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Sola andata - Un viaggio diverso dagli altri. - Al Teatro India

Per raccontare questa singolare mostra teatro interattiva sul viaggio degli immigrati, mi è sembrato giusto farlo, verificare di persona.

E l'ho fatto quando tutti erano andati via.

Confesso che avendo visto prima i ragazzi delle scuole passare dal sorriso del gioco subito ad un vago sgomento, ero indecisa, insomma ho cominciato ad avere paura prima ancora di cominciare. Ma andava fatto.

Assumere una identità è buffo ma sopportabile, anche se si tratta di persone vere e veramente arrivate in Italia. Come tutte le "signore" ho scelto Maryam, l'unica di una età vicina alla mia.

E subito, alla "frontiera" da attraversare, sono stata bistrattata da due poliziotti neri cattivissimi. Cattivi soprattutto perchè ho giocato sul serio, dichiarandomi giornalista iraniana. MI hanno sbattuta subito in prigione, una stanzetta stretta e buia. Sembrava dovessi uscire ma ho dichiarato che avevo detto la verità, che non volevo prendere il posto di nessun politico ma solo continuare a fare il mio lavoro. "Resta dentro allora". Poi lo stesso poliziotto sottovoce mi ha chiesto se avessi soldi o gioielli. Ho detto che non avevo nulla e sono rimasta ancora dentro. Per uscire ho capito che dovevo dire la loro verità, che non avrei più scritto per cambiare le donne dell'Iran. Quando mi hanno fatta uscire, mi hanno chiesto perchè volessi far cambiare le donne, perchè le donne iraniane dovessero somigliare a quelle occidentali. "perchè dobbiamo noi somigliare a loro e non loro somigliare a noi?"

Già... perchè... democrazia, libertà... ho deciso che era meglio stare zitta.

Mi hanno fatto passare e ho incontrato una scafista che mi ha chiesto soldi. Ho detto che avevo già dato i soldi al suo compare e sono salita.

Sul gommone ha squillato il cellulare ma non ho risposto, anzi appena scesa l'ho spento. E sono arrivata alla frontiera di ingresso dove prima un poliziotto, poi una poliziotta turandosi il naso perchè puzzavo, hanno preso i miei documenti con i guanti. Qualcuno aveva una mascherina davanti alla bocca, una funzionaria si copriva la bocca con la sciarpa.

Ho riempito un modulo di richiesta di asilo perchè perseguitata nel mio paese e dopo una attesa, un altra funzionaria mi ha detto "hai tre minuti per convincermi che hai diritto ad entrare nel paese come rifugiata.

Ce l'ho fatta, ho raccontato che ero una delle pochissime giornaliste e quindi legata al governo. E di come ho cominciato a lavorare per i diritti delle donne, ho raccontato delle minacce, dell'incendio alla mia auto, delle aggressioni, delle minacce ai miei familiari del carcere e della fuga. E ho ottenuto l'asilo. L'operatrice di una associazione mi ha procurato un lavoro come badante: avrò due ore libere ogni giorno e potrò frequentare un corso di italiano, forse organizzarmi per fare un giorno il mio lavoro. Lavorare è importante, solo così fra cinque anni potrò chiedere la cittadinanza italiana.

Sono stata fortunata, la collega giornalista che stava facendo il percorso, quando sono uscita ancora passava i suoi guai al commissariato.

Ho sicuramente bluffato nella professione, nel senso che ho dichiarato la mia senza seguire il canovaccio della vita della vera Maryam ma, confesso, quando mi sono trovata davanti ai poliziotti non ci ho proprio pensato. Ho fatto così un percorso sicuramente più fortunato e, forse data l'ora tarda, anche più breve.

Ho sicuramente giocato il mio ruolo sul serio. Ma ho avuto altrettanto veramente paura, mi sono sentita veramente sola e sperduta. Tant'è vero che avevo davvero la preoccupazione di non perdere mai di vista la borsa dove c'erano il computer e la telecamera.

Ho dovuto mentire, trovare le risposte giuste per non essere fregata.

Un viaggio in un "luogo" delle emozioni che non conoscevo. Non sono ancora tornata del tutto, forse resterò per sempre un po' Maryam.

 

Al Teatro India fino al 4 febbraio - 9 euro

Il prezzo è in fondo come quello di un cinema, ma qui si fa un'esperienza abbastanza indelebile e gli attori (bravissimi) vanno pagati. Gli attori (poliziotti, scafisti, datori di lavoro nero) sono tutti immigrati: anche per loro vale il ribaltamento del ruolo.

 

Mi sembra bello quello che il Sindaco ha lasciato come messaggio, pensando che gli italiani sono stati un popolo di emigranti.

 

"Ricordarsi dei nostri viaggi, delle nostre radici strappate, del dolore di chi partiva e di chi restava, ricordarsi le scatole di cartone con le immagini di una vita, ricordarsi la paura di luoghi sconosciuti, di parole sconosciute, di un futuro nero. Ricordarsi di noi per capire gli altri

 

 

angela cannizzaro

 

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