lunedì 27 settembre 2010
fuori porta
Spoleto
Ci sono dei posti che, senza che ne abbiano colpa alcuna, creano delle
leggende (più o meno metropolitane) nella vita di qualcuno. Per quanto
mi riguarda la splendida città d'arte umbra è stata per tanto tempo una
di queste.
La prima volta che avevo pensato di andare a visitarla era stata
parecchi anni fa. Mi ero organizzato con degli amici e, il giorno prima
della gita, uno dei componenti si era ammalato. Tutto rimandato a data
da destinarsi. Tempo dopo ci avevo riprovato chiedendolo ad una persona
cui ero molto legato ed affezionato, ma lei mi aveva risposto che c'era
stata poco tempo prima con la sorella e non aveva alcuna voglia di
tornarci (persona di grande disponibilità, non è vero? Peccato che
allora le perdonassi troppe cose...). Ancora tempo dopo, ci avevo
riprovato con gli amici del primo tentativo, ma anche quella volta un
impegno improvviso aveva fatto saltare il tutto. A quel punto avevo
ceduto alla “maledizione” spoletina ed avevo rinunciato.
Un po' di anni dopo, quando, ormai, la bellissima Umbria era diventata
meta frequente dei miei giri domenicali, finalmente, l'idea di visitare
la città che tante volte mi “aveva rifiutato” mi è tornata in mente.
Stavolta, senza chiedere a nessuno, ho deciso e sono andato, prima che
la malasorte si inventasse nuovamente qualcosa per fermarmi. Ed, in
effetti, ho scelto la data “giusta”, proprio quella di una gara locale
di motociclismo che bloccava l'accesso in città, separando Piazza della
Vittoria dal resto del paese. Ma, essendo ormai arrivati,
l'inconveniente non ci ha dato troppo fastidio.
La prima cosa che si vede dalla piana sotto la collina su cui sorge la
città è la splendida Rocca Albornoziana, ed il primo pensiero che mi
passa per la mente è “Accidenti quanto è lontana. Ce la faremo a
visitarla?”; poi Febo, il mio adorato cane, comincia a tirare verso
Piazza Garibaldi: l'avventura comincia!
Si sale, si sale e si sale ancora. Del resto sapevamo che la Rocca è il
punto più alto, per cui non ci si può lamentare. Passiamo attraverso
splendide vie che dimostrano la ricchezza pregressa della città, sede
ducale dai tempi dei Longobardi, nonché centro fondamentale della
porzione centrale dello Stato Pontificio (e forse proprio per questo
snobbato dai piemontesi che, quando l'Italia si unì, gli preferì prima
Perugia e poi la piccola Terni come capoluogo di provincia). Chiese
magnifiche quasi tutte in stile romanico, un Duomo famoso in tutto il
mondo (giustamente), davanti al quale si svolge l'altrettanto conosciuto
Festival dei Due Mondi, del quale restavano ancora alcune
infrastrutture: era terminato da pochissimo tempo, palazzi storici
grandiosi per la loro bellezza e qualità, persino i resti di una domus
romana appartenuta a Flavia Vespasia Polla, madre degli imperatori
Vespasiano e Tito, con magnifici mosaici ancora intatti. Ed, infine,
nella parte più alta dell'acropoli, la famosa Rocca del cardinale
Albornoz. Ce l'abbiamo fatta! Peccato che, a causa della presenza del
cane, ma è un prezzo che siamo ben lieti di pagare perché il nostro
fedele amico viene SEMPRE assieme a noi, e se non può entrare lui,
nemmeno noi lo facciamo, non abbiamo potuto procedere alla visita del
suo interno e delle opere museali che conserva. Poco dopo, davanti alla
bellissima Fontana del Mascherone un attimo di riposo per riprenderci
della lunga salita e poi l'altrettanto ripida discesa verso la parte
bassa del paese. Altre bellezze da vedere, tra cui una magnifica chiesa
di stile barocco con al centro una fontana che ricorda vagamente quella
del palazzo comunale di Nepi, altre strade da visitare (magari
sbagliando incrocio e perdendosi miseramente...), il ritorno verso Corso
Garibaldi (altra strada che pende parecchio), una rapida occhiata alle
moto che sfrecciano per la loro gara ed il ritorno. Verso casa, direte
voi? Assolutamente no. Mi scuso con gli spoletini, ma era quasi ora di
pranzo, dovevamo trovare un posto dove fermarci a mangiare e decidemmo
che... cosa era meglio di Terni? Tanto, ci siamo detti, vuoi che a Terni
non ci sia un ristorante che accetta Febo?
Bene, nella piccola ma bella città umbra, già meta di altro nostro giro,
dovete sapere che i ristoranti di domenica restano chiusi come ci ha
spiegato, con il tono di chi dica la cosa più ovvia del mondo, un tipo
seduto a piazza Europa, la principale del centro storico. Per fortuna,
nelle vicinanze abbiamo scovato un bar ristorante aperto e siamo
entrati. Facendo notare la presenza del cane, ho chiesto rispettosamente
se fosse possibile portarlo dentro e la ragazza del bar, con un tono
altrettanto scontato come il tizio di prima, mi ha risposto con un
“Certamente. E' ovvio!”. A parte le straordinarie bellezze visitate ed
un pranzo davvero delizioso, il mio ricordo più vivo della giornata di
Spoleto resta quel “E' ovvio!” ternano che, certamente, a Roma non
avremmo mai sentito, a causa le restrizioni del regolamento comunale
sugli animali. Per fortuna, in tante parti d'Italia queste leggi
retrograde stanno via via scomparendo, ma questo è un altro discorso,
che esula dallo scopo di questo articolo.
Ciò che mi resta da dire è sottolineare la bellezza di Spoleto e la
consapevolezza che la visita che le ho recato è stata la prima e non
certo l'ultima. Ci tornerò, con più calma e più dedizione, con lo scopo
di individuare tutte le bellezze che, per un motivo o per l'altro, non
ho potuto osservare questa volta. Aspettami, Spoleto, tornerò (tanto la
maledizione è stata superata)....
Flavio
...e questo è il video