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soggettive
La
fondazione di Roma
Era una giornata limpida e calda, quella del 21 Aprile di 2759 anni fa.
Secondo un testo apocrifo rinvenuto meno di due settimane fa, nuova luce è
stata portata a spiegazione degli eventi che portarono alla fondazione
dell'Urbe.
Secondo tale testo, infatti, i due schieramenti, ovvero Romolo e Remo,
avevano discusso a lungo sulle regole che avrebbero portato alla definizione
del luogo su cui fondare la nuova città. La conta degli uccelli che
sarebbero stati osservati dai due era stata una mediazione tra due posizioni
estreme. La stessa definizione degli uccelli e del relativo conteggio era
stato tema di discussione: si dovevano contare in maniera proporzionale, o
su base razziale o di colore? E che premio di maggioranza spettava a quelli
di dimensione maggiore? Alla fine la scelta proporzionale fu considerata
dallo stesso Remo “una porcata” ma adottata lo stesso.
I sondaggi nell'Olimpo davano Romolo decisamente favorito dagli dei, ma dopo
il conteggio il risultato apparve quasi pari: 48 per Remo, 49 per Romolo,
nonostante anche gli exit poll dessero Romolo nettamente in vantaggio. Remo
contestò subito che i suoi uccelli erano più grandi di quelli di Romolo per
cui, a peso, aveva vinto lui. Non solo: già prima del conteggio si lamentò
di brogli da parte del fratello: a chi gli chiedeva cosa significasse la
parola “brogli” (mai sentita prima, del resto), rispose in maniera vaga ed
evasiva. A spoglio effettuato, si inalberò e pretese il riconteggio di tutti
gli avvistamenti asserendo che i dati in suo possesso portavano a risultati
differenti. Andò a minacciare persino una protesta formale all'Olimpo, dato
che il risultato doveva cambiare...
Il risultato non cambiò e le proteste di Remo si sentirono in tutto il
pianeta. Il solco era storto, la città era troppo piccola, il bue non andava
bene ma, in fondo, cos'altro ci si poteva aspettare da uno che era erede di
coloro che bollivano i bambini furono le principali lamentele di Remo.
L'ultima non la capì nessuno, ma tutti lo lasciarono sfogare.
Dopo qualche ora, mentre Romolo stava meditando sul come disporre i vari
edifici della nuova città, Remo tornò alla carica affermando che, dato che
la popolazione (2 persone) era spaccata a metà dall'esito delle votazioni,
visto che la città era stata fondata sul luogo scelto dall'altra compagine,
a lui sarebbe toccato governarla. L'idea fu subito respinta da Romolo perché
non rispettava nessuna regola di democrazia, ma il fratello continuò ad
insistere e minacciare un ricorso all'Olimpo. Esasperato, Romolo reagì
affermando che se davvero la situazione era spaccata a metà, avrebbe diviso
in due anche il fratello. E così lo uccise. Purtroppo, però, la sua idea
aveva creato seguaci...
Quando si trattò di popolare di donne la nuova città, Romolo propose di
andare in Sabinia e prelevare quelle donne che li avessero voluti seguire. I
seguaci di Remo protestarono che era un sistema comunista (qualunque cosa
tale vocabolo, mai sentito in precedenza, significasse), che era degno di
chi mangiava bambini (dopo averli bolliti, in ogni caso), di chi era
illiberale e no-global. I seguaci di Romolo non capirono un accidente delle
parole della fazione avversaria e, dato che già litigavano tra di loro sul
come attuare il piano, non li considerarono affatto. Gli altri protestarono
e si lamentarono ed affermarono che doveva essere Padre Gio(rge)ve a fornire
loro la quota rosa necessaria (la quale, come tutte le quote rosa, non
doveva essere troppo elevata...).
La fazione di Romolo, basandosi sulla legittimità del loro governo, attuò il
suo piano (di mediazione) e popolò Roma. Era nato il seme che avrebbe
portato alla più grande civiltà dell'antichità.
Non si sa chi abbia scritto tale testo, né se lo si possa considerare
autentico e veritiero. In ogni caso è un buon modo per dire....
BUON COMPLEANNO, ROMA!
Flavio