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soggettive
Salviamo i monumenti di Roma !
Martedì
scorso, dopo aver aperto i giornali, ho avuto un momento di grave sconcerto.
A tutta pagina le prime notizie erano che la Domus Aurea chiude per le gravi
infiltrazioni di acqua piovana, che l’Acquedotto Felice si sta sbriciolando
a causa dello smog, che vi è una situazione di grave crisi per le parti alte
delle Terme di Caracalla e per le Terme di Diocleziano, che i numerosi
monumenti di Via Appia Antica necessitano di consolidamento. Senza
dimenticare che qualche mese fa vi era stato un crollo al Palatino ed ancora
indietro nel tempo vi era stato un altro crollo nelle Mura Aureliane
all’altezza di Porta San Sebastiano per cui risultava la necessità
d’intervenire alla svelta sui 17 km che misurano complessivamente le mura.
Sembrava più un reportage di guerra, magari da un punto più infuocato
dell’Iraq, invece siamo a Roma. La Sovrintendenza ha lanciato un grave grido
di allarme, anche il Colosseo sembra che non sia in grado di reggere molti
anni ancora se non si interviene rapidamente. Io, da romano vero che ha a
cuore la propria città, senza voler ricercare colpe o responsabilità, provo
un’amarezza ed una indignazione indicibile.
Stiamo parlando dei segni di una civiltà luminosissima giunta a noi ed
invidiata dal mondo. I nostri padri Romani hanno dato origine, con la loro
civiltà e cultura, a tutto ciò che di grande vi è in molti campi dalle leggi
alle costruzioni. Prima che capitelli, mosaici e sculture ci hanno lasciato
un enorme patrimonio di costruzioni con le loro tecniche che durano nel
tempo ed alcune di capacità superiore a quelle che utilizzano gli attuali
ingegneri ed architetti. Gli acquedotti geniali ove si lavorava solo sulle
pendenze, non essendovi allora motori, la maestosità delle volte delle
Terme, ed il Colosseo, come avranno fatto ad erigere tali monumenti per cui
ora noi rimaniamo sbalorditi nell’ammirarne l’ingegnosità di esecuzione.
Certo a quell’epoca non vi era lo smog e tutto il resto che la civiltà
moderna ha portato di negativo. Poi vennero i barbari e, come si dice a
Roma….i Barberini, intendendo con tale modo di dire, il saccheggio che si
fece delle costruzioni romane per prelevare parti pregiate per nuovi modelli
di opere. Ora ci siamo noi. E’ un dovere, credo, conservare questo
patrimonio immenso testimonianza di cultura e di civiltà.
Vorrei, se ne fossi capace, invitare ad impegnarci in una forma di
solidarietà, tipo Telethon, ma per aiutare i nostri poveri monumenti
ignorati nelle necessità di restauro e mantenimento ma esaltati invece come
calamita per il turismo internazionale. Fortunatamente a livello cittadino,
nell’opinione pubblica, nella stampa e negli amministratori, vi è una spinta
alla denuncia ed alla richiesta di interventi perché quello di cui parliamo
è un patrimonio, anche di noi romani, ma principalmente del mondo intero
come espressione di origine della civiltà.
massimo giacomozzi