03.02.2007
Sindaci a Roma - il governo della capitale dal
dopoguerra ad oggi
un libro di Grazia Pagnotta
Ho fatto bene ad andare alla presentazione di questo libro (peraltro uscito già da qualche tempo) e a correre da Rinascita ad acquistare l'ultima copia rimasta, quella in vetrina (appello all'editore Donzelli dai librai: ha mandato poche copie, come facciamo? Appello all'editore Donzelli da parte dei giornalisti: non crede che sarebbe stato carino rendere disponibile qualche copia, io l'ho comprato volentieri ma...).
Ho fatto bene perchè Grazia Pagnotta scrive un testo, unico nel suo genere, che è un viaggio nel governo della città, un excursus che da una parte rinfresca il ricordo, dall'altra approfondisce la conoscenza di alcune tappe della storia cittadina e dall'altra ancora fa luce su alcuni periodi che sono rimasti in ombra.
Faccio il mio esempio personale: per una serie di motivi, sicuramente legati all'adesione politica, dei sindaci di Roma dagli anni 70 ad oggi, ricordo Argan e Petroselli. Poi il buio. Poi Rutelli e Veltroni che sono cronaca.
E il buio in mezzo che copre un periodo che va dal 1985 al 1993, otto anni e tre sindaci, ho scoperto grazie a questo libro, che non è affatto casuale.
Gli anni dal dopoguerra agli anni '60 vedono il governo di una DC fortemente legata alla rendita fondiaria vaticana. L'esempio calzante è il tracciato dell'Olimpica che valorizza enormemente le proprietà che su di essa affacciano.
Sono gli anni del Piano Regolatore Generale, gli anni dello smantellamento della rete tranviaria, in linea con le politiche nazionali di incentivo al trasporto su gomma e all'automobile. Ma anche gli anni delle ultime grandi opere di architettura, legate alle Olimpiadi del 1960.
Dal 1962 al 1976 Roma è governata dal centro-sinistra per arrivare agli anni del governo della sinistra con il sindaco professore Giulio Carlo Argan e il sindaco comunista Luigi Petroselli che finisce prematuramente il suo mandato nel 1981.
Sono gli anni di Renato Nicolini che inventa un modello. quello dell'effimero e dell'estate romana, il primo momento in cui si ricuce la città della periferia con quella del centro, dove i giovani dei quartieri possono venire nel cuore della città a fruire di iniziative culturali prima appannaggio di pochi, dove si offre motivo ai cittadini di rispondere al clima di paura degli anni di piombo.
Nell'85 la sinistra viene battuta. Una delle analisi vuole che di tutto il governo della città, solo Renato Nicolini sia l'elemento di modernità a fronte di una giunta e di un partito, il PCI, che non era riuscito a rinnovarsi nonostante Petroselli avesse avuto una grande capacità "narrativa" della città, che in parte prima Rutelli, il sindaco in motorino, poi Veltroni ha ereditato e portato avanti.
Un episodio: a seguito di un grave fatto di degrado accaduto a Pietralata, la mattina dopo, Petroselli arrivò in testa alle ruspe che demolirono il fatiscente borghetto dando il via alla politica di risanamento di altre aree di abusive di Roma.
Il tema della borgata d'altra parte è centrale per la storia di Roma già dagli anni della guerra; come testimoniano Sasà Bentivegna e Carla Capponi, la resistenza avviene in borgata; Carla Capponi, ragazza di buona famiglia del centro di Roma, negli anni della lotta partigiana scopre come si vive in borgata e da consigliere comunale, porterà al Campidoglio le donne di Tor Pignattara e di Borgata Gordiani negli anni della lotta per la casa.
Gli anni 80 sono caratterizzati da forti spinte disgregative e l'inizio degli anni 90 vede Roma al punto più basso della sua autoreferenzalità; sono gli anni di "Roma ladrona" tanto per ricordare, anni di segno negativo nel rapporto tra la capitale e il paese
Sono gli anni di una CD che oscilla fra tecnocrazia pubblica e clientelarismo populista le cui tracce si trovano nelle due grandi aziende comunali: Acea e ATAC. Gli anni di Sbardella, Giubilo, Rebecchini, Signorello, gli anni in cui si risolvono in operetta i lavori per i mondiali di calcio del 1990 che avrebbero voluto ripercorrere i fasti delle opere pubbliche realizzate nel 60 per le olimpiadi.
E si arriva agli anni di Rutelli e Veltroni, quelli in cui Roma vede grandi trasformazioni che erano necessarie da anni. Nasce finalmente l'auditorium: il vecchio auditorium al Mausoleo di Augusto era stato demolito nel 1936 e da allora il Santa Cecilia non aveva più una casa. Con la prima giunta Veltroni viene approvato il Nuovo Piano Regolatore dopo 44 anni, l'ultimo era stato quello del 1962, peraltro non approvato dal Consiglio Comunale ma da un commissario. Per avere una approvazione dal Consiglio bisogna risalire al sindaco Nathan.
Questa ultima parte del libro relativa agli anni di Veltroni, Grazia Pagnotta l'ha scritta con molte resistenze, perchè è senza dubbio difficile giudicare fatti della contemporaneità senza cadere semplicemente, io credo, nella condivisione o non condivisione politica.
Nel complesso il libro cerca di individuare la "cifra" che ogni sindaco ha voluto dare al suo mandato.
Veltroni vuole essere il sindaco della "comunità", termine forse non esatto, dato che Roma è una città dove coesistono 140 etnie e quindi molte comunità. Ma il termine da il senso della sua capacità di essere, come accennato prima, un "narratore", di saper raccontare, per esempio con i viaggi in Africa o ad Auschwitz insieme ai ragazzi delle suole, la città e il suo governo.
angela cannizzaro :)