrada quando avevo vent'anni non era così mal messa.

 

Prendiamo una strada che collega il Tirreno con lo Ionio; ai miei tempi non c'era ma se ne parlava. Sono riusciti a costruirla quasi difendendo in armi il cantiere: la mafia non la voleva questa strada perchè avrebbe attraversato lo Zomaro che era rifugio di latitanti e nascondiglio di sequestrati. C'è ed è una fortuna e fa tenerezza: è una strada a due corsie e probabilmente anche qui ogni tanto lavori...

E arriviamo a Locri. La sala è strapiena. Forse si poteva pensare ad una sala più capiente ma è immediatamente fuori da questa sala che quel giorno era seggio elettorale per le primarie che è stato ucciso Franco Fortugno. Ed è importante essere qui.

Lo ricorda il sindaco, lo ricorda la preside del liceo. Ma lei dice anche altro, parla dei giovani mafiosi e li chiama, coraggiosamente "morti di fame" nel senso di morti di cultura, morti di tutto; parla di una economia del crimine dove giovani ufficialmente nullatenenti e nullafacenti girano con macchine grosse e grosse moto.

Non ho mai sfiorato nulla di tutto questo e mi chiedo come sia stato possibile. Mi chiedo come guardino al futuro questi ragazzi, cosa sognano di fare "fare da grandi", cosa possano sognare.

Ma qualcosa qui è cambiato, evidentemente. Questi ragazzi sono scesi in piazza "con le pistole ancora fumanti" e i mandanti probabilmente affacciati alle finestre. Non si sono nascosti, le loro facce e le loro identità erano ben visibili dietro lo striscione che diceva "e adesso ammazzateci tutti". E qualcuno, dice Antonio, ha già risentito delle conseguenze.

Emanuele di Roma cita Pasolini e si chiede come nel Macbeth "a che punto è la notte? Sta lottando palmo a palmo col mattino" E dichiara che sono loro, i ragazzi di Locri, il mattino e che con il loro coraggio ci hanno resi tutti migliori.

Antonio di Locri parla di solitudine, definisce la morte di Fortugno, "il nostro 11 settembre", ci invita a tornare a Roma con il loro modo di combattere la solitudine: viverla.

 

Si parla di una terra massacrata ma anche di coraggio.

Si dice che oggi è "una giornata particolare": c'è Ettore Scola che pur essendo un regista tanto "romano", vuole girare un film sui ragazzi di Locri, ci sono i ragazzi di Locri che gridano al mondo la loro voglia di dire basta ci sono i ragazzi e il sindaco di Roma che arrivano qui a dimostrare che la solidarietà e l'impegno e la presenza continua anche dopo, soprattutto dopo che si sono spenti i riflettori sulla morte del mite Fortugno.

 

E io mi sento come a strati: sono calabrese, sono romana, sono emozionata e scossa in una duplice identità. E in questa confusione di identità e di emozioni, mi viene in soccorso Rosa Calipari, la vedova di Nicola, mio coetaneo, morto per salvare Giuliana Sgrena: Sono calabrese, poi sono diventata romana. Ma che cosa significa? Nulla. Siamo tutti insieme a richiedere legalità

 

E "sento" la bellezza e la grandezza di questo momento: i ragazzi, che, dice il sindaco, sono i protagonisti sempre delle grandi battaglie di libertà e giustizia, dalla resistenza italiana a Tienanmen, i ragazzi parlano la stessa lingua, sognano lo stesso futuro di possibilità. E in fondo, dice Veltroni, Roma è la più grande città calabrese.

E' stata una buona giornata

 

angela cannizzaro - Roma - nata e cresciuta a Reggio Calabria

 

 

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