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domenica 18 settembre 2011

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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San Salvatore in Lauro
Ci sono posti di Roma (ma penso che ce ne siano in tutto mondo) in cui le rondini posso volare basso perché c’è poco movimento.

E' così a San Salvatore in Lauro dove, a parte me che scrivo sui gradini della chiesa mentre avanza il crepuscolo e il travertino sputa il calore accumulato durante il giorno, ci sono solo macchine parcheggiate.

Non è così a piazza Farnese. Meno che mai a piazza Navona.

 

San Salvatore in Lauro la sento ancora come casa. Dietro l’angolo, a via dei Coronari, c’è la casa più bella e più desiderata che io abbia mia avuta nel centro di Roma. Mi aveva incantato l’odore e il silenzio. Peccato che fossi ancora tanto giovane e in quel periodo anche sufficientemente infelice da non viverla al meglio. C’era un terrazzo, per esempio, dove non andavo mai… e un caminetto che non ho mai acceso… ma c’era anche un uomo che mi tormentava.

Che peccato.

Per fortuna Roma mi ha comunque amata e premiata.

Ho ancora quel numero di telefono…
 

Quando avevo trovato quella casa in affitto mi era sembrato un miracolo: da questa parti, laggiù alla fine di via di Panico, c'è la casa dove si nascondeva "Il segno del comando", lo sceneggiato che insieme al film "Fantasmi a Roma" mi aveva fatta innamorare di questa città.

 

La casa guardava su un cortile che era la risulta di tutti i tetti, di tutti gli affacci, di tutte le finestre e balconcini nati nei secoli; ti affacciavi su un universo parallelo. Avrei scoperto che è così in tutto il centro di Roma.

 

Lì vicino c'è palazzo Orsini, adesso Taverna, palazzo-fortezza di cui è difficile seguire i confini perchè sulle sue mura si sono addossate le case. C'è l'ingresso monumentale, in cima alla piccola salita che giustifica il Montegiordano su cui gli Orsini si erano arroccati. Al centro del cortile del palazzo c'è una fontana rinascimentale; mi sono sempre detta che deve essere bellissimo dormire con il rumore lieve dell'acqua; quando abitavo vicino San Salvatore in Lauro, all'ingresso di palazzo Orsini non c'era la sbarra e si poteva entrare a sbirciare. La sera ci portavo gli amici, come in un posto segreto, abbassavamo la voce, come in chiesa.

 

Ma erano misteriosi tutti i dintorni. Da San Salvatore in Lauro partono dei vicoli in discesa che portano a Tor di Nona, a quelle case dentro cui sbirciavo sempre passando su Lungotevere la sera, in macchina, dopo cena. All'epoca Tor di Nona era regno degli spacciatori della zona,  regno difeso da cani cattivi. Non credo di esserci mai andata, non perchè lo sapessi ma perchè i vicoli si annunciavano troppo stretti e degradati, mi mettevano ansia, come se i posti alla fine parlassero una lingua trasversale. Dietro c'era invece l'altrettanto misteriosa e solitaria piazza Lancellotti dove tutt'ora si affaccia un oratorio ancora in rovina, sicuro regno di gattoni romani. Mantre Tor di Nona è stato oggetto di un importante recupero urbano.

 

angela :)

 


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