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24.04.2009 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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San Lazzaro degli Armeni
Prima che arrivassero gli Armeni, San Lazzaro era una piccola isola vicino a Lido, lontana dal centro di Venezia, in una posizione giusta per la quarantena e per questo motivo era stata usata come lazzaretto da cui il nome san Lazzaro, mendicante e protettore dei lebbrosi.

 

Narrano le cronache che per sfuggire ai Turchi durante la guerra per la conquista della Morea, un nobile monaco armeno di Sebaste, Manug di Pietro, detto Mechitar (il consolatore), chiese aiuto alla Serenissima e da questa ottenne nel 1717 di potersi stabilire nell’isola di San Lazzaro.


Nell’isola Mechitar raccolse intorno a sé gli esuli armeni costituendo così la Comunità dei Padri Armeni Mechitaristi. 

Nel 1789 l’istituzione si arricchì di una tipografia poliglotta che divenne col tempo famosa e continuò a lungo la sua attività.

Tra gli ospiti illustri ci fu George Byron che nel 1816 studiò la lingua armena e soggiornò spesso a S. Lazzaro. Pare che amasse molto la speciale Vartanush, marmellata di petali di rosa che i monaci producono tuttora grazie ai rosai coltivati nell'isola, alcuni dei quali molto rari.

A Byron è dedicata una mostra permanente


La Chiesa di San Lazzaro degli Armeni ospita oggi una biblioteca di circa 200.000 volumi, così come un museo con oltre 4.000 manoscritti armeni e molti manufatti arabi, indiani ed egiziani, tra cui la curiosa mummia di Nehmeket del 1000 a.C., raccolti dai monaci o ricevuti come regali. Il monastero ed i relativi giardini possono essere raggiunti dal vaporetto numero 20 da San Zaccaria.

C'è una sola visita guidata al giorno, che si svolge alle ore 15:00, in coincidenza con l'arrivo del vaporetto che lascia San Zaccaria alle 14:45.


 J

 

Ho avuto progressivi avvicinamenti alle vicende degli armeni.

C'è stata la scoperta che una amica etiopica aveva parenti armeni e la sensazione che gli armeni gironzolassero da parecchio tempo per motivi che mi sfuggivano.

Poi c'è stato un carnevale a Venezia durante il quale sono stata ospite al collegio degli armeni vicino Santa Margherita e già quasi dismesso tranne che nella parte dei meravigliosi saloni che in quelle notti ospitavano feste bellissime esattamente come immaginiamo le ricchissime feste in maschera veneziane.

E poi è arrivata "La masseria delle allodole".

E poi l'anno scorso ho avuto il privilegio di lavorare con Satenig Gugiaghian allo spettacolo per l'anniversario del Metz Yeghern, il Grande Male, lo sterminio del popolo armeno cominciato il 24 aprile del 1915.

Un milione e mezzo di morti.

E poca memoria.

 


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