venerdì 11 dicembre 2009
c'era una volta
Sher Khan al secolo Muzzaffar Mohammad Alì, pakistano, 55 anni, a Roma da quasi vent'anni. Era stato uno dei leader storici dell’occupazione dell’ex pastificio Pantanella E' stato trovato sdraiato sul marciapiede a pochi metri da via Principe Eugenio.
La sua storia Repubblica la racconta così
Trovato
morto per freddo Sher Khan
partecipò all'occupazione della Pantanella
Era Sher Khan, leader dell'occupazione della Pantanella, l'uomo morto
martedì notte forse per il freddo in piazza Vittorio. Pakistano, 55
anni, Khan (nella foto alle spalle di don Di Liegro) aveva partecipato
all'occupazione dell'ex pastificio 'Pantanella' insieme a don Luigi Di
Liegro. Negli anni si era impegnato in diverse lotte sociali diventando
un punto di riferimento per la comunità pakistana e per i migranti di
Roma
E' morto per il freddo dopo una vita fatta di grandi battaglie e di
grandi difficoltà. Si chiamava Mohammad Muzaffar Alì, detto Sher Khan,
la persona trovata senza vita mercoledì mattina in piazza Vittorio, a
Roma. Sher Khan, 55 anni, era in Italia da molto tempo, e aveva avuto un
ruolo attivo nella fondazione delle prime associazioni costituite da
migranti nella capitale. Venti anni di occupazioni, manifestazioni,
volantini: la sua vita erano la strada e le sue storie, soprattutto
quelle degli stranieri come lui.
"La sua esistenza era un vero tourbillon", dice ora il suo avvocato,
Mario Angelelli, che lo aveva incontrato per la prima volta alla
Pantanella nel 1991 e da allora ne ha sempre seguito le complicate
vicende. Negli ultimi tempi, Sher Khan aveva vissuto nella struttura
dell'ex museo della Carta sulla via Salaria, stabile occupato
abusivamente da gruppi di immigrati fino allo sgombero deciso dal comune
il 9 settembre scorso. Da allora viveva per lo più per strada, anche se
appena qualche giorno fa era stato trattenuto al Cie di Ponte Galeria:
pur avendo ottenuto lo status di rifugiato politico, infatti, ci aveva
vissuto per quindici giorni.
"Un evidente errore- dice l'avvocato- e infatti lo hanno fatto uscire
ancora prima del nuovo incontro con la Commissione che era previsto per
il prossimo 14 gennaio. Certo, ho fatto di tutto per farlo uscire, ma
ora mi dico che se fosse rimasto a Ponte Galeria non avrebbe bevuto, non
sarebbe stato per strada e forse non sarebbe morto. Ma è andata così: la
strada è stata la sua vita, e sulla strada è morto".
Presidente della United Asian Workers Association, una fra le prime
associazioni di immigrati sorte a Roma, il giovane Sher Khan aveva
partecipato in passato all'occupazione della Pantanella, la fabbrica
abbandonata nella zona di Porta Maggiore occupata per poco più di sei
mesi nel 1991: in quei locali fatiscenti trovarono posto tremila
immigrati. Sher Khan visse in prima linea quella straordinaria stagione
di impegno sociale e politico, animata anche dall'allora direttore della
Caritas diocesana don Luigi Di Liegro: nella vita dell'allora
quarantenne pachistano, l'impegno pubblico e di lotta sui versanti del
lavoro, del diritto alla casa e dell'asilo politico rivestivano un ruolo
predominante.
Negli anni successivi, però, questa passione si era scontrata con gravi
difficoltà personali: soprattutto seri problemi di alcol, che lo avevano
allontanato dall'impegno attivo, e - più recentemente - un infarto che
aveva ulteriormente pregiudicato le sue già precarie condizioni di
salute. "Diceva sempre che quella era la sua benzina- racconta
l'avvocato Angelelli- ma non faceva mistero dei suoi problemi: spesso
riusciva a ragionare lucidamente anche quando beveva". Sher Khan viveva
da single, non aveva una famiglia: "Ce l'aveva in Pakistan, ma qui in
Italia la sua famiglia era la strada e i ragazzi che vi incontrava,
specialmente gli irregolari e chi non aveva alcuna protezione
giuridica".
Sull'episodio è intervenuto anche il capogruppo di Sinistra arcobaleno
nel I Municipio, Letizia Ciccioni, che denunciando quanto avvenuto
afferma che "è indecente per una città come Roma che tali situazioni di
degrado umano e sociale non siano nell'agenda delle priorità
dell'amministrazione comunale, che sembrerebbe fare solo a parole
politiche di assistenza, che poi nei fatti vengono puntualmente
smentite".
Immediata la replica del sindaco Gianni Alemanno. "Il piano freddo
partira' come ogni
anno e darà un ricovero a tutti coloro che non hanno un luogo dove
andare a dormire per proteggersi dal freddo", ha detto Alemanno che ha
aggiunto: "Fino ad ora la temperatura non si era abbassata tantissimo,
in ogni caso siamo già pronti a partire con il piano messo a punto
dall'assessore Belviso".
(09 dicembre 2009)
Mentre Il Giornale considera che non può essere morto di freddo e poi da spazio al sindaco Alemanno.
Da
attivista a clochard: trovato morto all’Esquilino
di Jacopo Granzotto
Era stato uno dei leader storici dell’occupazione dell’ex pastificio
Pantanella il clochard trovato morto ieri mattina a piazza Vittorio.
Pachistano, 52 anni, Muzzaffar Mohammad Alì, meglio conosciuto come
Sherkhan è stato trovato sdraiato sul marciapiede a pochi metri da via
Principe Eugenio. Per i carabinieri potrebbe essere morto per il freddo.
Ipotesi improbabile visto che ieri mattina la minima registrata nella
capitale è stata di 7 gradi, 8-9 nel microclima del centro storico.
Difficile dunque che sia stata solo un’ipotetica ipotermia a causare il
decesso dell’uomo.
Ma siccome siamo a dicembre inoltrato (il freddo vero dovrebbe arrivare
domenica), il sindaco Alemanno ha voluto riferire del piano comunale per
l’imminente freddo. Piano che «partirà come ogni anno e darà un ricovero
a tutti coloro che non hanno un luogo dove andare a dormire per
proteggersi dal freddo». «Fino ad ora la temperatura non si era
abbassata granché - ha aggiunto il sindaco -. In ogni caso non c’è da
preoccuparsi, il piano è stato messo a punto dall’assessore Sveva
Belviso». Assessore che si dice «addolorata» per la morte
dell’immigrato. «Per questo - aggiunge - continueremo a sollecitare
tutti coloro che ne hanno bisogno a non rifiutare l’accoglienza degli
operatori della Sala operativa sociale comunale impegnati
quotidianamente sul territorio». «È bene ricordare - conclude - che
grazie al piano freddo, attivo dal 1 dicembre con modalità integrate tra
settore sanitario e sociale, l’amministrazione comunale è in grado di
ospitare ogni notte, nelle undici strutture messe a disposizione, circa
600 persone con un incremento del 65 per cento rispetto all’anno scorso.
Tuttavia, per limitare al massimo il numero dei senzatetto che non
riescono a chiedere aiuto, partirà a breve, con la collaborazione dei
Municipi, così come annunciato dal sindaco, un’integrazione al piano
freddo che consentirà un monitoraggio costante e in tempo reale di
eventuali fragilità che spesso risultano nascoste o di difficile
ricognizione». Belviso coglie l’occasione per ricordare il numero verde
800440022 della sala operativa sociale del Comune, «che risponderà 24
ore su 24 per offrire assistenza e indirizzare alle strutture aperte
dalle 19 alle 9 del mattino».
Sherkan giovedì scorso era uscito dal centro di identificazione ed
espulsione di Ponte Galeria, dove era rimasto 15 giorni. Durante un
controllo era risultato privo del permesso di soggiorno. Due anni fa gli
era stato fatto un decreto di espulsione che non aveva impugnato e così
era diventato, proprio lui, un clandestino, come uno dei tanti che aveva
difeso. Aveva presentato domanda di asilo politico perchè anche
dall’Italia denunciava le difficili condizioni di democrazia in
Pakistan. Ed anche nel suo soggiorno di 15 giorni. La sua leadership
indiscussa nacque nel ’90 con l’occupazione dell’ex mulino abbandonato
della Pantanella, dove trovarono rifugio fino a 2.500 immigrati, una
situazione che si trovarono ad affrontare l’allora sindaco di Roma
Franco Carraro e l’assessore ai servizi sociali
Giovanni Azzaro.
Ma il punto non è questo, non può essere questo.
Il punto è che a Roma anche quest'anno all'inizio dell'inverno muore un clochard per strada.
Il punto è che la città Caput Mundi consente che persone vivano per strada.
Il punto è che Sher Khan era in Italia da vent'anni senza che ancora gli fosse stato dato il riconoscimento di rifugiato, ammesso che ne avesse diritto, o che gli venisse dato un permesso di soggiorno. Il punto è che una persona che da vent'anni vive in un paese è diventata di fatto parte di quel paese, soprattutto se per anni si è occupato dei problemi degli immigrati come lui.
Il punto non è certo considerare che la notte di ieri non faceva poi così freddo e che se Sher Khan è morto è perchè si era rovinato la salute con l'alcool.
Il punto è che il nostro cuore di romani (e non solo) all'idea che una persona possa morire per strada intorno a piazza Vittorio (e non solo) dovrebbe stringersi tanto da farci male.
Ciao Sher Khan. Voglio pensare che sei adesso la magnifica pantera nera che si prende cura dei tanti Mowgli.
angela :|