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                                                                                                        la città futura

Santiago Calatrava a Tor Vergata

Se ne era già parlato, forse si era visto qualche disegno ma oggi si è visto il plastico e il progetto è diventato chiaro.

C'è un segno "antico" in questa opera di Santiago Calatrava, come la sensazione di qualcosa di conosciuto, ma cosa?

E' proprio lui, Santiago, a far emergere i ricordi certi: il segno è quello dell'antica architettura romana, dei segni che i romani lasciavano sul territorio, della assialità dei Fori, del respiro del Circo Massimo.

Due palazzi dello sport con una forma modernissima, due conchiglie e dall'altra parte il rettorato:, due poli uniti da un asse e posti al centro di un parco che ha il segno del Circo Massimo ma è lungo il doppio.

Antico e moderno si direbbe ma detto così è veramente banale, troppo semplice, non mi basta.

Vale la pena di entrare nel dettaglio. Prendiamo i due palazzetti: a seconda di come si guardano possono essere le due metà di un leggerissimo ventaglio o due conchiglie simmetriche. Un segno che è sogno, quasi delirante, come delirava Borromini con la cupola di S. Ivo alla Sapienza.

E dunque non c'è solo la Roma degli imperatori nei sogni di Calatrava, tant'è che progettando il suo "asso" dice di aver pensato al Corso che comincia con le due chiese gemelle di piazza del Popolo e finisce qui dove siamo, al Campidoglio.

Dice che Roma ha espresso architetture "extemporanee", oggetti che prescindono dal tempo, come le Terme, le strade, le piazze. E la piazza mediterranea, dica Calatrava, qui a Roma ha trovato la sua espressione più matura. Elementi da cui nessuno può prescindere.

Sotto questa luce il progetto assume una doppia luce: è semplice ma al tempo stesso di una estrema complessità.

Ed estremamente sofisticato nei dettagli strutturali: dalla necessità e dalla scelta di un bassissimo impatto ambientale è nata un'area che vede asfaltati solo le strade e i posti macchina, tutto quello che è pedonale è trattato con materiale drenante in modo da mandare l'acqua in punti di raccolta: vasche, canali, ad alimentare il verde che è l'elemento dominante. Ma anche il verde non è un semplice prato, quanto piuttosto un verde che si strutturerà come Central Park, un verde qualificato e che qualifica tutto quello che c'è intorno.

Sogna forte Calatrava. E' animato da un piacere che a tratti diventa sensualità. Riesce a trascinare in questo segno forte su un territorio di 50 ettari dove, oltre ai palazzetti-conchiglia, ci sono piscine, parcheggi, un ponte che scavalca l'autostrada che passa accanto; anche qui, l'autostrada normalmente è una difficoltà, Calatrava l'ha vista come un'occasione: da qui passano 100mia persone al giorno che, quindi, possono vedere le opere sul territorio.

E forse uno dei pregi dell'operazione sta nel fatto che Calatrava seguirà l'opera fino all'esecutivo. Non si tratta, infatti di un concorso ma di una progettazione su incarico. Possibile perchè l'area rientra nelle opere per l'Università di Tor Vergata che il concessionario ha avuto incarico di edificare fino a completamento.

E diciamo subito che le eventuali polemiche possono tranquillamente arrestarsi davanti ad un fatto: Roma avrà l'opera di uno dei più grandi architetti contemporanei, accresce la sua collezione.

Il cantiere apre entro la fine dell'anno, i lavori saranno ultimati per il 2009, per i mondiali di nuoto che qui saranno ospitati.

 

J

 

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